Tante volte si sente dire, nei contesti più disparati, che le persone oggi sono meno altruiste, gentili, corrette, responsabili rispetto a un tempo. E che dunque sarebbe in atto, nell’attuale società, una inarrestabile crisi dei valori. Affermarlo è ormai una tale consuetudine, che quasi ci si sente in torto a metterlo in dubbio. Eppure, già nei tempi antichi esisteva un’espressione che indicava un simile atteggiamento. Laudatores temporis acti: così si definivano in latino coloro che lodavano il passato ritenendolo migliore del presente. Dunque, si tratta di un’attitudine non certo specifica dell’uomo dell’era tecnologica.

Ma la crisi dei valori, di cui si parla, è davvero una verità indiscutibile? Due psicologi statunitensi si sono posti questa domanda, e – in una ricerca pubblicata da poco – hanno voluto approfondire l’argomento. Il primo dato emerso, già significativo, è che il declino morale della società è stato postulato in termini sempre uguali, ma da popoli differenti, da almeno settant’anni. Anche per questo, forse, mentre in molti condividono l’idea che la crisi dei valori sia effettiva, vi è minore accordo nell’individuare il momento in cui è iniziata. Perché ognuno ha una sua opinione.

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Il passato è sempre migliore: un mito che ha origini profonde

A tutti, almeno una volta nella vita, è successo di adottare un pattern mentale che gli psicologi definiscono “principio di Pollyanna”. Il nome deriva dal famoso, omonimo romanzo di Eleanor H. Porter, e fa riferimento alla giovane protagonista della storia e al suo tenero ottimismo. Secondo tale principio, il cervello umano elabora le informazioni piacevoli in modo più preciso rispetto a quelle spiacevoli. Perciò, riguardo alle esperienze del passato, si tende a ricordarle in una veste più rosea rispetto a come sono avvenute in realtà.

Per completezza, si deve anche specificare che l’oblio di alcuni ricordi è essenziale per il nostro equilibrio psichico. Nel cervello, infatti, all’interno dei neuroni non avviene solo la formazione di ricordi nuovi, ma anche lo “smantellamento” di parti di quelli immagazzinati. L’obiettivo di un simile meccanismo neurologico è quello di proteggerci da un’ansia eccessiva, poiché non cancella i ricordi, ma ne riduce l’impatto emotivo. Non a caso, un’alterazione del suo funzionamento si riscontra nel disturbo post-traumatico da stress.

Bisogna chiedersi, però, quanto una tale disposizione psicologica possa influire sull’obiettività, nel momento in cui si valuta l’attuale situazione mondiale. Diverse cose, in quest’epoca, sono oggettivamente migliorate rispetto ad alcuni decenni fa. Si pensi alla medicina, alla scienza, al progresso sociale, al benessere diffuso e quant’altro. Eppure, davanti alle storture del presente – da sempre riscontrabili in qualunque momento storico –, si torna a rifugiarsi nel consueto schema mentale. Ossia, ci si focalizza sugli aspetti negativi, confrontandoli con il passato e il suo “paradiso perduto”.

Analizzare il concetto diffuso di crisi dei valori

Proprio questo mese – sulla rivista scientifica “Nature” – due psicologi americani, Adam Mastroianni e Daniel Gilbert, hanno pubblicato una loro particolare ricerca. Il loro lavoro ha analizzato, in modo retrospettivo, un periodo di tempo piuttosto esteso – attraverso l’esame di sondaggi effettuati dal 1949 al 2020. Alcune delle domande in essi riportate riguardavano un’ipotetica crisi dei valori. Si chiedeva agli intervistati se pensassero che la società – rispetto al passato – fosse diventata più o meno etica.

Gli analisti hanno iniziato esaminando sondaggi realizzati negli Stati Uniti nell’arco di settant’anni. Dopodiché vi hanno integrato i dati di sondaggi analoghi effettuati in altri 59 Paesi. Tale studio ha fornito un eloquente dato complessivo: la maggioranza delle persone intervistate nei decenni riteneva che la società fosse peggiorata rispetto al passato.

Inoltre, Mastroianni e Gilbert hanno analizzato sondaggi somministrati almeno due volte con un intervallo di dieci anni, in modo da poter confrontare le risposte. Ciò che ne è emerso è significativo. In pratica, se nel primo sondaggio gli intervistati affermavano che la società stava peggiorando, in quello successivo – effettuato molti anni dopo – costoro non rilevavano alcun ulteriore peggioramento. Ossia, si limitavano a rispondere col medesimo pessimismo “generico” della prima volta. Dunque, le convinzioni riguardanti un inesorabile declino morale ne uscivano ridimensionate.

Secondo i due ricercatori, si può anche esser tentati di pensare – di primo acchito – che gli intervistati avessero ragione. E che sia in atto, da molti anni, un diffuso declino morale. Eppure, nella Storia, moltissime società hanno lasciato tracce di massacri, genocidi, azioni predatorie e riduzioni in schiavitù. E un’analisi attenta di quelle tracce ha mostrato – per quanto concerne gli ultimi secoli – una evidente diminuzione di simili comportamenti. È giusto, allora, considerare il declino etico della società una verità indiscutibile?

crisi dei valori: una verità indiscutibile?

Per Mastroianni e Gilbert, la crisi dei valori non è una verità indiscutibile, ma dipende da una percezione illusoria dei fatti. Fonte: Freepik

La crisi dei valori: un problema di percezione

Mastroianni e Gilbert, alla luce di tutto ciò, affermano che l’idea d’una diffusa crisi dei valori deriva da una percezione illusoria dei fatti. A favorirla – fino al punto di farla ritenere una verità indiscutibile – vi sono due diversi fenomeni. Il primo è  il già citato “principio di Pollyanna”, per il quale si è portati a rimuovere dal ricordo gli eventi negativi in favore di quelli positivi.

Il secondo fenomeno è la tendenza delle persone a cercare informazioni negative sugli altri, concentrandosi sui pericoli che da essi possono provenire. I mass media, tra l’altro, tendono ad assecondare tale atteggiamento degli spettatori. Per questo si sente la necessità di un’informazione costruttiva che non alimenti un’ansia generalizzata – soprattutto nell’epoca dei social e del doomscrolling.

Presentare una (supposta) crisi dei valori come verità indiscutibile può esser manipolatorio. Ed è importante stare attenti quando ciò viene fatto – soprattutto in ambito politico – per sviare l’attenzione della gente da problemi più concreti. Basti pensare ai tanti slogan elettorali incentrati sul principio del “combattere” il declino morale. L’indagine di Mastroianni e Gilbert fa riflettere anche su questo, valorizzando il potere della consapevolezza.

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Edoardo Monti

Ho lavorato per anni come freelance nell'editoria, collaborando con case editrici come Armando Editore e Astrolabio-Ubaldini. Nel 2017 ho iniziato a scrivere recensioni per Leggere:tutti, mensile del Libro e della Lettura, e dal 2020 sono tra i soci dell'omonima cooperativa divenuta proprietaria della rivista.

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