Il concetto di cittadinanza attiva è di cruciale importanza all’interno di una democrazia. Esso è strettamente legato al tema della partecipazione democratica e della solidarietà civile. Molti paesi europei dedicano sempre più attenzione all’argomento investendo in nuovi progetti e finanziamenti. Di seguito un’analisi sulla situazione della cittadinanza attiva in Italia, con particolare attenzione alla componente giovanile e al ruolo dell’Europa.

Il 2023 è, in effetti, l’anno europeo delle competenze. Proprio per questo, l’Europa ha messo a disposizione strategie e fondi; molti di questi saranno destinati a progetti che mirano ad accrescere le competenze dei giovani cittadini europei. Attraverso i vari modelli adottati e gli ultimi dati disponibili, è possibile osservare l’evoluzione del fenomeno e gli effetti positivi dei casi virtuosi.

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La cittadinanza attiva in Italia negli ultimi anni

Con il termine cittadinanza attiva si intende – genericamente – quell’insieme di attività volte alla partecipazione e al miglioramento degli aspetti pubblici di una comunità. La cittadinanza attiva è caratterizzata principalmente dall’associazionismo, politico e non, e dal volontariato. Di conseguenza, i principali riferimenti sono i gruppi politici, le associazioni e in generale gli enti del terzo settore. Secondo il saggio dell’enciclopedia Treccani “La cittadinanza attiva: nascita e sviluppo di un’anomalia”, infatti:

La cittadinanza attiva, cioè, si forma non per opposizione al potere politico, ma per fronteggiare problemi pubblici misconosciuti o gestiti in modo burocratico, ovvero abbandonati ai meccanismi del mercato, lì dove invece sono in gioco diritti, beni comuni e il destino di soggetti in difficoltà.

Proprio in rapporto al terzo settore, è possibile analizzare l’evoluzione della cittadinanza attiva in Italia attraverso il censimento Istat delle associazioni non profit. Secondo l’indagine relativa al 2021, il numero delle associazioni non profit e dei relativi dipendenti è in costante crescita. Dato meno positivo, invece, è il numero di volontari, in calo rispetto al 2015.

Ciò nonostante, l’indagine Istat non considera i volontari temporanei e le associazioni non registrate formalmente. Questo comporta che non riesce ad essere rappresentativa dell’intero universo della cittadinanza attiva.

Il contributo europeo: progetti e finanziamenti per giovani

Uno degli obiettivi della strategia europea per la gioventù 2021-2027 è “spazi e partecipazione per tutti”. Il principale ente che si occupa di questa mission è il Forum europeo della gioventù. Si tratta di un organo di rappresentanza giovanile all’interno delle istituzioni europee. In Italia, sono presenti organi simili anche a livello regionale, provinciale e comunale. Nel tempo, sono stati finanziati numerosi progetti sulla cittadinanza attiva in Italia grazie ai fondi europei.

Un esempio particolare è il progetto YOUZ avviato nel 2021 dalla Regione Emilia-Romagna grazie al sostegno del Fondo sociale europeo (FSE) e del Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR). Il progetto consiste in una serie di incontri con i giovani del territorio, per ascoltare le varie proposte e implementare così le politiche regionali anche sulla base di queste idee.

 

In particolare, il progetto si divide in due attività: la YOUZ carovana e la YOUZ officina. La prima comprende una serie di incontri di consultazione, mentre la seconda è un bando per finanziare progetti giovanili. Nel report condiviso dalla Regione, è interessante osservare come si riscontra un notevole coinvolgimento alle attività e un numero considerevole di proposte emerse.

Il ruolo chiave delle competenze

Particolare attenzione viene data dall’Unione Europea al ruolo delle competenze. Infatti, la Commissione europea – il 12 ottobre 2022 – ha adottato la proposta della presidente Von Der Leyen di proclamare il 2023 anno europeo delle competenze. La motivazione è legata all’importanza di raggiungere gli obiettivi sociali dell’UE per il 2030. In particolare, il secondo obiettivo auspica che “almeno il 60% di tutti gli adulti dovrebbe partecipare ogni anno ad attività di formazione”. Scopo dell’iniziativa è quello di far adattare le proprie competenze ai cambiamenti del mercato del lavoro. Questo permetterebbe alle aziende di trovare lavoratori adatti a quell’impiego e ai lavoratori di trovare un’occupazione soddisfacente, evitando il mismatching.

Lo sviluppo di iniziative legate alla cittadinanza attiva può, in questo senso, favorire lo sviluppo di competenze trasversali. In Italia, la legge 92/2019 ha inserito l’insegnamento obbligatorio, con voto e per tutti i gradi di istruzione, dell’educazione civica. Alcuni dei principali obiettivi dell’insegnamento, appunto, sono la capacità di informarsi in maniera critica e quella di partecipare in maniera costruttiva alla comunità. Competenze come queste sono diventate indispensabili per adattarsi e partecipare alle società democratiche contemporanee.

Inoltre, secondo l’indagine “Cittadinanza attiva e occupabilità: una sperimentazione di due indici di misurazione” dell’’Istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche (INAPP), esiste un certo legame tra cittadinanza attiva e probabilità di inserimento lavorativo. Come viene evidenziato nelle conclusioni “è possibile immaginare che investire sulla dimensione della cittadinanza attiva dei giovani, oltre che sulla loro occupabilità in senso stretto, possa produrre out come occupazionali insperati”.

In definitiva, è possibile osservare un’attenzione sempre maggiore da parte dei governi nei confronti del fenomeno della cittadinanza attiva e una crescente importanza del fenomeno stesso.

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Giuseppe Palomba

Dottore politologo di matrice napoletana, attualmente studio relazioni internazionali alla Federico II e coltivo la mia ossessione verso l'Unione europea.

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