Nella Global Gender Gap Index del World Economic Forum, il Belpaese nel 2022 si collocava 63esimo su 146, senza miglioramenti rispetto al 2021. Il gender gap rappresenta il divario di genere nelle condizioni e trattamenti riservati agli uomini e alle donne in diversi ambiti della vita, come quello lavorativo e domestico.

In Italia, il gender gap è particolarmente evidente nella cura della casa, dove esiste ancora lo stereotipo per cui alcune attività siano esclusivamente femminili. Nonostante l’ingresso delle donne nel mondo del lavoro, la ripartizione dei compiti domestici rimane ancorata ai ruoli di genere. Sia l’Italia che altri paesi europei hanno adottato delle soluzioni che influenzano anche il posto nella classifica del World Economic Forum. 

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In Italia le donne sono le principali responsabili delle faccende di casa e della famiglia, assumono il carico di un seconda professione oltre a quella retribuita anche a discapito della carriera, avendo difficoltà ad emanciparsi e rischiando più facilmente di arrivare al “burnout”, ossia lo stress da lavoro.

Dall’indagine Censis-Assindatcolf 2021, l’86,4% delle donne dichiara di essere impegnata in attività familiari come le pulizie e la cura di un parente, contro il 74,1% degli uomini ma, se si guarda all’impegno effettivo, il 23,9% delle donne in campione afferma di svolgere attività domestica e familiare più di 24 ore alla settimana, mentre la quota degli uomini in questo caso si ferma all’11,5%.

Le soluzioni italiane non risolvono il problema

Alcune associazioni italiane e anche dei privati hanno deciso di combattere li stereotipi proponendo delle soluzioni che però non sono riuscite ad andare alla base del problema. L’Associazione Italiana Donne per lo Sviluppo (AIDOS) ha creato la guida “Mind The Gap. Costruire l’uguaglianza di genere in ambito educativo”, per promuovere l’uguaglianza di genere a partire dall’istruzione dei più piccoli, prevenire i pregiudizi nelle scuole e creare un ambiente educativo aperto alla diversità.

Anche TaskRabbit, il network globale che mette in contatto chi ha bisogno di un lavoretto in casa con chi vicino a lui è in grado di farlo, ha lanciato un programma di mentorship a cura delle tasker più esperte per abbattere lo stereotipo emerso da un’indagine della piattaforma per cui sia uomini che donne si fidano più dei maschi per lavori di manutenzione come riparazioni e montaggio mobili.

Questo stereotipo è però così connaturato nel popolo italiano che non basta la buona volontà del singolo per superarlo. Una soluzione decisiva sarebbe un intervento governativo volto ad alleggerire il carico di chi si prende cura di casa e famiglia, per esempio grazie a congedi parentali più lunghi per ambo i sessi, asili nido nelle aziende e servizi di pulizie finanziati dallo Stato.

Le soluzioni degli altri paesi europei

In Finlandia l’educazione domestica viene insegnata a scuola a tutti senza distinzione di genere. Questo permette ai bambini di crescere consapevoli della parità di genere e i ragazzi diventando autosufficienti quando escono di casa. I dati confermano: nella classifica del “World Economic Forum” la Finlandia nel 2022 è al secondo posto dopo l’Islanda.

La Svezia occupa la quinta posizione nel “Gender Gap Index”. Dal 2007 esiste una politica fiscale che copre le spese di alcuni servizi  domestici. Gli uomini e le donne, liberati da questo peso, occupano più tempo per il lavoro retribuito, ottenendo guadagni migliori e di conseguenza alzando la qualità della vita.

Nella classifica la Spagna si posiziona diciassettesima. Anche lì si insegna educazione domestica a scuola: tutto è partito da una scuola in Galizia e poi in altre regioni grazie alla consigliera per l’educazione Carmen Pomar Tojo. Oltre questo, il Governo ha ideato “Equality” un’app in cui ogni convivente può segnare l’attività da lui svolta e il tempo impiegato.

Uguaglianza di genere: la strada è ancora lunga

Secondo uno studio Istat il 58,8% della popolazione tra i 18-74 anni, in particolare le persone più anziane, meno istruite nel Mezzogiorno, ha forti stereotipi di genere. I più comuni riguardano il successo lavorativo dell’uomo (32,5%), la sua inadeguatezza per le faccende domestiche (31,5%) e il suo dovere di provvedere alle necessità economiche della famiglia (27,9%). Questo atteggiamento può alimentare la mentalità maschilista e arretrare il paese rispetto ad altri in Europa che fanno progressi nella lotta agli stereotipi di genere.

Deve far riflettere il fatto che molte donne ricoprano ruoli di responsabilità sul lavoro mentre a casa la loro opinione sulle questioni finanziarie conti meno – dice Giuseppe Di Rienzo, direttore generale di Fondazione Libellula – Come sta avvenendo nel mondo professionale, serve creare una cultura condivisa per raggiungere una piena equità anche in casa, che permetta alle donne di dedicare tempo a sé stesse ed essere protagoniste della vita economica famigliare“.

 

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Alice Pietrella

Sono una webmaster freelance specializzata nella realizzazione siti web con codice CSS ( webopera.it )e un'aspirante giornalista iscritta al percorso dell'associazione italiana di giornalismo costruttivo. Scrivo di Italia e società nei settori del Made in Italy e dello spettacolo. Visita il mio sito web: alicepietrella.it

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