Ogni giorno tre italiani su quattro vanno al lavoro in macchina (76,4%: dati Istat 2022), di cui meno del 5% è un passeggero, il restante è conducente singolo. In Italia ci sono circa 40 milioni di autovetture, di cui 18 milioni si trovano nelle regioni del Nord. Sebbene nel settentrione vi siano più possessori, il mezzo privato è più usato al Centro-Sud a causa della minore efficienza del trasporto pubblico. I milanesi passano in media, ogni giorno, 54 minuti in auto o in moto, i romani 57 e i napoletani 59.

Rispetto all’anno passato solo l’1% della popolazione è passata dall’uso del mezzo privato a quello pubblico. Per rendere la mobilità urbana più sostenibile vari Comuni incrementano il numero di mezzi pubblici,  car-sharing, micro-mobilità con servizi a noleggio di bici e monopattini elettrici, prolungano le piste ciclabili e ampliano le zone ZTL.

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I problemi legati all’uso dell’auto privata

Nel 2022, l’Osservatorio sulla mobilità degli italiani (promosso da Legambiente in collaborazione con Ipsos) ha rilevato come la macchina venga usata quando ci sono difficoltà nel raggiungere un luogo con mezzi di trasporto pubblico o si ha la necessità di accompagnare bambini, anziani e disabili.

Accanto al reale problema dell’efficienza del trasporto pubblico si registra, però, la necessità di cambiare mentalità. A Roma, per esempio, ci sono 250mila macchine in più rispetto ai possessori di patente (city car e auto familiare, macchine d’epoca o in via di rottamazione) e il 38 % dei conducenti usa il mezzo privato per percorsi inferiori ai 2 km. 

Le conseguenze negative dall’uso improprio del mezzo privato sono note: i costi legati al possesso dell’auto, la congestione del traffico, il problema del parcheggio, l’inquinamento dalle emissioni di Co2 con le conseguenti malattie respiratorie, lo stress da guida e il decurtamento del tempo da dedicare a se stessi.

Verso una mobilità sostenibile

L’Unione Europea già da tempo si muove nella direzione della mobilità sostenibile e ciò, principalmente, al fine di ridurre le emissioni di Co2. Gli obiettivi UE, oltre a favorire l’uso dell’auto elettrica, tendono a migliorare a livello comunitario le infrastrutture ferroviarie.  In particolare, il progetto di reti trans-europee prevede la creazione di un insieme di infrastrutture lineari (ferroviarie, stradali e fluviali) e puntuali (nodi urbani, porti, interporti e aeroporti) interconnessi per il trasporto di merci e persone.

In Italia, molto è stato fatto per indurre gli italiani ad abbandonare il mezzo privato in favore della mobilità pubblica. Le campagne pubblicitarie per la salute denunciano come l’inquinamento dell’aria, dato dalle polveri sottili emesse dalle auto a benzina, provochi seri problemi alla salute. Ad oggi, infatti, i carburanti prevalentemente usati sono benzina, gasolio e metano, anche se i dati ACI rivelano che l’acquisto di auto alimentate con energie alternative è in aumento, numero però distante dalla Germania che detiene il primato europeo di vendite (dati EUROSTAT).

Le amministrazioni comunali ampliano le piste ciclabili, allungandole di diversi chilometri e ciò anche grazie ai fondi del PNRR. Rimane il problema della sicurezza delle strade:  dall’inizio dell’anno ad oggi, sono 127 i ciclisti morti in un incidente stradale. Si aumentano le corsie privilegiate per gli autobus e si acquistano nuovi mezzi pubblici. Specularmente, le amministrazioni invogliano i cittadini ad usare il trasporto pubblico abbassando i costi dei biglietti e offrendo abbonamenti mensili per alcune categorie, come per gli studenti. Infine si ampliano le zone ZTL.

La Capitale: un caso a sé

Eugenio Patané, Assessore alla Mobilità del Comune di Roma, intervistato presso il circolo del PD “Miriam Mafai”, dichiara:

Le sfide verso la mobilità sostenibile sono globali, ma le soluzioni rimangono locali. Non si possono paragonare città come Roma e Milano. Basti pensare alla densità della popolazione della Capitale e il conseguente numero di passeggeri l’ora, all’estensione delle periferie (Roma è dieci volte più grande di Milano) e alla presenza massiccia dei turisti. I lavori per ampliare le linee metro sono costantemente rallentati dalle continue scoperte archeologiche.”

Sicuramente, precisa l’assessore Patané: “Roma non potrà mai avere un sistema di metropolitana capillare come Parigi e Londra. Il nostro è un trasporto “frammentato”, dato dalla sovrapposizione di più mezzi utilizzati. Il pendolare che viene a lavorare tutti i giorni nella capitale usa prima il trasporto ferroviario, quindi arrivato in città usa la metro, poi l’autobus o il car sharing o le biciclette elettriche o i monopattini. Bisogna quindi premiare il cittadino virtuoso che usa il trasporto pubblico frammentato fornendogli un’unica tessera ad un costo accessibile in cui siano inclusi i differenti mezzi pubblici utilizzati.”

In aggiunta, vi è l’esigenza di ampliare il trasporto ferroviario con nuovi binari e treni in quanto risulta che molti italiani rinuncino ad opportunità di lavoro a causa dei lunghi tempi necessari per gli spostamenti. Sebbene l’auto continui ad avere un ruolo centrale nella mobilità degli italiani, il 72% degli intervistati dichiara che vi rinuncerebbe se il trasporto pubblico, sia ferroviario che urbano, fosse più efficiente e più economico.

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Lucia Massi

Lucia Massi

Avvocata, assistente universitaria in U.S.A., interprete del tribunale di Roma e promotrice di cultura italiana presso la F.A.O. Le lauree conseguite in Italia e all’estero, incluso un Ph.D. presso la Columbia University di New York, attengono alle discipline giuridiche e letterarie. Laureata in giornalismo, collaboro con BuoneNotizie.it.

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