Negli ultimi decenni, l’economia della felicità ha guadagnato crescente attenzione sia tra gli economisti sia tra i decisori politici. Questo campo di studio, che combina elementi di economia, psicologia e sociologia, si concentra sulla misurazione e sulla comprensione del benessere soggettivo. Esso esplora come variabili economiche e non influenzino la felicità individuale e collettiva.

A differenza delle tradizionali misure economiche come il Prodotto Interno Lordo (PIL), l’economia della felicità si prefigge di offrire una visione più completa del progresso sociale e del benessere umano.

La misurazione del benessere

L’economia della felicità utilizza diverse metodologie per misurare il benessere soggettivo. Tra le più comuni vi sono i sondaggi in cui si chiede alle persone di valutare la propria soddisfazione di vita su una scala numerica. Un esempio emblematico è il World Happiness Report che annualmente classifica i paesi in base al livello di felicità percepita dai loro cittadini.

Dal report del 2024 si evince che il livello di felicità differisce di molto in base all’età e alla posizione geografica: il divario è infatti cresciuto del 20% rispetto all’anno scorso. Questi sondaggi sono integrati da dati economici, demografici e sociali, permettendo di analizzare in modo dettagliato le correlazioni tra felicità e variabili come reddito, occupazione, salute, istruzione e relazioni sociali.

Il paradosso di Easterlin: la sicurezza economica non basta

Uno dei risultati più noti nell’economia della felicità è il paradosso di Easterlin. Economista dell’Università della Southern California, Richard Easterlin ha scoperto che, sebbene all’interno di un dato Paese le persone con redditi più alti tendano ad essere più felici, nel lungo termine l’aumento del reddito medio di un Paese non porta necessariamente a un aumento della felicità media. Questo paradosso suggerisce che, oltre un certo livello di reddito, altri fattori diventano più rilevanti per il benessere delle persone, come la qualità delle relazioni sociali e la percezione di sicurezza e giustizia.

In Italia, secondo i dati ISTAT del 2022, il reddito disponibile pro capite è aumentato del 3,6% rispetto all’anno precedente, ma la percezione della soddisfazione di vita è rimasta pressoché invariata. Questo dato conferma quanto sostenuto dal paradosso di Easterlin, evidenziando che altri fattori oltre al reddito influenzano significativamente il benessere soggettivo.

Salute, relazioni e lavoro: pilastri del benessere individuale

La salute è un altro determinante cruciale del benessere. La presenza di malattie croniche o invalidanti può ridurre significativamente la qualità della vita, nonostante un alto reddito. Gli studi dimostrano che un buon sistema sanitario, accessibile e di qualità, contribuisce enormemente alla felicità dei cittadini.

Inoltre, le relazioni interpersonali sono fondamentali per la salute. La qualità delle relazioni con la famiglia, gli amici e la comunità ha un impatto diretto sulla soddisfazione di vita. Le persone che godono di forti legami sociali tendono a essere più felici e resilienti di fronte alle difficoltà.

 

Grafico Istat: indica il livello di soddisfazione per la vita in base alla posizione geografica. Livelli maggiori si rilevano nel Nord Italia. Seguono il centro e, infine, il Sud.

Dati Istat 2023

Infine, il lavoro non è solo una fonte di reddito, ma anche un mezzo per raggiungere la realizzazione personale e il senso di appartenenza. Le condizioni lavorative, il riconoscimento professionale e l’equilibrio tra vita lavorativa e personale sono aspetti che influenzano significativamente la felicità.

Secondo l’indagine Aspetti della vita quotidiana, condotta da Istat, nel 2023 su un campione di 1000 persone attive sul mercato del lavoro, solo il 49% si dichiara soddisfatto della propria situazione lavorativa.  Emerge, infatti, una crescente preoccupazione per la stabilità del lavoro e le opportunità di crescita professionale, soprattutto tra i giovani e i lavoratori a tempo determinato.

Politiche pubbliche per il benessere

Alla luce delle scoperte dell’economia della felicità, diversi paesi stanno integrando indicatori di benessere nelle loro politiche pubbliche. Il Bhutan è noto per il suo Gross National Happiness Index, un indicatore che misura la qualità della vita in modo più olistico rispetto al PIL. Anche altre Nazioni, come la Nuova Zelanda e la Scozia, stanno adottando approcci simili per valutare l’impatto delle politiche pubbliche sul benessere dei cittadini.

In Italia, ISTAT ha avviato il progetto BES (Benessere Equo e Sostenibile), che mira a fornire un quadro complessivo dello stato di benessere della popolazione attraverso indicatori multidimensionali che vanno oltre le tradizionali misure economiche. Questi indicatori includono la salute, l’istruzione, l’ambiente, le relazioni sociali, la sicurezza e la qualità del lavoro.

Economia della felicità: due ragazze collaborano e sorridono sul posto di lavoro.

L’economia della felicità offre una prospettiva innovativa e più umana sull’economia, focalizzandosi su ciò che realmente conta per le persone. Sebbene il reddito e la crescita economica rimangano importanti, è evidente che il benessere umano dipende da una combinazione di fattori economici, sociali e ambientali.

Condividi su:
Avatar photo

Kelly Di Blas

Insegnante e Dottoressa in Scienze Politiche Internazionali. Credo fortemente nella necessità di un nuovo approccio alla scrittura e, per questo, ho scelto il giornalismo costruttivo. Sono curiosa, leggo molto e parlo troppo. I miei interessi sono rivolti al mondo dell'educazione, della letteratura e delle politiche sociali. Aspirante pubblicista, scrivo per BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

Riscopri anche tu il piacere di informarti!

Il tuo supporto aiuta a proteggere la nostra indipendenza consentendoci di continuare a fare un giornalismo di qualità aperto a tutti.

Sostienici