Grazie ad un protocollo d’intesa siglato ad ottobre, il Comune di Savona sta utilizzando su alcuni automezzi dell’ATA SpA – l’azienda locale che si occupa di raccolta, trasporto e smaltimento dei rifiuti – un olio lubrificante proveniente al 100% da basi rigenerate. L’Assessorato all’Ambiente del Comune di Savona, attraverso un comunicato stampa , ha reso noto che la sperimentazione prevede un test su alcuni automezzi dell’ATA, per una durata di esercizio di 10.000 km (o di 1 anno), nel quale sono messe a confronto le prestazioni dell’olio lubrificante tradizionale di prima raffinazione e dell’olio lubrificante totalmente rigenerato. Il test, fortemente voluto dall’Assessorato all’Ambiente, vuole dimostrare che l’olio formulato con base rigenerata possiede le stesse caratteristiche di quello “tradizionale” e garantisce ai motori parità di prestazioni, assicurando, però, rilevanti vantaggi ambientali e la possibilità concreta di uno sviluppo sostenibile a lungo termine.

Si tratta del primo esperimento del genere in Italia, che risponde alla Direttiva Europea sugli “Acquisti Verdi” da parte delle pubbliche amministrazioni e che è stato realizzato grazie all’accordo di ATA SpA  con Viscolube – azienda italiana leader nel settore della ri-raffinazione degli olii usati. Il protocollo d’intesa prevede che, una volta accertato che le prestazioni dell’olio lubrificante rigenerato risultino almeno pari a quelle del lubrificante tradizionale, ATA SpA si impegna ad estendere l’impiego dell’olio rigenerato all’intero parco automezzi. Sara Vaggi, Presidente di ATA SpA, in proposito ha dichiarato: “L’iniziativa di accordo con Viscolube ha l’obiettivo di verificare la possibilità di utilizzo di olio rigenerato proprio sui mezzi ATA che si occupano di ambiente. Ritengo questo un forte messaggio di impegno dell’azienda non solo nei confronti delle usuali frazioni recuperabili, ma verso una frazione necessaria (l’olio appunto) allo svolgimento quotidiano del lavoro ambientale di ATA”.

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L’olio usato è un rifiuto molto pericoloso e, se gestito e smaltito in modo non corretto, comporta gravi rischi per l’ambiente e la salute umana. Secondo il COOU (Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati), per capire l’entità del rischio basta considerare che circa 4 chilogrammi di olio esausto (equivalenti al cambio dell’olio di un’auto), se dispersi in acqua, sono in grado di inquinare una superficie grande quanto un campo di calcio, compromettendo gli ecosistemi e la salute pubblica. Al contrario, l’olio rigenerato torna a nuova vita con le stesse caratteristiche del lubrificante da cui deriva e costituisce un’importante risorsa economica per il nostro Paese. Il presidente del COOU, Paolo Tomasi, ha affermato: “Riusciamo ormai a recuperare oltre il 95% del potenziale raccoglibile; ma il nostro obiettivo resta quello di raccogliere il 100% dell’olio lubrificante usato, e per fare ciò abbiamo bisogno della collaborazione di tutti, dalle amministrazioni alle imprese, passando per i singoli cittadini: con il nostro lavoro salviamo l’ambiente e al contempo aiutiamo il Paese a risparmiare nelle importazioni di petrolio”.

L’esperimento in atto a Savona, quindi, può diventare un esempio per tutte le altre amministrazioni, al fine di stimolare comportamenti virtuosi all’utilizzo di lubrificanti rigenerati e, in generale, ad una maggiore attenzione agli “acquisti verdi” e alla sostenibilità ambientale a lungo termine. L’Assessore all’Ambiente del Comune di Savona, Jorg Costantino (nella foto a lato), ha sottolineato, infatti, che “si tratta di un’iniziativa dall’altissimo valore ambientale, perché risponde all’obiettivo di limitare al massimo il consumo di materie prime non rinnovabili; e perché valorizza il sistema di recupero e riciclaggio poiché dimostra, nel concreto, che è possibile “chiudere il ciclo”, riutilizzando produttivamente quando deriva da una corretta e attenta raccolta differenziata”.

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Laura Pavesi

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