La green economy per “ripulire” Venezia e rilanciare la sua economia: ecco cosa abbiamo imparato dal primo lockdown.
La green economy può rivelarsi centrale per rilanciare l’economia di Venezia e aiutare la città lagunare a ritrovare l’antico splendore delle sue acque. Durante il periodo più “caldo” della pandemia le immagini di Venezia e dei suoi canali trasparenti, nei quali nuotava ogni genere di pesci ed erano stati avvistati anche esemplari di polipi e coppie di cigni, avevano fatto il giro del mondo facendo gridare al miracolo.

A provocare questo effetto era in primo luogo la riduzione del moto ondoso. La sollecitazione dei fondali provocata dalle imbarcazioni rilascia una quantità di idrocarburi tale da alterare l’equilibrio naturale dei fondali, oltre a turbare l’aspetto altrimenti limpido delle acque. Durante il lockdown di marzo il moto ondoso era decisamente ridimensionato. L’interruzione del traffico aveva determinato una riduzione dei movimenti che interessano il fondale, cristallizzando lo stato delle acque e rendendole più chiare.
Green economy e salute delle acque
La green economy, tuttavia, non è unicamente connessa al mantenimento dello stato di salute delle acque. Almeno, non a Venezia, nella quale la fonte maggiore di inquinamento dell’aria è data proprio dal traffico marino. Secondo uno studio del progetto Apice, cofinanziato dal Fondo europeo di sviluppo regionale Fesr - Programma Med 2007-2013, il 31% delle emissioni di CO2 in laguna è causato proprio dal traffico portuale. Il traffico marittimo locale rappresenta il 14%.

Con la pandemia, la diminuzione delle attività commerciali e turistiche su cui si . . .

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