Legambiente e La Nuova Ecologia lanciano una campagna per una corretta informazione ambientale.

Il biometano e il biogas sono al centro dello sviluppo dell’economia sostenibile e circolare. L’Italia ha duemila impianti di produzione di biogas e biometano, l’80% dei quali è in ambito agricolo. Questo fa del nostro Paese il secondo produttore di biogas in Europa e il quarto al mondo, ma una parte dell’opinione pubblica è contraria agli impianti. Tra le obiezioni: il cattivo odore, le emissioni inquinanti, l’impatto visivo, la paura di batteri nocivi per l’uomo.

Tutte queste critiche derivano da una cattiva informazione. Per questo Legambiente e il giornale La Nuova Ecologia lanciano “Unfakenews” la campagna sulla corretta informazione sul biogas e il biometano. Nella campagna si spiega come queste criticità sono state superate dalla tecnologia e come da biogas e biometano derivino vantaggi ambientali.

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Cosa sono il biogas e il biometano?

Il biogas si forma dalla decomposizione, in un ambiente privo di ossigeno, di sostanze organiche da parte di microorganismi (processo biologico anaerobico). Queste sostanze organiche sono rifiuti urbani, biomasse agricole, scarti agroalimentari, fanghi di depurazione o fermentazione di rifiuti stoccati in discarica. Il biogas è utilizzato per generare elettricità e calore, mentre la parte semiliquida che ne deriva, il digestato, è utilizzato come fertilizzante in agricoltura.

Depurando il biogas si ha il biometano (processo di upgrading), che è impiegato in tutti gli usi del metano di origine fossile. Tra questi gli usi domestici, energetici e dei trasporti.

L’utilizzo del biogas e del biometano ha due vantaggi: riduce l’uso del metano, uno dei gas serra di maggiore impatto sui cambiamenti climatici, e reimpiega gli scarti organici dei rifiuti.

La produzione di biogas e biometano è inquinante?

La produzione di biogas e biometano produce emissioni inquinanti minime rispetto ad altri tipi di impianti e sono più controllate. Nella produzione di biogas il processo avviene in ambienti chiusi, in assenza di ossigeno e senza rilascio di emissioni gassose in atmosfera. Nella fase di passaggio da biogas a biometano, la miscela di gas viene depurata dai solidi in sospensione e dalle tracce di altri gas, come l’anidride carbonica. Gli impianti più evoluti recuperano l’anidride carbonica la quale è destinata all’industria dei gas tecnici, a quella alimentare o come componente per la produzione di materiali.

La loro produzione emette odori sgradevoli e batteri nocivi per l’uomo?

Il processo biologico anaerobico restituisce biogas privato degli odori sgradevoli propri della materia prima utilizzata. I cattivi odori provengono dalle fasi di trasporto e stoccaggio del materiale. Per questo i moderni impianti prevedono un ambiente chiuso per il recepimento e lo stoccaggio del materiale, dotato di filtraggio e di trattamento d’aria.

Per quel che riguarda i batteri nocivi, la letteratura scientifica ritiene che il processo anaerobico abbatte la maggior parte dei batteri patogeni.

Dove andrebbero collocati gli impianti per la produzione di biogas e biometano?

La soluzione ottimale è realizzare gli impianti su scala provinciale, nelle aree industriali, nelle vicinanze dei luoghi di maggior produzione dei rifiuti per limitare il loro spostamento. Gli impianti per i fanghi di depurazione, invece, dovrebbero essere realizzati nei siti dove sono gli impianti di trattamento delle acque reflue. Nei prossimi anni le percentuali di raccolta differenziata dell’organico aumenteranno. Per riutilizzare questi rifiuti ci saranno più impianti di produzione di biogas e biometano e saranno sempre più grandi.

Secondo il presidente di Legambiente Stefano Ciafani: “La digestione anaerobica per produrre biometano e compost di qualità è un processo che comporta notevoli vantaggi (…). Per questo è necessario colmare il deficit impiantistico ancora esistente in vaste aree del nostro Paese, soprattutto nel centro sud, attivando veri processi di partecipazione territoriale, e analizzare gli impianti sia dal punto di vista della sostenibilità che da quello della circolarità, ponendo l’attenzione sui grandi benefici per i territori coinvolti”.

Verso un incremento della produzione italiana

L’Italia è uno dei maggiori produttori di biogas e biometano a livello globale, ma il potenziale produttivo potrebbe essere più elevato. Secondo il Consorzio Italiano Biogas attualmente i reflui zootecnici trattati sono il 15% ma nei prossimi dieci anni potrebbero arrivare al 65%. Anche i rifiuti urbani organici sono in crescita, rappresentando circa il 40% del totale dei rifiuti urbani differenziati.

Legambiente auspica che l’Italia copra entro il 2030 il 10% del fabbisogno annuo di gas con il biometano e il biogas, così come indicato dal settimo obiettivo dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite: “Assicurare a tutti l’accesso a sistemi di energia economici, affidabili, sostenibili e moderni”. 

Il potenziamento della produzione di biogas e biometano da parte dell’Italia sarebbe anche in linea con il Green Deal europeo, in cui gli Stati membri dell’Unione Europea si impegnano a ridurre le emissioni di Co2 del 55% entro il 2030. Inoltre, per ottenere le risorse europee del Next Generation Eu o Recovery Fund i piani nazionali dovranno rispettare la sostenibilità ambientale e destinare almeno il 37% delle misure all’obiettivo della transizione ambientale.

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