Salvare le api dall’estinzione è fondamentale per il futuro del pianeta. Ma per riuscirci occorre conoscere la loro realtà e le loro esigenze. Per BuoneNotizie.it abbiamo intervistato Adelaide Valentini, presidente di Resilient Bee (associazione che ha l’obiettivo di aiutare le api a ritornare allo stato selvatico), apicoltrice stanziale e biologica di seconda generazione, insegnante di apicoltura biologica e rigenerativa.

Sfatiamo un mito: l’ape non è un animale domestico

Il primo passo per la salvaguardia delle api è conoscerne e rispettarne le caratteristiche biologiche: l’ape è un animale selvatico e come tale va trattato. Infatti l’obiettivo di Resilient Bee è di far ritornare le api da miele (Apis mellifera) allo stato selvatico. Nella percezione comune, invece, essa viene considerata un animale domestico, dunque selezionato dall’uomo per produrre miele.

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Come afferma Adelaide Valentini: “Non c’è niente di più sbagliato, perché l’Apis mellifera è su questo pianeta da molto prima di noi, circa da 1,5 milioni di anni, e ha delle caratteristiche intrinseche biologiche tali che l’addomesticamento, come lo conosciamo noi, per lei è deleterio. Più noi cerchiamo di addomesticarla (selezionandola per la produzione, diminuendone la sua biodiversità genetica, più la portiamo verso l’estinzione“.

Ad esempio, negli anni ’80, in Asia, degli apicoltori di Apis cerana (che produce prevalentemente cera), per produrre miele, hanno importato l’Apis mellifera. Un parassita dell’Apis cerana, la “Varroa destructur“, ha infettato l’Apis mellifera, che, non essendovi abituata, ha subìto gravi danni alla salute, spesso letali. Tramite gli spostamenti delle api, il parassita si è diffuso quasi in tutto il mondo. Dunque gli apicoltori sono stati costretti a trattare le api in modo particolare per combattere la Varroa. Le api da allevamento si riproducono, però, accoppiandosi anche con api selvatiche, che non hanno subìto alcun trattamento e che sono state così decimate.

La maggior parte delle api selvatiche che c’erano in Italia prima che arrivasse la Varroa, è morta e quindi, ad oggi, sono rimaste quasi esclusivamente le api allevate degli apicoltori. In assenza di un’inversione di rotta, questa situazione porterà alla fine della specie Apis mellifera, perché essa per sopravvivere ha bisogno di diversità genetica.

Perché la biodiversità delle api è così importante

Le api solitarie, che vivono allo stato selvatico, e le api da miele sono indispensabili all’ecosistema, essendo complementari nell’impollinare i fiori. Infatti i due tipi di api impollinano fiori differenti, poiché hanno una conformazione diversa. Dunque c’è bisogno di una diversificazione nei nostri ecosistemi per fare in modo che tutti i fiori vengano impollinati in modo corretto, sia dalle api mellifere, sia da altri insetti impollinatori, comprese le api solitarie.

In questo contesto, Resilient Bee si propone come uno studio scientifico, che permette ai cittadini interessati di censire le famiglie di api che stanno sopravvivendo allo stato selvatico senza l’intervento dell’uomo.

Salvare le api: gli errori da non commettere

Parte degli errori nasce da una percezione sbagliata: l’ape, insetto selvatico, viene considerato e trattato come un qualsiasi altro animale domestico“, ribadisce Adelaide Valentini.

Gli apicoltori, per aumentare la produzione di miele, operano una selezione, che però danneggia la biodiversità delle api. Gli animali da fattoria che l’uomo ha selezionato a fini alimentari sono totalmente dipendenti dagli allevatori per quanto riguarda il cibo, la fecondazione e la protezione dagli altri animali, magari predatori. L’ape invece è molto diversa: se l’apicoltore prendesse una famiglia di api e la nutrisse tutti i giorni, quella famiglia non sarebbe in salute, perché l’ape ha bisogno di andare a cercare il proprio cibo, ovvero il nettare dai fiori. Un apicoltore consapevole delle caratteristiche biologiche delle api come insetti selvatici dovrebbe rispettarne i meccanismi di sopravvivenza, che sono la diversità genetica e l’abbondanza.

Le soluzioni da adottare per salvare le api dall’estinzione

Di soluzioni veloci non ne esistono. Come consumatori potremmo acquistare prodotti, dal tessuto per l’abbigliamento al cibo che mangiamo, derivati da un luogo in cui viene rispettata la biodiversità.

La prima cosa che dobbiamo fare è, come produttori, chiederci se il nostro modo di produrre ha impatto sul territorio; come consumatori supportare delle realtà che si impegnino per la qualità del territorio e contribuiscano a rigenerare degli ecosistemi, scegliendo con attenzione i cibi che mangiamo e i vestiti che indossiamo“, conclude Adelaide Valentini.

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Giulia De Giacinto

Giulia De Giacinto. Appassionata di Motorsport, in particolare di Formula 1; mi piace raccontare le sue connessioni con la sostenibilità e storie di grande ispirazione. Attualmente scrivo per BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista. Aspirante pubblicista, scrivo per BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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