Spesso trascurato a causa della scarsa consapevolezza riguardo al suo valore, il suolo continua a non essere preso in seria considerazione nei calendari delle discussioni delle Commissioni. Eppure il 95% di ciò che mangiamo è il frutto di quello che sta proprio sotto i nostri piedi.

L’edizione 2022 del “Rapporto su consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici”, prodotto del Sistema Nazionale per la protezione dell’Ambiente (SNPA), fornisce un dato molto chiaro. I costi causati dalla crescente impermeabilizzazione e  artificializzazione del suolo degli ultimi 15 anni sono stimati in 8 miliardi di euro l’anno, che potrebbero incidere in maniera significativa sulle possibilità di ripresa del nostro Paese.

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Secondo i dati della Codiretti, circa il 60-70% dei suoli europei è in pessima salute. Si è arrivati alla resa dei conti. È il momento di fermarsi, rieducarsi, prendere e far prendere consapevolezza alle nuove generazioni di quanto sia importante e urgente cambiare pensiero e atteggiamento.

Dati, cause e conseguenze del consumo di suolo

Fonti ISPRA, Istituto superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, ci confermano che nel 2021 il consumo di suolo in Italia continua trasformare il territorio nazionale a velocità troppo elevate. Le nuove coperture artificiali come edifici, infrastrutture e insediamenti logistici o commerciali interessano 19 ettari al giorno, facendo perdere al nostro paese 2,2 metri quadrati di suolo ogni secondo.

In aggiunta, aree di cantiere o di superfici che erano in precedenza classificate come consumo di suolo reversibile, sono state trasformate in suolo consumato permanente, decretando così la definitiva scomparsa di 11,9 chilometri quadrati di possibile rigenerazione.

I valori più elevati del suolo consumato sono in Lombardia (12,12%), Veneto (11,90%) e Campania (10,49%). Nell’ultimo rapporto Ispra 2022 è stato calcolato che, in Italia, le aree perse per via della cementificazione negli ultimi 10 anni, avrebbero garantito la fornitura di di più di 4 milioni di quintali di prodotti agricoli e l’infiltrazione di di oltre 360 milioni di metri cubi di acqua piovana.

Il nostro benessere si trova nei primi 30 centimetri di terra. Con le avanzate tecniche di sfruttamento dei terreni si immettono rapidamente in commercio prodotti ortofrutticoli a prezzi competitivi, ma privi di sostanze nutriceutiche.

L’erosione, che in processi non alterati dall’uomo è, a tutti gli effetti, un fenomeno naturale, viene accelerata da pratiche agricole come le monocolture o le coltivazioni sui declivi pendenti. Come risultato si ottiene un ambiente meno favorevole alla crescita delle piante e una diminuzione dell’infiltrazione dell’acqua a causa del compattamento del terreno.

Invertire la rotta si può

Il suolo è una delle risorse più preziose perché è esauribile, limitato e non è resiliente.  Per formare 10 centimetri di suolo fertile occorrono 2000 anni. Il Tempo sta per scadere, ma ci sono soluzioni: il professor Paolo Pileri, laureato in Ingegneria per la difesa del suolo – oggi Ingegneria Ambientale – nel suo libro “L’intelligenza del suolo, piccolo Atlante per salvare dal cemento l’ecosistema più fragile” scrive:

“Il suolo è un ecosistema straordinario, una vera farmacia a cielo aperto, […] non è una superficie, ma uno spessore non solo intelligente ma soprattutto generoso perché ci dà tutto questo gratuitamente“. 

Invertire il degrado del terreno in tutto il mondo, assicurando un minimo del 3-6% di contenuto organico al suolo agricolo affinché possa prosperare si può: al di sotto dell’1%, avremo terreni incapaci di ‘funzionare’ per dare il giusto nutrimento. In questo modo le sostanze minerali e chimiche di un terreno possono entrare attivamente nella vita dei vegetali e da lì proseguire nella catena alimentare che arriva all’essere umano.

Il Progetto Ispra Soil4life, finanziato nell’ambito del programma LIFE, ha come obiettivo principale quello di promuovere l’uso sostenibile ed efficiente del suolo in Italia e in Europa migliorando la matrice suolo nelle proprietà chimiche, fisiche e biologiche che la abilitano. Il progetto prevede azioni incentrate su attività di formazione e campagne di sensibilizzazione che promuovano un uso sostenibile del suolo.

Mission Soil Health and Food, promossa dalla Commissione Europea, si prefigge di rendere sano almeno il 75% dei terreni entro i 2030 per proteggere la salute umana garantendo così una sicurezza alimentare.

La Re Soil Foundation, promossa da Coldiretti, Università di Bologna, Novamont e Politecnico di Torino, si pone l’obiettivo di dare impulso a un reale cambiamento a partire dalla tutela del suolo e dal concetto chiave di rigenerazione territoriale.

Il Comune di Rivalta di Torino sta dimostrando che è possibile uscire dalla dipendenza degli oneri di fabbricazione con pratiche virtuose, riducendo gli sprechi e aumentando l’efficienza energetica dei propri edifici, spostando risorse dalla spesa corrente alla spesa per investimenti.

Queste e molte altre esperienze analoghe si stanno diffondendo nel Paese, dimostrando che è possibile e necessario invertire la rotta e tornare a valorizzare le aree agricole e verdi come risorsa e ricchezza di tutti. Gli strumenti ci sono, l’importante è perseverare agendo in modo concreto e responsabile.

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Florinda Ambrogio

Laureata in Scienze e Tecniche Psicologiche con specializzazione in Scienze Forensi, amo la cronaca tanto quanto la narrativa. Da sempre impegnata per portare l'attenzione sui sempre attuali temi della crescita personale. Il cassetto mi piace riempirlo fino all'orlo di sogni che sostituisco non appena diventano realtà. Aperta al cambiamento solo se porta a migliorare.

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