Dal 4 al 15 giugno si è tenuta la Conferenza sul clima di Bonn. All’evento hanno partecipato le parti, ovvero i Paesi dell’ONU che hanno firmato e ratificato l’Unfccc, la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. Il risultato principale della Conferenza è stato individuare uno strumento che permetta di monitorare l’impegno dei Paesi nel mondo in termini di riduzione delle emissioni: l’inventario globale delle emissioni.

Obiettivo della Conferenza era quello di fare da ponte tra la Conferenza delle parti tenutasi lo scorso novembre a Sharm el-Sheikh (COP 27) e i lavori della Conferenza delle parti che si terrà a Dubai (COP 28) a fine anno. Inoltre, l’ultimo rapporto di sintesi del Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (Ipcc) ha sottolineato l’urgenza di un’azione rapida e decisa nella riduzione delle emissioni di gas a effetto serra. In particolare, i Paesi che hanno fatto meno progressi rispetto all’accordo di Parigi, sembrano essere proprio quelli che dovrebbero indicare la strada da percorrere, come l’Italia.

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Il discorso lasciato in sospeso alla fine della COP 27

La COP è l’organo decisionale supremo della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. Il trattato internazionale è stato stipulato nel 1992 per limitare le emissioni di gas a effetto serra e contrastare il cambiamento climatico. In particolare, uno degli obiettivi principali con cui si è aperta la COP 27 era quello di individuare gli strumenti necessari a ridurre le emissioni di gas a effetto serra, secondo i criteri posti dall’accordo di Parigi del 2015.

In tal senso, la Conferenza di Sharm el-Sheikh ha avuto un esito finale tra luci e ombre. La COP 27 ha portato all’introduzione del meccanismo dei Loss and Damages (perdite e danni), che ha segnato una svolta epocale nella gestione degli effetti della crisi climatica. Il  fondo servirà a risarcire i Paesi che sono meno responsabili del riscaldamento globale, ma subiscono i suoi danni peggiori. In compenso, non si è riuscito ad attivare delle misure pratiche per quanto riguarda la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra.

Passi concreti e buone intenzioni della Conferenza sul clima di Bonn

La Conferenza sul clima di Bonn si è inserita in questo contesto, cercando di riprendere il discorso da dove si è interrotto a dicembre 2022. All’evento si sono riunite più di 100 parti provenienti da tutto il mondo, tra popolazioni indigene, comunità locali, imprese, città e società civile.

In particolare, alla Conferenza sul clima sono stati compiuti progressi in merito al monitoraggio degli impegni in termini di emissioni dei Paesi nel mondo. In tal senso, entro la fine dell’anno le parti stileranno un inventario globale. Questo dovrebbe permettere agli Stati di tracciare un bilancio collettivo dei progressi realmente compiuti verso gli obiettivi sottoscritti a Parigi. Questo strumento permetterà per la prima volta dall’accordo di Parigi di avere un riscontro effettivo dell’impegno di ogni Paese. In questo modo, sarà possibile aumentare gli obiettivi di riduzione delle emissioni e tracciare un percorso di sviluppo più sostenibile.

Inoltre, le sessioni di Bonn sono state fondamentali per ribadire alcuno obiettivi per la COP 28. Si dovranno rendere i finanziamenti per il clima più disponibili, raddoppiare i finanziamenti per l’adattamento, rendere operativo il fondo per perdite e danni e triplicare la capacità globale di energia rinnovabile entro il 2030.

All’inizio di settembre, i tecnici pubblicheranno un rapporto di sintesi, che tenga conto dei risultati principali della Conferenza sul clima di Bonn. Al suo interno saranno presenti informazioni tecniche e buone pratiche per correggere tempestivamente la rotta e raggiungere gli obiettivi dell’accordo di Parigi.

E ora? L’Italia è chiamata a rispondere

In attesa che l’Italia approvi una propria legge climatica o si veda assegnata giuridicamente una soglia di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra, il Paese può sfruttare alcuni strumenti recenti per conseguire gli obiettivi di mitigazione ribaditi alla Conferenza sul clima di Bonn.

A maggio 2022 la Commissione europea ha ad esempio presentato il piano REPowerEU. Obiettivi del piano sono la riduzione della dipendenza dell’Unione europea dai fornitori di combustibili fossili e affrontare la crisi climatica. Obiettivo del piano è quello di diversificare le fonti di approvvigionamento, ma soprattutto di investire in una più rapida diffusione delle energie da fonti rinnovabili.

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) occupa un posto centrale nel REPowerEU, ma anche in questo caso, l’Italia deve accelerare. Per rispettare i target indicati, il Paese dovrebbe installare almeno 85 GW di nuovi impianti rinnovabili nel corso di questo decennio, con una media quindi di 8 GW all’anno. Nel 2022 si è però fermato a soli 3 GW, mentre la Francia ne ha installati 5, la Spagna 6 e la Germania 11. La crisi climatica non aspetta.

Giovanni Beber

Giovanni Beber

Giovanni Beber. Studio Filosofia e Linguaggi della Modernità presso l'Università di Trento e collaboro con alcuni blog e riviste. Mi occupo di sostenibilità, ambientale e sociale e di economia e sviluppo.

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