Uno studio globale ha confermato che un nuovo farmaco sperimentale, il donanemab, rallenta la progressione del morbo di Alzheimer, aiutando a ritardare il peggioramento dei segni clinici della patologia e a preservare la capacità di compiere le attività quotidiane.

Cosa dicono i dati?

I dati sono stati condivisi in occasione dell’Alzheimer’s Association International Conference AAIC 2023 e sono stati recentemente pubblicati sulla rivista Jama. “I dati positivi di Trailblazer-Alz 2 danno speranza alle persone con malattia di Alzheimer, le quali hanno urgente bisogno di nuove opzioni terapeutiche. Questo è il primo studio di fase III in cui una terapia capace di modificare la progressione della malattia replica i risultati clinici positivi osservati in uno studio precedente”, ha dichiarato Huzur Devletsah, presidente e direttore generale di Lilly Italy Hub. “Se approvato, riteniamo che donanemab possa fornire alle persone con malattia di Alzheimer benefici clinicamente significativi, nonché la possibilità di completare il loro ciclo di trattamento già 6 mesi dopo che la placca amiloide è stata eliminata.

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Nel dettaglio, secondo i dati riportati da Eli Lilly, il 47% dei partecipanti trattati con donanemab non è andato incontro a progressione clinica durante l’anno di trattamento, contro il 29% dei pazienti trattati con placebo.

I “pro”: potenziali vantaggi del donanemab

Nello studio donanemab i ricercatori hanno esaminato 1.736 persone di età compresa tra 60 e 85 anni con malattia di Alzheimer in fase iniziale. La metà di loro ha ricevuto un’infusione mensile del trattamento e l’altra metà ha ricevuto un farmaco fittizio, noto anche come placebo, per 18 mesi.

Secondo i risultati:

  • Il ritmo della malattia è rallentato del 20-30% in generale e del 30-40% in un gruppo di pazienti che i ricercatori ritenevano più propensi a rispondere
  • Coloro che avevano una malattia precedente e meno amiloide cerebrale al basale hanno beneficiato maggiormente in termini di clearance osservata nelle scansioni cerebrali
  • Coloro che hanno ricevuto il farmaco hanno anche mantenuto gran parte della loro vita quotidiana, come la possibilità di rispondere al telefono o seguire i propri hobby
  • La metà dei pazienti trattati con donanemab è stata in grado di interrompere il trattamento dopo un anno, poiché aveva eliminato depositi cerebrali sufficienti

Il Prof Giles Hardingham del Dementia Research Institute del Regno Unito ha dichiarato: “È fantastico vedere questi risultati pubblicati integralmente oggi. Abbiamo atteso a lungo i trattamenti per l’Alzheimer, quindi è davvero incoraggiante vedere progressi tangibili che continuano ad accelerare sul campo“.

Inoltre la dott.ssa Susan Kohlhaas, dell’Alzheimer’s Research UK, ha affermato: “L’annuncio di oggi segna un’altra pietra miliare. Grazie a decenni di ricerca, le prospettive per la demenza e il suo impatto sulle persone e sulla società stanno finalmente cambiando, e stiamo entrando in una nuova era in cui l’Alzheimer potrebbe diventare curabile“.

I “contro”: gli effetti collaterali del donanemab

Tuttavia, gli effetti collaterali non mancano. Infatti alcuni pazienti hanno sviluppato una condizione nota come “Aria” (amyloid-related imaging abnormalities), che comporta rigonfiamenti temporanei in alcune aree del cervello (Aria-E) o in microemorragie (Aria-H), talvolta osservate dopo il trattamento con questa classe di anticorpi monoclonali. Aria-E si è verificata nel 24% dei partecipanti trattati con donanemab e il 31,4% ha presentato sintomi associati all’altra condizione, Aria-H, rispetto al 13,6% dei pazienti trattati con placebo. Secondo quanto riportato dalla compagnia farmaceutica, la maggior parte di questi sintomi è stata valutata come lieve o moderata, mentre l’1,6% ha manifestato sintomi gravi.

Siamo incoraggiati dai potenziali benefici clinici che donanemab può offrire, anche se, come molti trattamenti efficaci per malattie debilitanti e fatali, vi sono rischi associati che possono essere gravi e pericolosi per la vita”, ha dichiarato Mark Mintun, vice-presidente del gruppo Neuroscience Research & Development presso Lilly e presidente di Avid Radiopharmaceuticals

In conclusione, è importante riconoscere i progressi, soprattutto nella comprensione di ciò che scatena la malattia, e, al tempo stesso, sarà necessario secondo gli esperti attendere ulteriori dati per valutare bene quali sono davvero i rischi e i benefici del farmaco.

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Giulia De Giacinto

Giulia De Giacinto. Appassionata di Motorsport, in particolare di Formula 1; mi piace raccontare le sue connessioni con la sostenibilità e storie di grande ispirazione. Attualmente scrivo per BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista. Aspirante pubblicista, scrivo per BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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