La F1 non è uno sport a basso impatto ambientale e per questo è stata sottoposta a continui controlli. Le alte velocità e il forte rumore delle monoposto hanno indotto le persone a farsi idee sbagliate riguardo all’impronta di carbonio di questo sport. È fondamentale fare luce sulla vera impronta ecologica della F1 e riconoscere i passi avanti che questo sport sta compiendo verso la sostenibilità, perché solo sfatando questi miti possiamo apprezzare non solo le gare, ma anche gli sforzi che la F1 sta compiendo fuori pista per un futuro più sostenibile.

F1 e inquinamento: sfatiamo i miti più comuni

Primo falso mito: le emissioni di carbonio delle auto di F1 sono la causa principale dell’inquinamento

Come accennat0 prima, spesso si pensa che le monoposto di F1, dato che consumano benzina ad alta velocità, siano i principali responsabili delle emissioni di carbonio e, di conseguenza, dell’inquinamento ambientale. In realtà, la grande quantità di carbonio utilizzata in questo sport dipende minimamente dalle vetture, in quanto producono solo lo 0.7% delle emissioni totali.

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Questa cifra comprende le emissioni dell’intero weekend di gara, comprese le sessioni di allenamento e di prova. La maggior parte delle emissioni (circa il 45%) proviene dal settore logistico e dai viaggi aerei e marittimi necessari per spedire le apparecchiature per il supporto alle gare in tutto il mondo. Un’altra quota significativa (circa il 27,7%) deriva dai viaggi a scopo commerciale. Mentre il 19.3% proviene dai vari stabilimenti, e il restante 7.3% dalle attività legate ai circuiti.

Secondo falso mito: la F1 non si sta impegnando per ridurre la propria impronta di carbonio

Un’altra idea sbagliata diffusa è la percezione della mancanza di sforzi da parte della F1 nel ridurre la sua impronta di carbonio. Questo punto di vista, tuttavia, è sbagliato. La F1, nel corso degli ultimi anni, ha fatto passi da gigante verso un livello di sostenibilità sempre maggiore. Ad esempio, nel 2019 la F1 ha annunciato il suo piano per ottenere emissioni di carbonio pari a zero entro il 2030. Il piano completo comprende le operazioni logistiche, gli spostamenti e le attività in pista. Inoltre, a partire dal 2026, dovrebbe essere introdotto nelle vetture di F1 un carburante sostenibile al 100%, in concomitanza con l’introduzione dei motori ibridi di nuova generazione.

La F1 è addirittura sul podio delle discipline motoristiche più attente all’ambiente: su un totale di 106 categorie da tutto il mondo, valutate nell’ambito del Sustainable Championship Index, la F1 si è piazzata al secondo posto, dietro alla Formula E. Questa analisi ha coinvolto serie a 4 e 2 ruote, valutando l’impatto ambientale, sociale e di governance di ogni campionato.

Terzo falso mito: la F1 non contribuisce a innovazioni sostenibili

Alcune persone sostengono che la F1 non contribuisca all’innovazione sostenibile. Eppure, questo è profondamente lontano dalla verità. Infatti la F1 è stata pioniera nel pensare nuove tecnologie all’avanguardia, alcune delle quali hanno implicazioni significative per l’automobilismo sostenibile.

La F1 è stata leader nello sviluppo di materiali leggeri e di un’aerodinamica efficiente, entrambi in grado di migliorare significativamente l’efficienza dei consumi delle auto stradali. Inoltre, questo sport è stato pioniere dei progressi nei sistemi di recupero dell’energia, come il sistema di recupero dell’energia (ERS) e il sistema di recupero dell’energia cinetica (KERS), elementi necessari nella progettazione di veicoli ibridi.

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Giulia De Giacinto

Giulia De Giacinto. Appassionata di Motorsport, in particolare di Formula 1; mi piace raccontare le sue connessioni con la sostenibilità e storie di grande ispirazione. Attualmente scrivo per BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista. Aspirante pubblicista, scrivo per BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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