Da Ciampi a Draghi passando per Dini e Monti. Quando la politica si affida al Governo tecnico.

Con Draghi e la nomina dei 24 ministri e dei 39 sottosegretari ha preso forma il quarto governo della storia repubblicana, definito un governo tecnico – politico.

Ma che cos’è un governo tecnico? Si tratta di una forma di esecutivo a cui una nazione decide di ricorrere a causa di gravi momenti di crisi e dall’impossibilità di realizzare una maggioranza “politica” in Parlamento. È definito “tecnico” perché  guidato e formato da individui non politici, ma da personalità che posseggono grande credibilità nei campi specifici per i quali sono chiamati a prendere decisioni.

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I precedenti in Italia: da Ciampi a Monti

Il primo governo tecnico della storia repubblicana fu quello presieduto da Carlo Azeglio Ciampi sul finire dell’XI legislatura, dopo che, a causa di Tangentopoli, il precedente governo guidato da Giuliano Amato venne colpito dagli avvisi di garanzia. Il presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro affidò l’incarico al governatore della Banca d’Italia, Ciampi, che giurò il 28 aprile 1993 e si dimise il 13 gennaio 1994, dopo l’approvazione della nuova legge elettorale maggioritaria, il Mattarellum. Era un governo composto sia da componenti tecnici come Luigi Spaventa, Luigi Gallo e Piero Barucci, ma anche da esponenti politici come Nicola Mancino, Nino Andreatta, Rosa Russo Iervolino, Valdo Spini e Fabio Fabbri. Durante il suo incarico il governo Ciampi si adoperò nella lotta all’inflazione, concludendo l’accordo sul costo del lavoro tra governo e parti sociali nel luglio 1993 e avviò la privatizzazione di imprese pubbliche nominando un comitato di consulenza con a capo Mario Draghi.

Lamberto Dini guidò il secondo esecutivo tecnico, dopo la caduta del primo governo Berlusconi, nel 1995 causata dall’uscita delle Lega Nord dalla maggioranza. Anche in questa occasione il presidente Scalfaro incaricò Dini, ministro del Tesoro del governo Berlusconi e Direttore generale di Bankitalia, che giurò il 17 gennaio 1995 assieme ad una squadra composta esclusivamente da tecnici come Filippo Mancuso, Rainer Masera, Paolo Baratta, Elio Guzzanti e Alberto Clò. Il governo Dini nacque per traghettare il Paese fino alle elezioni politiche anticipate, ma riuscì, l’8 agosto del 1995, a emanare una riforma delle pensioni.
La riforma Dini, infatti, trasformò il sistema pensionistico italiano da un sistema di tipo retributivo a un sistema che applica uno schema pensionistico con formula della rendita predefinita sulla contribuzione e sulla crescita e senza patrimonio di previdenza con il metodo di calcolo contributivo a capitalizzazione simulata sulla crescita, avviando la transizione dal modello previdenziale corporativo al modello previdenziale universale.

Il Governo tecnico di Monti

Nel novembre 2011, durante la crisi del debito in Europa e la corsa dello spread in Italia, il governo Berlusconi IV si dimise e il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano incaricò l’ex commissario europeo e senatore a vita Mario Monti che portò con sé una squadra di soli tecnici come Elsa Fornero, Corrado Passera, Annamaria Cancellieri e Paola Severino.  Quello di Monti fu definito il governo dell’austerità, delle riforme economiche, fiscali e previdenziali, dell’IMU sulla prima casa, del pareggio di bilancio in Costituzione e della razionalizzazione della spesa pubblica. La riforma Fornero allungò i tempi necessari per andare in pensione ed estese il metodo contributivo, ma penalizzò fortemente la categoria dei così detti “esodati”, persone che avevano accettato il licenziamento in cambio di aiuti economici per arrivare fino all’età della pensione, che si ritrovarono scoperti sia dagli assegni frutto dell’accordo che da quelli pensionistici.

I tecnici di Draghi

Il 13 febbraio Mario Draghi giura davanti al presidente della Repubblica Mattarella e forma il quarto governo tecnico della storia repubblicana con una squadra composta da 8 ministri tecnici.

Al fianco della riconfermata Luciana Lamorgese al ministero degli Interni e del manager delle task force di Conte, Colao, al ministero al ministero dell’Innovazione tecnologica troviamo esponenti come: Marta Cartabia, ex presidente della Corte Costituzionale, alla Giustizia; Daniele Franco, direttore generale della Banca d’Italia, all’Economia e finanze; Roberto Cingolani, fisico e docente universitario, ex responsabile dell’innovazione tecnologica di Leonardo spa, alla Transizione ecologica; Enrico Giovannini, statistico, accademico e già ministro del Lavoro e delle politiche sociali durante il governo Letta, alle Infrastrutture; Patrizio Bianchi, accademico ed ex rettore dell’Università di Ferrara, all’Istruzione e Maria Cristina Messa, medico ed ex rettrice dell’Università degli studi Milano-Bicocca, all’Università e Ricerca. Questo governo dovrà affrontare la difficile sfida della pandemia, la campagna vaccinale e l’instabilità economica causata dal Coronavirus. Ci sarà da sciogliere il nodo dei licenziamenti e allestire il Recovery Fund, riformare la giustizia, rivedendo il processo penale e civile, e guidare la transizione ecologica.

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