Nella lettera, progetti per la salute e una task force con una rappresentanza femminile.

Le scienziate italiane impegnate nella ricerca biomedica, riunite nel Top Italian Women Scientists (TIWS), un club di Fondazione ONDA (Osservatorio Nazionale Salute della Donna e di Genere), si rivolgono al Presidente del Consiglio Mario Draghi per proporre una serie di progetti da realizzare con il Governo. La lettera è stata inviata in occasione della Giornata internazionale delle donne nella scienza, l’11 febbraio. La ricorrenza, istituita dall’ONU, ha l’obiettivo di ricordare l’importanza del ruolo femminile in ambito scientifico e tecnico e di sensibilizzare i governi a rafforzarlo.

Il coinvolgimento di donne competenti produce progresso e consente di raggiungere più traguardi. “Le donne scienziate ci sono e vogliono esserci”, dice Maria Luisa Brandi, membro di TIWS, coordinatrice scientifica dello Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze e Professoressa di Endocrinologia e malattie del metabolismo all’Università di Firenze.

Per questo, nella lettera chiedono l’attuazione di programmi scientifici e sanitari da parte delle ricercatrici. Questi programmi potranno contribuire al controllo e all’arresto della pandemia da Covid-19, curare le malattie cronico-degenerative, le malattie rare, dare assistenza in ambito materno-infantile e in tutti i campi sanitari trascurati a causa della pandemia. Le scienziate propongono la costituzione di una task force comprendente più donne.

Le proposte delle scienziate italiane per superare il divario di genere

Le ricercatrici sono convinte che una società moderna si basi sul merito e sulla rappresentanza di tutti i generi. Nella lettera chiedono a Draghi iniziative per promuovere figure femminili che si distinguono per merito e competenza. Per far questo si devono eliminare le barriere culturali, giuridiche e amministrative che favoriscono il divario di genere.

Le scienziate italiane chiedono che sia diffusa la cultura delle pari opportunità e la valorizzazione delle differenze. Un modo per farlo è aggregare imprese, enti di studio, ricerca, promozione e formazione interessati a implementare azioni e interventi per contrastare le discriminazioni. Propongono il loro contributo per una campagna informativa su vaccini, immunologia e salute globale, per evitare la confusione generata da una cattiva comunicazione, come fanno da tempo con ONDA.

L’auspicio delle scienziate italiane è che le loro proposte siano prese in considerazione dal nuovo governo per poter colmare il divario di genere. Infatti in Italia è ancora forte lo sbilanciamento di genere nelle materie STEM (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica).

In Italia le scienziate sono 3 su 10

Il rapporto Eurostat “Donne nella scienza e nell’ingegneria”analizza per l’anno 2019 l’occupazione delle donne europee nelle materie STEM. Nel 2019 c’erano più di 6,3 milioni di scienziate e ingegneri nell’Unione Europea, pari al 41% dell’occupazione totale nel campo della scienza e dell’ingegneria. In generale in Europa sei scienziati e ingegneri su dieci sono maschi. Il divario di genere è più pronunciato nel settore manifatturiero dove le donne rappresentano il 21% rispetto al settore dei servizi, in cui sono impiegate il 46% delle donne.

In Spagna e in Svezia le donne scienziate sono quasi quanto gli uomini. Solo in tre Paesi europei le donne con un profilo STEM sono più degli uomini: Danimarca (52%), Lettonia (53%) e  Lituania (55%). In Germania, invece, le donne sono appena la metà degli uomini.

scienziate italiane

Proporzione di donne scienziate e ingegnere in Europa nel 2019. Fonte: Eurostat

In Italia le scienziate sono quasi 400 mila contro 760 mila uomini, ossia meno del 35%. Le scienziate italiane sono più numerose nel Nordest e al Centro, e meno nel Nordovest e al Sud. Secondo il rapporto Istat “Livelli di istruzione e ritorni occupazionali” (luglio 2020), il divario di genere nelle materie STEM ha origine nei primi anni di scuola e si rafforza con la scelta del liceo o della facoltà universitaria. Tra i diplomati nei licei scientifici i ragazzi sono di più rispetto alle ragazze, così come negli istituti tecnici. In ambito universitario solo il 16,5% delle giovani si laurea in facoltà scientifico-tecnologiche, un dato comunque migliore della media europea. Le italiane sono il 41% dei dottori di ricerca e il 43% dei ricercatori accademici. Solo il 20% sono professoresse ordinarie e solo il 7% le rettrici.

Scienziate italiane: storie di successo

Il ruolo fondamentale che le scienziate hanno rivestito nella storia, nonostante gli ostacoli sul loro cammino, è confermato da diversi esempi di successo. Già nel 1700 Laura Bassi insegnava fisica sperimentale all’Università delle Marche. Accanto alle ben note Rita Levi Montalcini e Margherita Hack, troviamo Fabiola Gianotti, la prima fisica italiana a ottenere il ruolo di direttrice generale dell’Organizzazione Europea per la Ricerca Nucleare (CERN). E ancora l’astronauta Samantha Cristoforetti, prima italiana all’Agenzia Spaziale Europea, e Elena Cattaneo, l’italiana nota per le sue ricerche sulle cellule staminali.

All’inizio della pandemia è stato un team di ricerca tutto al femminile dell’Istituto Spallanzani di Roma a isolare il virus SARS-CoV-2, responsabile della pandemia da Covid-19. Si tratta della professoressa Concetta Castilletti, della dottoressa Maria Rosaria Capobianchi e della ricercatrice Francesca Colavita. Adriana Albini è tra le cento donne più influenti al mondo nel 2020, unica italiana nella lista stilata dalla Bbc. Docente di Patologia generale all’Università Bicocca di Milano, direttrice del laboratorio di Biologia vascolare di Multimedica e della Fondazione Multimedica onlus, è considerata tra coloro che hanno guidato il cambiamento nell’anno della pandemia.

 

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