Qualcuno dice che in italiano si usino troppi inglesismi. Ma in realtà sono centinaia gli italianismi adoperati anche oltre Oceano.

Troppi inglesismi nella lingua italiana? Questo argomento è spesso oggetto di accese discussioni in radio, TV o social. Sotto accusa il gran volume di parole inglesi che usiamo quotidianamente, basti pensare a recovery fund, lockdown, ok, exit, hater, follower. Si ha come la sensazione che la lingua italiana venga svalorizzata e accantonata a favore di una lingua straniera e molte persone in Italia stanno portando avanti una battaglia personale contro questo fenomeno. Un esempio è Mara Maionchi che riesce a strappare molti applausi quando parla di invasione linguistica, riferendosi all’inglese. Poi c’è anche da dire che Mara Maionchi ha ammesso di non sapere l’inglese, quindi la sua avversità nei confronti dell’inglese ha radici più profonde. Eppure, se l’inglese “invade”, anche l’italiano ha creato parole insostituibili, utilizzate così come sono, anche nelle altre lingue. Si chiamano italianismi.

Chi ha buon gusto in cucina parla italiano

L’arte culinaria italiana regna incontrastata nel mondo e ha fatto gioire palati di ogni nazionalità. Parole come pizza, spaghetti o espresso sono ovvie, ma gli inglesi che hanno imparato a cucinare un buon piatto di pasta sanno dire anche “al dente”. I veri estimatori del gelato sanno poi che c’è una bella differenza con l’ice-cram: quindi la parola gelato resta inalterata. In molti bar anglosassoni si può ordinare il “latte”, parola che viene usata per riferirsi ad una specie di macchiatone. Poi ancora: trattoria, gusto, lasagna, maccheroni, mascarpone, minestrone, macchiato, panettone, panini, peperoni, pistacchio, polenta, risotto, salami, vongole, tiramisù… Sul tema cibo però fermiamoci qui, che la fame sta salendo.

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Musica, arte e scienza

Altri italianismi che hanno varcato la Manica devono il loro successo alla musica classica. Sono tendenzialmente espressioni tecniche o stili come adagio, alto, basso, cadenza, cantabile, concerto, da capo, finale, espressivo, forte, fortissimo, lento, maestro, mezzosoprano, pianoforte, tempo, viola e molti altri. Altre parole intoccabili sono poi legate a invenzioni, alla scienza, all’arte e all’architettura: radio, algebra, jacuzzi, manifesto. Il cinema invece ha esportato parole come paparazzi e dolcevita.

E se noi abbiamo iniziato a usare lockdown, la parola quarantena – anche se in questo caso si è leggermente trasformata in quarantine – ormai è conosciuta in tutto il mondo: furono i veneziani a inventarla, riferendosi ai 40 giorni di isolamento previsti in passato per esser certi di non avere la peste.

Quindi sarà anche vero che ci infarciamo di inglesisimi, ma certo è che esportiamo anche un bel po’ di italiano DOC. E in fondo, come diceva il linguista Alain Rey, “Quando una lingua non prende cose in prestito da un’altra lingua, si blocca”.

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