Numerose le ricerche per determinare l’effettiva validità del coprifuoco. Perché tanta diffidenza?

Nel quadro delle decisioni governative da prendere, occupa un posto di prim’ordine la questione del coprifuoco. Considerato una delle principali strategie di contenimento della pandemia, ad oggi Governo e opinione pubblica si pongono una domanda pressoché univoca: è realmente efficace?
Tra le varie restrizioni adottate anche nel resto del mondo, il coprifuoco risulta essere oggetto di numerose analisi, per valutarne l’effettiva utilità. I risultati delle ricerche condotte in Europa e nel mondo non sono ancora considerate soddisfacenti, vista la difficoltà di isolarne gli effetti in un contesto in cui vi sono troppe variabili da prendere in considerazione, ma i maggiori studi, condotti in Lussemburgo, Grecia, Canada e Francia, dimostrano che l’orario del divieto di circolazione ha particolare effetto nel tenere in allerta la popolazione, perché non sia dimenticata la gravità dell’epidemia in corso, nonostante l’allentamento delle misure.

Il decreto riaperture. Il dibattito sul coprifuoco

In Italia il tema della limitazione d’orario è tornato alla ribalta in vista del nuovo “decreto riaperture“. Alla luce del miglioramento della curva epidemiologica, il nuovo decreto prevederà una graduale riduzione delle misure anti-contagio. In primis la riapertura di bar e ristoranti, purché il servizio sia all’aperto, e la ripresa del settore del wedding. Ma il dibattito centrale riguarda il coprifuoco. C’è chi chiede la mezzanotte, chi non lo vuole, come il leader della Lega Matteo Salvini che ha invocato l’hashtag #nocoprifuoco, o chi manterrebbe lo status quo delle 22. Il Governo sembra tuttavia aver trovato un’intesa: da oggi, 19 maggio, l’orario del divieto di circolazione sarà spostato alle 23 per terminare alle 5. I contagi in calo, il numero minore di vittime (nelle ultime ore per la prima volta i decessi sono scesi sotto quota 100, cosa che non accadeva da ottobre) e la fiducia nella campagna di vaccinazione, fanno ben sperare in un decisivo prolungamento dell’orario del coprifuoco a giugno, fino alla sua completa eliminazione.

I tentativi delle “simulazioni” a computer

Molti studi hanno confermato gli effetti positivi del divieto di circolazione dopo un certo orario; altri invece hanno messo in evidenza degli aspetti contraddittori. La difficoltà maggiore nella valutazione degli effettivi vantaggi è che il coprifuoco non è mai stato un parametro isolato, ma sempre associato altre misure contenitive come la chiusura di attività e scuole, e l’uso delle mascherine. Per avere quindi dati certi sull’impatto va simulato un contesto e qui vengono in aiuto le innovazioni tecnologiche. Gli esperti dell’Università di Deft, nei Paesi Bassi, hanno creato delle “simulazioni” al computer, versioni semplificate del mondo, il più possibile aderenti alla realtà. Attraverso esse si è giunti alla conclusione che l’efficacia del solo coprifuoco è più lenta rispetto al lockdown. Ma anche questo approccio, pur nella sua accuratezza, non potrà mai giungere ad un risultato che sia perfettamente sovrapponibile ai contesti quotidiani, ricchi di variabili legate ai comportamenti individuali.

Uno sguardo sull’Europa: le ricerche sul coprifuoco

Anche in Europa e nel resto del mondo il dibattito sul coprifuoco è al centro dell’opinione pubblica.  Una ricerca condotta in Lussemburgo ha evidenziato come, il divieto di circolazione dalle 23 in poi, abbia limitato il contagio del Covid-19. Tuttavia gli studiosi hanno chiarito che non hanno potuto prendere in considerazione legate alle scelte delle singole persone.

Un metodo innovativo riguarda l’analisi dei dati delle reti cellulari. Tale approccio permette di sapere se le persone si sono spostate di meno a causa del coprifuoco. In Francia e in Grecia, attraverso tale metodo, si è giunti a due conclusioni differenti. Nel primo caso si è evidenziato come la misura restrittiva abbia inciso sul ridurre la mobilità delle persone, scoraggiate nel muoversi tra un’area ed un altra, per via dell’orario “stretto”. Nel caso della Grecia invece le ricerche hanno mostrato come in alcuni casi – ad esempio ad Atene che era fissato alle 18 – abbia contribuito a rendere più affollati i negozi visti i tempi ristretti, aumentando le possibilità di contagio.

In conclusione, ciò che è emerge dagli studi condotti è che la restrizione d’orario può agire come una delle misure principali anti-Covid-19. Tuttavia valutarne gli effetti diretti è impossibile. La maggior parte degli esperti sono concordi nel ritenere che sia la combinazione di più restrizioni l’arma più efficace contro il contagio.

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