Raisi è il nuovo presidente dell'Iran. Che impatto avrà la vittoria degli ultraconservatori sull'Occidente?
Venerdì 18 giugno è stato eletto il nuovo presidente dell'Iran: l'ultraconservatore Ibrahim Raisi. Gli elettori si sono presentati in un numero ridotto: solo il 47%; un chiaro segno di disinteresse causato dalla condizione sanitaria, ma anche dalla crisi economica dilagante nel Paese.

L'epiteto "ultraconservatore" fa paura all'Occidente, ma cosa significa realmente essere tali? Quali potranno essere le relazioni fra l'Iran e gli Stati Uniti? Come cambierà il Medio Oriente?

Sui notiziari non compaiono notizie incoraggianti: forse perché si guarda sempre in maniera unidirezionale verso l'Iran.  Per buonenotizie.it è stata intervistata, da Teheran, Ferahste J. giornalista che ci presenterà la visione dall'interno (NdR: il cognome non è stato segnalato per preservare l'anonimato della fonte).
Chi è il nuovo presidente dell'Iran?
Ferahste J. giornalista ed economa di Teheran, ha seguito con interesse le elezioni presidenziali dell'Iran, ipotizzando già la vittoria di Raisi.

"La vittoria di Raisi era già scritta - esordisce Ferahaste - io arrivo da una famiglia atea e di sinistra, che condanna la teocrazia: nonostante ciò non sono delusa per i risultati delle elezioni. L'Iran sta vivendo un periodo di crisi causato da tre grandi fattori:

  1. l'Embargo con gli Stati Uniti, che ha creato un'inflazione ormai fuori controllo;
  2. il Covid, che ha rallentato tutta la produzione del settore terziario, in un Paese quasi oligarchico;
  3.  la guerra siriana, che crea inimicizie fra Israele, Arabia Saudita, Russia e i Paesi del Golfo.

In questo clima di crisi, non solo gli iraniani si sono presentati in numero . . .

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