Quest’estate la siccità sta colpendo l’Italia. La nota con i dati di giugno dell’Osservatorio sulla siccità dell’Istituto per la bioeconomia del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ibe) indica “come la siccità di questi mesi, la scarsità di innevamento invernale e di precipitazioni degli ultimi sei mesi stiano intaccando le riserve idriche superficiali.

Con Ramona Magno, responsabile dell’Osservatorio sulla siccità, abbiamo cercato di capire questo fenomeno e quali possono essere le soluzioni.

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La situazione della siccità in Italia

La siccità è definita come un insolito e temporaneo deficit di disponibilità di acqua, con conseguenti impatti economici, sociali e ambientali negativi. La siccità è dovuta a una carenza di precipitazioni per un prolungato periodo di tempo e a una tempistica inadeguata delle piogge. Un altro fattore che incide sulla carenza di acqua sono le alte temperature che provocano l’evapotraspirazione, cioè la quantità d’acqua che evapora dalla superficie del terreno e traspira attraverso gli apparati fogliari delle piante.

Da inizio anno le aree soggette a siccità con intensità estrema sono quelle del Nord-Ovest, in particolare Piemonte e Lombardia. Al centro, il deficit maggiore interessa soprattutto il Lazio. Nell’ultimo bollettino dell’Anbi, l’Associazione nazionale dei Consorzi di bonifica e di irrigazione, si legge che nel centro Italia le regioni con siccità sono Marche, Toscana, Lazio.

Mentre al Sud parte di Campania, Puglia, Calabria e Sicilia hanno visto un calo delle piogge da moderato a severo.

siccità in Italia

 

Per quanto riguarda i prossimi mesi, afferma la nota redatta dal team di Ramona, “i modelli previsionali stagionali concordano nel preannunciare un’estate con temperature molto probabilmente sopra la media, che incideranno sull’evapotraspirazione e più secca della media. I passaggi temporaleschi potranno quindi solo mitigare localmente l’attuale deficit, in particolare sull’arco alpino, dove i valori di pioggia potrebbero risultare nella norma climatica”.

Soluzioni alla siccità: le buone pratiche

Ramona ci spiega che non c’è un solo modo per arginare la siccità in Italia, ma si possono mettere in atto una serie di azioni. Innanzitutto è importante cambiare la percezione del problema da parte della popolazione. L’acqua è un bene limitato e le persone”, dice, “si accorgono della mancanza di acqua solo quando la situazione è critica. Sembrano sciocchezze ma le buone pratiche aiutano. Informare e educare le persone a comportamenti consapevoli, come chiudere il rubinetto mentre ci si insapona sotto la doccia, hanno effetti positivi sulla scarsità di acqua.

L’agricoltura è uno dei settori che soffre maggiormente la carenza di acqua. Secondo Ramona le tecniche moderne di irrigazione aiutano a non disperdere l’acqua: “Si dovrebbero preferire gli impianti a goccia rispetto a quelli a pioggia che consumano molta acqua. Inoltre, alcune aziende stanno sperimentando un’irrigazione di precisione, cioè innaffiare le piante solo dove e quando serve attraverso il monitoraggio del terreno”.

Un altro modo per risparmiare e riciclare l’acqua è la depurazione delle acque reflue, ossia il processo di rimozione dei contaminanti. “Le acque depurate possono essere utilizzate sia nell’ agricoltura che nell’industria”, dice Ramona.

Ripensare l’approccio della gestione dell’acqua

Per la ricercatrice l’Italia deve cambiare l’approccio alla gestione della siccità: “Si deve passare da un approccio di gestione della crisi a una gestione del rischio. Ossia si deve agire non quando il problema si è verificato, quando la situazione è ormai critica, ma prima con interventi strutturali. L’osservatorio sulla siccità serve proprio a questo: monitorare lo stato delle acque nel nostro Paese per avvertire quando la situazione può diventare pericolosa”.

Tra gli interventi strutturali “servirebbe una vera ristrutturazione della rete idrica italiana, spiega Ramona, “l’Italia è un Paese ricco di acqua ma solo il 40% è utilizzabile. A causa di reti idriche datate e non manutenute il 60% dell’acqua viene perso durante il percorso“.

Un altro provvedimento in grado di conservare, immagazzinare e accumulare acqua è “la costruzione e la ristrutturazione dei bacini. Questi servirebbero anche quando la situazione si fa critica”. Nel lungo periodo, sebbene i costi elevati degli impianti, anche la desalinizzazione dell’acqua del mare può avere effetti positivi: “Israele, per esempio, uno dei Paesi più aridi al mondo, ha molti impianti di desalinizzazione”.

A ridurre la siccità in Italia e a digitalizzare e migliorare il monitoraggio delle reti sono destinati gli investimenti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr). Per la tutela delle risorse idriche il Piano prevede investimenti di 900 milioni di euro complessivi, di cui la prima tranche ammonta a 630 milioni. Il Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibile il 17 giugno ha scritto sul sito che “sono state presentate 119 proposte di interventi per aumentare l’efficienza delle reti idriche. Entro luglio sarà definita la graduatoria con cui si procederà al finanziamento con le risorse disponibili per la prima finestra temporale”.

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Aurora Amendolagine

Aurora Amendolagine, laureata in Scienze politiche e Relazioni internazionali con un Master in Comunicazione istituzionale. Lavoro in Rai da diversi anni. Giornalista pubblicista e tutor del laboratorio di giornalismo per diventare pubblicista

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