Il mercato immobiliare delle grandi città italiane non conosce crisi. Dall’ultima stima di Immobiliare.it, per gli immobili residenziali in affitto sono stati richiesti in media 12,20 euro al mese per metro quadro, con un aumento del 6,09% rispetto allo stesso periodo del 2022. Per investitori e locatori un’ottima notizia, alla quale si affiancano però le preoccupazioni di giovani e precari.

Negli ultimi giorni centinaia di manifestanti si sono accampati con delle tende davanti ai principali atenei italiani, incluso quello di Parma, dove poche settimane prima gli studenti erano già riusciti ad impedire l’aumento del costo della mensa. Le proteste hanno l’obiettivo di attirare l’attenzione del governo e cercare di spingerlo a contrastare in modo concreto il caro affitti. Poiché la platea di soggetti coinvolti è piuttosto vasta, alcuni Paesi europei si sono già adoperati o si stanno adoperando per garantire un adeguato supporto economico a studenti e precari.

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Caro affitti in Italia (e in Europa), la situazione nelle grandi città

Il Covid sembrava voler ridefinire la geografia della penisola, spezzando una lancia in favore di piccoli borghi e paesini di provincia. A pandemia conclusa, oltre alla moltitudine di turisti, sono tornati anche studenti e lavoratori nelle grandi città, che rappresentano ancora un faro per la ricerca di nuove opportunità di lavoro, con tutte le ovvie conseguenze del caso come il prezzo degli immobili in continua crescita e la difficoltà a trovare un alloggio competitivo in tempi brevi. Inoltre, sul caro affitti incide la ripresa del turismo. L’elevato prezzo delle locazioni brevi dovuto ad una domanda turistica sempre alta fa sì che i proprietari degli immobili abbiano convenienza ad affittare per periodi più lunghi solo a canoni maggiori.

Da un rapporto di Federconsumatori, gli studenti fuorisede in Italia sono 4 su 10. Nelle residenze universitarie la copertura dei posti letto è del 10,5% rispetto al totale degli studenti, la metà da garantire per gli standard europei del 20%. Molti studenti decidono infatti di mantenersi per non gravare sui propri genitori con 500-600€ al mese per l’affitto di una stanza.
Lo scenario chiama in causa anche giovani lavoratori e precari, che in Italia secondo l’ISTAT ammontano a circa 3 milioni. Se non si vuole condividere la stanza con qualcuno, le cifre da pagare per l’affitto crescono e spesso non sono compatibili con gli stipendi al di sotto della media UE dal 2011.

Le reazioni dei Paesi europei alle proteste sul caro vita

Il caro affitti e il continuo aumento del costo della vita accomunano molti Paesi europei, dove sia privati che governi si stanno già adoperando per trovare soluzioni efficaci e concrete a sostegno delle fasce economicamente più fragili ed esposte.

In Spagna a febbraio il governo ha stanziato un pacchetto straordinario di misure, che prevede 400 euro per i ragazzi con bisogni educativi speciali (disabilità superiore al 33%, disturbi dello spettro autistico, della comunicazione, comportamentali o alimentari), 2,52 miliardi di euro per i meno abbienti e 2.500 euro l’anno per i fuorisede. La ministra dell’istruzione Pilar Alegría ha spiegato che i fondi sono “destinati alle pari opportunità, affinché migliaia di studenti possano essere formati senza che le condizioni socioeconomiche di partenza rappresentino un ostacolo”.

In Portogallo, a Coimbra, sede di una delle più prestigiose e antiche Università d’Europa, alcune associazioni hanno lanciato il programma di coabitazione intergenerazionale che garantisce agli studenti il diritto allo studio permettendo loro di alloggiare gratuitamente a casa di anziani che vogliano ospitarli, al contempo ponendo fine all’isolamento degli stessi. Inoltre, per contrastare la speculazione, tutti gli immobili sfitti da almeno due anni verranno presi in carico dallo Stato, previo pagamento del canone minimo mensile, e rimessi sul mercato a prezzi vantaggiosi e fissi per chiunque ne abbia bisogno.

Anche in Francia alcune associazioni studentesche hanno previsto la possibilità di assistere persone anziane in cambio di vitto e alloggio, mentre gli atenei in contatto con le aziende che riforniscono le mense redistribuiscono i pasti avanzati.

La Germania già nel 2020 aveva inserito un tetto massimo agli affitti, poi eliminato. È stato però indetto un referendum che ha confermato la volontà dei cittadini, cosa che dà al governo maggiore forza contrattuale con le agenzie immobiliari in oligopolio.

La proposta del governo italiano sul caro affitti

Sul nascere delle manifestazioni il governo italiano aveva sbloccato 660 milioni di euro per gli alloggi universitari, dando il via libera alla somma nel PNRR per l’immediata operatività delle misure per l’housing universitario. C’è stato poi un dietrofront, ma solo per per evitare il rischio di inammissibilità per estraneità di materia. Il decreto a cui l’emendamento sarà presentato, un omnibus con norme su Inps, Inail, sugli Enti Lirici ed altro, sarà esaminato a partire da questa settimana dalle Commissioni Affari costituzionali e Bilancio di Montecitorio.

Creare nuovi posti nelle residenze universitarie e aiutare economicamente gli studenti, specie fuorisede, dovrebbe essere una priorità. Le attuali proteste avranno probabilmente il merito di accelerare il dibattito che porterà all’azione.

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Mariarita Persichetti

Laureata in Management con una tesi in marketing territoriale. Viaggio, scrivo, fotografo e degusto formaggi. Su Buonenotizie.it parlo di progetti sostenibili e innovativi nel turismo, cultura gastronomica e mondo. Aspirante pubblicista, scrivo per BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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