A Lagos è stata aperta la Dangote Refinery, la più grande raffineria dell’Africa costruita dal miliardario nigeriano Aliko Dangote. La raffineria inaugurata il 22 maggio, produrrà 650mila barili di petrolio al giorno ed andrà a creare diversi posti di lavoro con la nascita di nuove industrie legate alla produzione di fertilizzanti, cosmetici e tessuti.

Inoltre, il presidente uscente della Nigeria Muhammadu Buhari ha espresso orgoglio non solo per la sua nazione, ma per tutta l’Africa, visto che a finanziare la raffineria non sono imprenditori di altri Paesi ma un uomo d’affari nigeriano.

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Tuttavia la raffineria Dangote è un incubo per gli ambientalisti e le politiche climatiche. Basti pensare che sono state costruite strade, moli e solo ed esclusivamente per il progetto è stata scavata una cava con la capacità di immagazzinare 10 milioni di tonnellate di granito.

Aliko Dangote: in Africa è ancora possibile investire

Aliko Dangote nato a Kano in Nigeria è il fondatore del gruppo Dangote, considerato la persona più ricca in Africa da Bloomberg, multinazionale operante nel settore finanziario. La società viene fondata nel 1977 quando Aliko riceve un prestito di 500 mila banconote nigeriane dallo zio per iniziare il proprio business che spazia dal cemento alle piantagioni di riso e zucchero.

Inoltre, Dangote nel 2014 collabora con la fondazione Bill e Melinda Gates per frenare la diffusione dell’ebola e nel 2022 annuncia il completamento dell’impianto di assemblaggio Peugeot in Nigeria, la Dangote Peugeot Automobiles Nigeria Limited.

La raffineria di petrolio di Dangote: la Nigeria guarda avanti

Questa struttura è estremamente importante per la Nigeria, basti pensare che pur essendo la più grande produttrice ed esportatrice di petrolio dell’Africa, la nazione dipende quasi interamente dalle importazioni di carburante, perché incapace di raffinare il petrolio che estrae.

Le importazioni hanno un costo enorme e tutte le raffinerie nigeriane sono attualmente chiuse. Secondo una presentazione di Dangote dello scorso anno, l’impianto, situato alla periferia della capitale commerciale Lagos, riuscirà a produrrea pieno regime 327.000 barili di benzina e 244.000 barili di gasolio.

Africa: le prospettive economiche verso l’indipendenza e l’autonomia

Pur considerando gli ostacoli quotidiani alla crescita economica dell’Africa come l’aumento dei prezzi delle provviste alimentari e dei carburanti, l’incremento dei tassi di interesse per fermare l’inflazione, la siccità e il debito estero che pesa sempre più, ci sono segnali incoraggianti sulla crescita africana.

La Banca Africana di Sviluppo sottolinea che dopo una crescita media del 4,8% nel 2021 e del 3,8% nel 2022, l’Africa è destinata a crescere ancora nel 2023 e 2024, dati superiori alla media globale che dimostrano la dinamicità del continente.

Anche le previsioni del nuovo rapporto delle Nazioni Unite “World Economic Situation and Prospects 2023” risultano positive: si prevede infatti che il prodotto interno lordo del continente africano crescerà del 4% nel 2023 e del 3,8% nel 2024.

Inoltre alcuni paesi porteranno ad una crescita superiore del 5,5%. Nello specifico: Ruanda (7,9%), Costa D’Avorio (7,1%), Benin (6,4%), Etiopia (6%), Tanzania (5,6%), Democratica Repubblica del Congo (6,8%), Gambia (6,4%), Mozambico (6,5%), Niger (9,6%), Senegal (9,4%) e Togo (6,3%).

Oltre la raffineria di petrolio. Ecco come il mondo africano si fa strada

Un altro esempio di sviluppo è rappresentato dalla Fondazione Tony Elumelu nata nel 2010. L’imprenditore e filantropo nigeriano Elumelu è dedito allo sviluppo dell’economia africana e la sua fondazione ha l’obiettivo di responsabilizzare le donne e gli uomini del continente, guidandoli alla crescita economica, riducendo la povertà e creando nuovi posti di lavoro.

Grazie alla fondazione, l’imprenditore ugandese Eliab Mayengo ha dato vita alla Orca-Pod Holdings Limited, che fabbrica macchinari utilizzati per la produzione di materiali da costruzione di grande aiuto per la popolazione ugandese e le loro abitazioni che talvolta peccano di fragilità.

Cresciuto in un villaggio rurale dell’Uganda, Mayengo escogita tutti i mezzi possibili per ottenere denaro per mantenere se stesso e i suoi fratelli formando una piccola società dove si fabbricano e vendono mattoni di argilla. Nel corso del tempo, l’attività inizia a generare entrate fino a permettere a Eliab e i suoi fratelli la desiderata scuola dell’obbligo, arrivando fino all’università.

Dopo essersi laureato in ingegneria meccanica, l’imprenditore ha utilizzato le sue capacità di ingegnere per iniziare la fabbricazione di macchinari che rendono tutt’ora la produzione di mattoni più rapida e di qualità. Stando ai dati della Fondazione Tony Elumelu, l’imprenditore ugandese è passato da 20 a 45 dipendenti ed ha guadagnato da 145.000.000 a 201.000.000 scellini ugandesi in 5 anni.

Sempre di Elumelu è il conio di un nuovo termine, “Africapitalismo”, che, secondo il suo punto di vista, sarebbe una filosofia economica basata sulla convinzione che il settore privato africano possa e debba svolgere un ruolo di primo piano nello sviluppo del continente.

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Vincent Truppo

Tra i miei focus principali, abbattere gli stereotipi che talvolta non danno la possibilità di conoscere realmente chi ci circonda, la definizione del termine stereotipo rappresenta appieno il mio lavoro. Con enorme piacere collaboro con BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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