Martedì 27 giugno è stato ucciso Nahel M., un ragazzo di 17 anni a Nanterre, nella banlieue parigina, dalle forze di polizia. Da allora sono esplose furiose proteste contro la violenza della polizia che hanno portato a tremila arresti di dimostranti. Le proteste sono dovute a una forma di razzismo sistemico della polizia francese. Come si può contrastare questo tipo di fenomeni?

L’omicidio di Nahel e le proteste

Nahel Merzouk, troppo giovane per guidare, non aveva precedenti penali. Tuttavia era conosciuto alle forze dell’odine per diversi casi di guida con patente falsa. Martedì due agenti in moto hanno cercato di fermarlo per un controllo, e Nahel era fuggito, per poi fermarsi a causa del traffico. Quindi è stato raggiunto dagli agenti e fermato una seconda volta. Il ragazzo ha provato a fuggire nuovamente con l’auto, ed è stato in quel momento che uno dei poliziotti ha esploso il colpo di pistola che in circa un’ora lo ha ucciso.

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Secondo la versione degli agenti coinvolti, si è trattata di legittima difesa perché Nahel stava guidando dritto verso le forze dell’ordine, mettendole in pericolo. Secondo una legge francese del 2017 la polizia può sparare a un veicolo qualora il guidatore metta in pericolo i passanti o le stesse forze dell’ordine. Tuttavia un video diventato virale sui social mostra un poliziotto puntare la sua arma sul guidatore. Quando questi ha provato a ripartire, l’agente ha sparato, dritto nell’abitacolo. Poco dopo l’auto si è schiantata. Gli agenti hanno prestato soccorso a Nahel, che però è deceduto poco dopo.

Il video smentisce palesemente la versione della legittima difesa. Per questo il gesto è stato condannato da Macron e dall’opinione pubblica francese, portando a proteste violente ed estese e all’arresto dell’agente colpevole dell’omicidio. Il 2 luglio la situazione sembra essersi acquietata. Ci sono stati “solo” 49 arresti contro i 719 della notte di sabato.

Polizia francese e razzismo, perché tanti casi?

In Francia sono documentati molti casi di violenza della polizia ai danni di minoranze etniche. Nel 2017 il Difensore dei Diritti del governo Hollande ha prodotto una relazione che evidenziava come in Francia le persone con la pelle nera o percepite come nordafricane fossero soggette a controlli di identità venti volte di più dei francesi. Durante i fermi di polizia, in molte occasioni, si registra un uso sproporzionato della forza, l’uso del “tu”, gli insulti o la mancanza ingiustificata di educazione.

Dal 2020 al 2023 sono state uccise per non essersi fermate a un controllo 18 persone. Molte di esse erano di origine maghrebina. Famoso il caso di Adama Traorè, un ragazzo nero morto mentre era in custodia presso la polizia nel 2016. Periodicamente, in Francia, esplodono violente proteste contro gli abusi di matrice razziale della polizia.

Tali abusi sono dovuti a una mancata integrazione delle minoranze. Sebbene il 7% della popolazione francese sia di origine africana (la più alta d’Europa), questa spesso è soggetta a ghettizzazione e discriminazione. Inoltre la Francia ha sofferto molto a causa del fondamentalismo islamico. Questo si traduce in un diffuso pregiudizio e rabbia latente nei confronti di chi segue l’Islam. E, in maniera molto striminzita, queste sono in parte le cause della violenza etnica della polizia francese.

Quali sono i Paesi con meno violenza da parte della polizia?

Secondo il Global Peace Index, tra i dieci paesi considerati più pacifici del mondo ci sono Nuova Zelanda, Islanda e Danimarca. L’indicatore prende in considerazione diversi fattori, come la criminalità interna, la spesa militare e i rapporti con gli Stati vicini. Anche la percezione interna della criminalità e la fiducia nelle forze dell’ordine sono prese in considerazione.

In questi paesi, le forze dell’ordine sono percepite come professionali, dedite solo all’ordine pubblico e rispettate. Inoltre è presente una coscienza civica collettiva più sviluppata e meno incline al reato e alla violenza. Inoltre un fatto interessante da notare è che per la maggior parte i corpi di polizia di questi paesi non hanno in dotazione armi.

Ovviamente si tratta di contesti diversi: minore estensione, minore popolazione, meno problemi interni. Questo si traduce in un welfare più diffuso e di qualità e in un maggiore investimento sull’istruzione e l’educazione dei cittadini.

Come si contrastano gli abusi delle forze dell’ordine?

Si possono però trarre insegnamenti utili su come ridurre gli abusi della polizia. Se in Italia o in Francia non si potrebbe pensare di privare le forze dell’ordine di un’arma da fuoco, ridurne la disponibilità a quei reparti che rischiano di trovarsi in pericolo di vita potrebbe non essere un’ottima idea.

Diversi studi hanno prodotto risultati contrastanti sull’utilità delle bodycam per monitorare l’operato della polizia. I risultati cambiano di luogo in luogo in termini di fiducia e numero di denunce di abusi. Tuttavia i risultati positivi rilevati in molti luoghi in cui sono state utilizzate dovrebbero spingere in questa direzione e nell’utilizzo di numeri di identificazione seriale.

E infine bisognerebbe parlare di educazione. A livello civile e di formazione del personale di polizia, occorre diffondere una cultura che guardi al senso civico, alla responsabilità, all’integrazione e al rispetto.

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Giovanni D'Auria

Laureato in Lettere Moderne, ha da poco iniziato un percorso formativo per diventare pubblicista con diventaregiornalista.it.

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