Il 29 ottobre 2023, in Turchia, si celebra il centenario della fondazione della Repubblica. La moderna Turchia ha avuto origine in seguito alla dissoluzione dell’Impero ottomano e con la vittoria nella cosiddetta “Guerra di indipendenza turca”, che vide opporsi il Regno di Grecia all’esercito turco comandato da Mustafa Kemal Atatürk, che poi divenne il primo Presidente del Paese.

Per comprendere l’importanza del centenario della Repubblica di Turchia, bisogna concentrarsi proprio sulle figure di Atatürk e di Recep Tayyip Erdoğan. Come riporta Giovanna Loccatelli sul portale di Fondazione Feltrinelli, l’eredità di Atatürk è intrinsecamente legata ai concetti di “modernità turca”, laicità e secolarismo.

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La figura di Erdoğan, invece, che governa il Paese da da vent’anni, si contraddistingue per la politica interna autoritaria, per la centralità della religione e per il posizionamento estremamente pragmatico sullo scacchiere internazionale. Una sorta di “modernità turca islamica”, che abbraccia e rielabora l’eredità di Kemal Atatürk

La situazione interna della Turchia

Come Atatürk prima di lui, Erdoğan ha compreso fin da subito che il Potere e l’eredità del suo governo passano anche attraverso le trasformazioni fisiche concentrate nelle due principali città turche.
Negli ultimi vent’anni, infatti, grazie alle politiche neoliberiste del Presidente turco, Istanbul e Ankara, rispettivamente la capitale economica e la capitale politica della Turchia, sono diventate metropoli moderne.

Ciò nonostante, nel Paese, si registra una polarizzazione crescente, che si declina in evidenti disuguaglianze sociali ed economiche tra centri e periferie, tra ricchi e poveri.

La situazione interna della Turchia, oggi, è estremamente complicata. Nel corso dell’ultimo anno, l’inflazione è aumentata notevolmente e la lira turca si è deprezzata, impattando significativamente sul potere d’acquisto dei ceti medio-bassi. Ad agosto 2023, il tasso di inflazione della Turchia ha raggiunto il 58,9%, mentre i prezzi sono aumentati del 60% rispetto all’agosto 2022 e del 9,1% rispetto a luglio 2023.

La politica economica poco ortodossa di Erdoğan, caratterizzata da tassi d’interesse bassi e incentivi al prestito per stimolare la crescita, ha dimostrato gravi limiti, portando alla svalutazione della lira turca e all’aumento della disoccupazione.

Ma non è l’unico aspetto rilevante. Come riporta l’ONG Human Rights Watch, negli ultimi vent’anni, la Turchia è scivolata lentamente ma inesorabilmente verso l’autoritarismo. Il presidente ha consolidato il suo controllo sul paese attraverso modifiche costituzionali, erodendo le istituzioni democratiche e limitando la libertà d’espressione di oppositori politici e giornalisti.

Erdoğan, inoltre, ha ritirato la Turchia dalla Convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne e, in alcuni casi, ha attaccato duramente la comunità LGBTQ+.

La politica estera della Turchia alla vigilia del centenario

Nel corso degli ultimi vent’anni, Erdoğan ha notevolmente rafforzato la presenza di Ankara sullo scacchiere internazionale, adottando una politica estera sempre più assertiva e non allineata. Con continui riferimenti all’Impero ottomano, riporta Limes, Erdoğan non ha mai celato il proprio desiderio di riconciliare la Turchia moderna con il suo glorioso passato imperiale.

Ankara, infatti, sta diventando un attore di primaria importanza nella diplomazia regionale e un interlocutore rilevante in numerosi scenari critici per la sicurezza internazionale, tra cui Libia, Somalia, Palestina e Siria. In particolare, Erdoğan ha cercato di favorire la mediazione tra Russia e Ucraina e ha promosso la normalizzazione dei rapporti con Emirati Arabi, Arabia Saudita e, almeno fino a qualche tempo fa, Israele. Un riavvicinamento da ricondurre principalmente a motivi economici, energetici (la Turchia mira a diventare un hub per il gas israeliano in Europa) e di sicurezza in funzione anti-iraniana.

Negli ultimi anni, inoltre, il Paese ha notevolmente potenziato la propria influenza in diverse regioni, in particolare nello spazio post-sovietico, in Asia centrale, nei Balcani e in Medio Oriente, ovvero in tutte quelle regioni abitate da folte comunità turche o turcofone.

Per quanto riguarda il rapporto con gli alleati occidentali, la Turchia porta avanti una comportamento ambiguo. Fa parte della NATO, ma si trova spesso in contrasto con Washington e con gli altri stati membri: solo recentemente, dopo numerose rassicurazioni di carattere politico, ha accettato di far cadere il veto sull’entrata di Svezia e Finlandia nell’alleanza atlantica.

Da alcuni anni, inoltre, si ritrova invischiata con la Grecia in una contesa caratterizzata da dispute territoriali e marittime nel Mar Egeo e nel Mediterraneo orientale. Attriti legati principalmente allo sfruttamento delle risorse energetiche e alla sovranità su alcune isole.

La Turchia, infine, è un importante partner commerciale dell’Italia. Ankara e Roma stanno rafforzando la cooperazione su diversi dossier, inclusi i flussi migratori, la crisi libica e la stabilità del Mediterraneo orientale.

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Marzio Fait

Marzio Fait. Mi occupo di comunicazione per il non-profit. Ho partecipato come observer alla COP 27 e alla COP28. Mi occupo di attualità, di diritti umani e di giustizia climatica. Aspirante pubblicista, scrivo per BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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