Diversamente da quanto si legge online, dal 2000 ad oggi sono stati fatti enormi progressi in molti Paesi del mondo nella lotta allo sfruttamento del lavoro minorile. A livello globale, il numero di bambini coinvolti nel lavoro minorile è diminuito da 245 milioni a 160 milioni tra il 2000 e il 2020, secondo le stime del report Child Labour: Global estimates 2020 redatto dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO). Di questi, 79 milioni sono impiegati in mansioni pericolose: un fenomeno registrato soprattutto nelle economie più deboli del Sud del mondo.

Il grafico mostra la costante diminuzione dello sfruttamento del lavoro minorile dal 2000 al 2020
Ciò nonostante, la lente di ingrandimento dei media va sempre e solamente sui dati negativi (qui spieghiamo perché), che pure ci sono. Come riporta l’UNICEF, negli ultimi quattro anni si è registrato un aumento dei numeri, dovuto soprattutto all’instabilità geopolitica e alle conseguenze socio-economiche della pandemia di Covid-19.
In occasione della Giornata mondiale contro il lavoro minorile, che ricorre ogni anno il 12 giugno e istituita nel 2002 dall’ILO per sensibilizzare l’opinione pubblica e promuovere misure efficaci per contrastare questo fenomeno, abbiamo fatto un’analisi della situazione attuale su scala italiana e globale.
Il lavoro minorile nel mondo e in Italia
Il lavoro minorile è un problema diffuso in diverse regioni del mondo, in particolar modo nei Paesi dell’Africa Subsahariana e dell’Asia, dove la sussistenza delle comunità locali dipende molto dal lavoro manuale e dove i bambini sono spesso costretti a contribuire al sostentamento familiare.
Ma non solo: in molti casi, la povertà estrema costringe molte famiglie a cedere i propri figli come valuta di scambio. Gli sfruttatori, che acquistano le prestazioni dei bambini e dei ragazzi, impiegano i minori in attività lavorative pericolose, come le miniere in Cambogia, le piantagioni di tè nello Zimbabwe o le fabbriche tessili del Bangladesh: tutte attività pericolose che ledono il loro diritto alla salute, all’istruzione e al gioco.

La mappa dove è più presente il fenomeno dello sfruttamento del lavoro minorile.
L’Italia risente molto meno del fenomeno dello sfruttamento del lavoro minorile, rispetto ad altre aree del mondo. Nel nostro Paese, tuttavia, non ci sono dati statistici esaustivi. Il rapporto “Non è un gioco” di Save the Children stima che circa 336mila minorenni italiani tra i 7 e i 15 anni abbiano avuto esperienze lavorative, circa 1 su 15. Di questi, circa 58mila risultano impegnati in attività particolarmente dannose per il loro benessere. A questo proposito, i settori più colpiti includono la ristorazione e l’agricoltura, ma emergono anche nuove forme di sfruttamento del lavoro minorile, come la creazione di contenuti per il web.
Le soluzioni messe in campo dagli Stati
Nel 2023 l’Italia ha avviato un protocollo di intesa contro lo sfruttamento minorile che prevede la promozione di informazioni (destinate ai minori) sulle tutele legate al mondo del lavoro, la raccolta e la diffusione di dati sul lavoro minorile (regolare e irregolare) e la promozione di programmi formativi sulla sicurezza nei luoghi di lavoro.
L’Unione Europea ha lanciato due programmi per contrastare il fenomeno: la “Strategia per i diritti dei minori” (2021) e il “Piano d’azione per i giovani” (2022), due misure che mirano a garantire i diritti fondamentali ai minori che vivono in Europa.
L’UE è anche coinvolta in alcuni programmi per eradicare il lavoro minorile al livello globale, fornendo assistenza tecnica e finanziaria: il progetto “Clear Cotton” mira a contrastare il lavoro minorile nella filiera del cotone in Africa e Sud America. Il programma “Sustainable Cocoa” promuove invece metodi di produzione sostenibile del cacao e lavora per prevenire lo sfruttamento minorile nelle piantagioni dell’Africa Occidentale.
Cosa manca per contrastare il lavoro minorile
Come riporta Terre des Hommes, la lotta alle disuguaglianze sociali e il rafforzamento dei sistemi di protezione sociale sono cruciali per ridurre il numero di bambini lavoratori.
A tal proposito, secondo l’ILO è fondamentale garantire compensi adeguati e migliorare la sicurezza sui posti di lavoro, fornendo così alternative solide per le famiglie dei minori.
Per combattere il fenomeno è inoltre necessario destinare risorse adeguate ai sistemi scolastici, rendendo gratuiti libri e trasporti e favorendo altre soluzioni per contrastare l’abbandono scolastico e garantire così al maggior numero possibile di bambini il diritto all’istruzione.