Tutti guardano al vaccino, intanto la ricerca del farmaco anti-Covid avanza.

Con la campagna vaccinale che avanza, fra mille difficoltà, ci si inizia a chiedere quando la pandemia si stabilizzerà definitivamente. Nel frattempo molte industrie farmaceutiche italiane stanno collaborando con istituti ed enti nazionali per mettere a punto un farmaco che attaccherà il virus direttamente. Se ci ammaleremo di Covid, in futuro, dovremmo trovarci pronti a combatterlo con i farmaci e a curarlo con una terapia mirata, oltre che prevenirlo con i vaccini. La ricerca sta facendo passi da gigante in questa direzione.

Le ricerche più avanzate nella ricerca del farmaco anti-Covid

L’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), lo scorso 5 febbraio ha dato il via libera al trattamento con anticorpi monoclonali, già  approvato dalla Commissione Tecnico Scientifica. Tutti i pazienti ad alto rischio di sviluppo di una forma grave di Covid e gli ospedalizzati con forme moderate potranno essere trattati con questa terapia.

La fondazione Toscana Life Sciences (TLS) è un ente no-profit che si occupa di ricerca. Da un anno sta studiando gli anticorpi monoclonali e finalmente, dopo il consenso dell’AIFA, inizierà la fase di sperimentazione sulla popolazione del farmaco per combattere il virus a base di anticorpi. La ricerca si basa sull’individuazione di anticorpi nel sangue delle persone guarite dal Covid, che hanno perciò in circolo proteine monoclonali capaci di attaccare il virus (anticorpi). In base a quale sarà la risposta della somministrazione nei casi moderati, verrà valutato se questa terapia potrà aiutare anche i pazienti in fase acuta. Entro l’estate partiranno le prime terapie a base di anticorpi monoclonali.

La piattaforma di supercalcolo impiegata contro il Covid

Andrea Beccari, intervistato da Buone Notizie, è il responsabile Dompé della piattaforma Exscalate4Coronavirus che da quasi un anno è impiegata, con il sostegno della Commissione Europea, nel campo della ricerca contro il Covid. La Dompé Farmaceutici è la coordinatrice del consorzio E4C. Questo trust farmaceutico utilizza l’Exscalate come strumento per la progettazione farmaceutica. L’Exscalate è una piattaforma di supercalcolo con una libreria di oltre 500 miliardi di molecole. Questa macchina è in grado di sintetizzare la molecola migliore per lo studio clinico che avverrà successivamente.

Nel caso specifico Dompé è stata in grado di sintetizzare il Raloxifene. L’ipotesi del calcolatore è stata validata e l’AIFA ha approvato lo studio clinico nel dicembre scorso. La molecola è impiegata nelle varie fasi di  sperimentazione  stabilite dai protocolli dell’Agenzia del farmaco. La fase sperimentale  viene sviluppata in 5 diversi siti italiani. Le prospettive sono ottime: il farmaco verrà testato su 450 pazienti nella fase successiva; dovrebbe arrivare entro maggio. Il trattamento non darebbe effetti collaterali, dal momento che il Raloxifene, utilizzato dagli anni ’70, è una molecola considerata sicura dalla scienza. “Sicuramente avrà il vantaggio, rispetto ai vaccini, di essere somministrato a persone infette: una parte di popolazione molto più piccola, perciò non serviranno produzioni su larga scala e costi elevati. L’obiettivo del Raloxifene è quello di bloccare la replicazione del virus“: questa la spiegazione di Beccari.

I promettenti studi del VIMM sulla possibile terapia anti-Covid

Il risultato di uno studio condotto dall’Istituto Veneto di Medicina Molecolare (VIMM) e dall’Istituto Oncologico di Ricerca ha dimostrato il possibile ruolo degli ormoni steroidei nella strategia terapeutica del Covid. Lo studio è stato condotto dalle ricercatrici Monica Montopoli e Arianna Calcinotto su un campione di oltre 50mila donne testate per l’infezione da SARS-CoV2. Durante questi ultimi mesi le donne hanno effettuato una terapia anti-estrogeni per il tumore al seno.

Nel campione testato è stata evidenziata una prevalenza minore di infezione da Covid in pazienti affette dai tumori: lo studio ha portato alla conclusione che gli ormoni determinano un’alterazione nella fusione tra virus e cellula ospite. Il possibile utilizzo terapeutico degli ormoni in pazienti affetti da Covid è una strada percorribile per attenuare gli effetti del virus.

Le altre ricerche del farmaco anti-Covid

I tassi di mortalità per Covid sono associati soprattutto all’insorgere della tempesta citochinica, uno stato infiammatorio dannoso. Le citochine sono molecole che fungono da segnali di comunicazione tra due cellule del sistema immunitario e organi e tessuti. Durante una tempesta, l’eccessiva produzione di citochine causa il malfunzionamento dell’organo. L’Anakinra è un farmaco anti-infiammatorio studiato dall’Ospedale San Raffaele; ha dimostrato la capacità di colpire la citochina specifica e prevenire una tempesta citochinica.

Un ultimo recentissimo studio giunge da Tel Aviv dove è in fase II di sperimentazione un farmaco che finora ha dato risultati strepitosi. Anche in questo caso si tratta di un anti-infiammatorio impiegato nella prevenzione della tempesta di citochine in pazienti Covid con situazioni gravi. La sostanza EXO-CD24 aiuta a calmare il sistema immunitario e frenare la tempesta; il professor Nadir Arber ha somministrato la sostanza a 30 pazienti, ognuno dei quali ha mostrato segni di ripresa entro una settimana. Presto lo studio clinico passerà a nuova fase con la speranza che possa rappresentare anch’esso una valida alternativa di risposta al virus.

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