Due somministrazioni diverse: la vaccinazione eterologa fa discutere. Rischi noti e ignoti, studi in corso e la sua efficacia.
La campagna vaccinale in Italia, nelle prossime settimane, subirà una svolta decisiva. Circa un milione di persone, di età inferiore ai 60 anni, a cui è stata somministrata la prima dose di AstraZeneca, riceverà una seconda dose di un vaccino a mRNA (Pfizer-BioNTech o Moderna). Tale decisione arriva dopo l'aggiornamento del Ministero della Salute di riservare AstraZeneca ai soli over 60. La decisione, pur essendo stata accolta con favore da quanti temevano gli effetti avversi manifestati sui più giovani dopo la dose di AstraZeneca, fa molto discutere. Già da tempo, la vaccinazione eterologa è oggetto di sperimentazione in numerosi Paesi, eppure i dati disponibili sono ancora pochi. Gli studi clinici condotti finora hanno interessato poche migliaia di persone e sono ancora in fase preliminare. Ciò nonostante gli esiti delle ricerche sulla vaccinazione mista sono positivi; i risultati sembrano promettenti, sia dal punto di vista dell'efficacia, sia della sicurezza.
L'iter della vaccinazione eterologa. Perché ci siamo arrivati?
Da diversi mesi sono al centro dell'opinione pubblica i problemi circolatori (trombosi) emersi su un bassissimo numero di vaccinati con AstraZeneca. L'Ema ha deciso di condurre approfondimenti sul vaccino: da essi è emersa la presenza di rischi lievemente più alti in persone di età inferiore ai 60 anni. Tuttavia si tratta di numeri minimi: 1 caso su 100mila persone di rare trombosi dopo la prima dose; 1 caso su 600mila dopo la seconda. Nonostante la . . .

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