La variante Delta esiste ed è contagiosa, ma i vaccini sembrano in grado di renderla meno pericolosa.

La variante Delta del Sars-CoV-2 sta spingendo diversi Paesi a re-introdurre alcune restrizioni che sembravano ormai accantonate. I numeri dei contagiati sono in aumento e il Centro Europeo per la Prevenzione ed il Controllo delle infezioni (ECDC), ha stimato che, entro la fine di agosto, essa rappresenterà il 90% dei casi dei virus Covid-19 diffusi in Unione Europea. Una ricerca del Finalcial Times basata sulle sequenze genetiche del virus depositate nella banca dati Gisaid, insieme ad altri numeri provenienti dall’istituto di ricerca belga Sciensano, indica che la presenza della variante Delta è predominante in Gran Bretagna e Portogallo (98 e 96%); negli Stati Uniti (31%); in Italia (26%), Belgio (16%), Germania (15%) e Francia (6,9%).

La domanda che quindi ora sorge spontanea è: c’è davvero da preoccuparsi o i vaccini avranno un ruolo centrale? Una premessa doverosa da fare è che i contagiati sono soprattutto i giovani, ovvero le persone non ancora vaccinate o in attesa di seconda dose.
I vaccini finora autorizzati e più impiegati – Pfizer-BioNTech, Moderna e AstraZeneca – ai dati ad oggi in nostro possesso, sembrano infatti reggere anche per questa variante.  Essi offrirebbero una buona protezione, ma – specificano gli studi –  con il ciclo vaccinale completo. 

Le caratteristiche della variante Delta

Le varianti di un virus sono un fenomeno naturale: nel corso del tempo può accadere infatti che un virus cambi le proprie caratteristiche.
La variante Delta, isolata in India, è una delle tre sottovarianti del Covid-19. Secondo gli studi epidemiologici effettuati proprio da studiosi in Inghilterra, sembrerebbe essere più contagiosa della Alfa almeno del 40-50%, come conferma anche un gruppo di esperti britannici, intervistati dal The Guardian, che ha evidenziato la sua maggior trasmissibilità. Dati confermati anche in Australia, dove le autorità parlano di “contagi estremamente rapidi”: attraverso riprese fatte in un centro commerciale a Sidney, gli esperti hanno stabilito che tale variante può trasmettersi tramite un brevissimo contatto di appena 5-10 secondi.

Sulla sintomatologia, invece, non ci sono ancora dati certi: quelli forniti dagli studi inglesi evidenziano una prevalenza di mal di testa, mal di gola e naso che cola. Meno diffusa è la perdita dell’olfatto, febbre alta e tosse. I dati però sono ancora preliminari e non è ben chiaro se tali sintomi più lievi dipendano dal fatto molti dei positivi al virus Delta, hanno già ricevuto la prima dose di vaccino, fondamentale per combattere forme più gravi e ricoveri.

La variante Delta in Israele: cosa sta succedendo?

Nelle ultime settimane in Israele si è verificata un’impennata non indifferente dei casi di infezione al Covid-19, dovuti alla variante Delta. Ciò sta avvenendo nonostante la rapida campagna di vaccinazione. Questo ha fatto nascere dubbi sull’efficacia effettiva dei vaccini, ma in realtà i numeri, letti correttamente, fotografano uno scenario  diverso.

Nonostante i casi di contagiati siano passati da 10 ad oltre 100 a settimana, Ran Balicer, epidemiologo a capo della direzione generale di sanità israeliana, fa sapere che metà dei casi riguarda minori (non vaccinati). E i casi gravi, comunque, sarebbero un numero molto esiguo, a dimostrazione del fatto che i vaccini proteggono da forme più gravi della malattia. Infatti anche il tasso di ospedalizzazione in Israele non è aumentato.

I numeri della Gran Bretagna

Anche in Gran Bretagna, un’attenta osservazione su pazienti infetti ha mostrato che il tasso di mortalità complessivo della variante Delta è molto più basso rispetto al passato. A questo dato si può guardare con estremo ottimismo perché è esattamente la risposta che ci si aspetta dai vaccini. Essi non hanno ridotto la loro efficacia: anche con tale variante, sono in grado di ridurre gli effetti del Covid-19, scongiurando la possibilità di casi gravi e morti.

L’importanza del ciclo completo

La Public Health England, un’agenzia del ministero della Salute britannico, ha pubblicato inoltre una nuova analisi sull’efficacia dei vaccini di AstraZeneca e Pfizer-BioNTech. I dati mostrano che con una singola dose si ha una copertura del 31%; dell’80% invece dopo la somministrazione della seconda dose. Quindi, la circolazione rapida della variante Delta confermerebbe quanto sia importante non solo vaccinarsi, ma completare il ciclo ricevendo entrambe le dosi.

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