La lingua italiana vive di cambiamenti, anche a causa dei (o grazie ai) social network.

La lingua italiana è in continua evoluzione, così come ogni idioma in buona salute dovrebbe essere. Chi determina i cambiamenti linguistici siamo noi, parlanti e scriventi. Nonostante questo, sono ancora molti gli errori che vengono commessi quotidianamente; spesso, però, non si sa quali siano. Buonenotizie.it ha intervistato Manolo Trinci, autore de “Le basi proprio della grammatica“, in modo da chiarire alcuni aspetti poco conosciuti e per capire in che misura i social network e la pandemia sono responsabili dei cambiamenti linguistici.

Lingua italiana nel parlato e nello scritto

La distinzione tra parlato e scritto è molto importante. Manolo Trinci dichiara: “Nel parlato abbiamo più libertà rispetto allo scritto, tanto che tutti, con più facilità, incappiamo in infrazioni dettate dalla rapidità d’espressione. Inevitabilmente, col tempo le abitudini linguistiche possono sfociare in veri e propri cambiamenti, che a loro volta possono passare dall’oralità alla scrittura. Tali cambiamenti sono assolutamente naturali e anzi testimoniano la vitalità, nel nostro caso, dell’italiano.

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Ma quali sono, quindi, gli errori “imperdonabili” della lingua italiana?: “Quelli che molti definiscono errori tout court, in realtà non lo sono. Esistono i registri linguistici, le possibilità di variare il livello del nostro italiano a seconda della situazione e di chi abbiamo di fronte. “A me mi” stonerebbe in una tesi di laurea, mentre all’interno di una chat con un amico sarebbe del tutto legittima. O ancora, esistono forme che sono presenti solo in alcune regioni d’Italia: “scendi il bambino dal passeggino” è una forma legittima se a usarla è un soggetto che vive in Sicilia e che vuole trasmettere un’informazione rapida all’interno delle proprie mura domestiche. Diverso è, per esempio, il “piuttosto che” usato con valore disgiuntivo anziché con valore avversativo. Ma quello che oggi è un errore, domani potrebbe essere norma, “per colpa” di alcuni parlanti che continuano a usarlo in modo errato.

Chi decide come cambia la lingua italiana?: “In realtà, e alcuni si stupiranno di questo, non esiste nessun ente ufficiale che possa decidere a tavolino quali parole entreranno nel dizionario e quali dovremo abbandonare. Il parlante medio, che si interessa il giusto delle questioni linguistiche, magari non sa che l’Accademia della Crusca non ha un ruolo prescrittivo, ma descrittivo. Tratta gli innumerevoli aspetti della nostra lingua e ci suggerisce come usarla. Suggerisce, non obbliga. Siamo noi parlanti e scriventi a decidere le sorti di un termine: se quella parola verrà usata da un numero sufficiente di italiani entrerà nel dizionario, altrimenti cadrà nel dimenticatoio.

Social network, pandemia e cambiamenti linguistici

Quanto influiscono i social network nei cambiamenti della lingua italiana?: “Danno un contributo notevole: permettono ai termini di circolare più rapidamente, ai parlanti di imparare e accogliere nel proprio dizionario neologismi e forestierismi; ma soprattutto hanno permesso e permettono a tutti di scrivere. Prima, scriveva solo chi lo faceva di mestiere (scrittori, giornalisti, insegnanti) mentre i comuni mortali, al di fuori delle scuole, adoperavano pochissimo la scrittura. Oggi, invece, lo facciamo tutti, in continuazione: chat, mail, post, ecc. Questo è sicuramente un aspetto positivo.

E riguardo all’impoverimento lessicale?: “Può riguardare tutti, perché è facile cadere nelle abitudini e non uscire dalla propria zona di comfort linguistico. Parlare e scrivere sono attività che richiederebbero impegno, ricerca, concentrazione e dedizione. Nell’era digitale, tutto questo è andato perduto, perché bisogna fare tutto con rapidità e brevità. La scrittura digitale funziona in questo modo. L’importante è saper distinguere e diversificare, evitando quel tipo di linguaggio in altri ambiti in cui quel modo di comunicare stonerebbe. Non bisogna mai avere un atteggiamento passivo verso le parole, ma fare sempre attenzione a quelle che leggiamo, ascoltiamo e adoperiamo.

Come ha influito, invece, la pandemia nel cambiamento della lingua italiana?: “In questo anno e mezzo siamo stati inondati di termini che prima non conoscevamo o usavamo poco: infodemia, allarmismo, sierologico, assembramento, ecc. Per non parlare degli anglicismi: lockdown, smart working, cluster, ecc. Alcuni di questi termini li perderemo. Altri rimarranno. Altri ancora, resteranno per fare compagnia ad altre accezioni.

La lingua italiana è viva e perciò, inevitabilmente, cambia, adeguandosi al contesto storico e sociale.

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