La problematica dei cinema chiusi in Italia si rispecchia nei 170 milioni di euro guadagnati quest’anno, ovvero un calo del 7% rispetto al 2020. Questi sono i numeri registrati da Cinetel, agenzia costantemente aggiornata sul mercato del grande schermo. L’industria cinematografica si ritrova a fare i conti con l’attuale situazione pandemica, complice una nuova ondata di contagi.

Nonostante questo, alzare bandiera bianca non è un opzione praticabile, bensì un concreto rischio di avvicinarsi al punto di non ritorno: cessare l’attività definitivamente. Alcuni film saranno posticipati, ma la vera svolta arriverà con norme anti-Covid aggiornate e, ovviamente, con lungometraggi che stimolino l’interesse del pubblico.

Cinema chiusi: le due facce del 2021

L’anno appena trascorso ha rivelato due realtà cinematografiche ben precise: la prima di natura economica, la seconda di natura sociale. L’industria sta tuttora attraversando un momento delicato, con un continuo susseguirsi di aperture e chiusure temporanee che mettono a dura prova gli introiti della sale italiane. D’altra parte, la potenzialità del grande schermo è stata evidente nei mesi in cui si è potuto godere di continuità dei servizi.

Considerando il 2019, visto l’impraticabilità del 2020, quest’anno il cinema è passato da un iniziale -87% ad un decisamente più ottimistico -10% nei mesi natalizi. Lo stesso Davide Novelli, presidente di Cinetel, sottolinea questo duplice aspetto: “I numeri dei cinema chiusi segnalano la gravità e lo stress economico e sociale subito dalle sale e dalle distribuzioni cinematografiche, ma al tempo stesso sottolineano la vitalità e la capacità di reagire dell’intera filiera”.

Cinema in crisi o industria da migliorare?

Non si parla solo dei cinema chiusi per la pandemia, la quale ha offerto, paradossalmente, anche spunti per il grande schermo. Secondo uno studio americano, gli spettatori mostravano una tendenza rinunciataria ben prima delle restrizioni causa virus. L’aumento del costo di alcuni servizi, come cibo e biglietti, cominciava a dare l’impressione che andare in sala fosse un impegno meno rilassante del previsto.

Oltre questo, è bene ricordare che le piattaforme streaming, come Netflix o Prime Video, sono una garanzia di comodità e di successi planetari. Lo stesso Wall Street Journal ha messo sotto la lente d’ingrandimento un dato sull’audience: lo zoccolo duro è il pubblico maschile tra i 25 ed i 45 anni. Anche questi numeri ci indicano la necessità di creare e offrire più scelta al panorama femminile, evidentemente disinteressato dalle pellicole degli ultimi anni.

cinema chiusi popcorn

Cinema chiusi: i distributori invitano alla calma

Riccardo Tozzi, fondatore di Cattleya, maggiore casa di produzione cinematografica e televisiva indipendente in Italia, ed ex presidente Anica, Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche Audiovisive Digitali, si è dichiarato fiducioso per il futuro.

Queste le parole rilasciate al quotidiano la Repubblica: “Il pubblico, quando sarà finita questa peste, tornerà al cinema. Per me non è questione di finestre, più o meno lunghe, perché tanto sappiamo che prima o poi arrivano, ma di film che ci fanno uscire dalla porta”.

Anche Massimiliano Orfei, amministratore delegato di Vision Distribution, casa di distribuzione cinematografica italiana, suggerisce la calma: “Non bisogna farsi prendere dal panico, anche se la tentazione di mollare è forte. Se mettessimo tutto in pausa, far tornare la gente al cinema poi sarebbe un’impresa titanica e non possiamo permettercelo”.

Crisi del cinema: quali sono le soluzioni?

Le contromosse da adottare sono molteplici, alcune già attualmente in vigore: l’obbligo delle mascherine ffp2 e il divieto di consumare cibi o bevande in sala, ad esempio.

Una delle tematiche più calde è quella riguardante la riorganizzazione degli spazi, ampiamente discussa sia per i cinema chiusi che per gli stadi. Una sala al 100% può spaventare, ma un 50% è già più gestibile, sia a livello numerico che organizzativo. Ed è proprio l’organizzazione a richiedere un ulteriore salto di qualità: prenotazioni online, servizi per disinfezione ed impianti di condizionamento dell’aria saranno fondamentali per evitare le sale indisponibili.

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Francesco Cretella

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