Dai buoni pasto all'assistenza sanitaria, le aziende che puntano sul welfare registrano trend di occupazione positivi.
Benessere: è questo il primo significato della parola «welfare». Nel corso della nostra vita, mentre studiamo, lavoriamo o utilizziamo l'assistenza sanitaria, tutti noi accediamo a numerosi servizi configurati con il preciso obiettivo di supportarci.

Se ricercare il proprio benessere personale è un diritto e un dovere di ciascuno di noi, essere tutelati in quanto cittadini, pazienti, lavoratori e pensionati è una responsabilità pubblica, che trova nel welfare statale la massima espressione politica e sociale di una comunità.

Oltre al welfare pubblico, con cui si indica il complesso delle tutele comunali, regionali e nazionali, esistono diverse politiche complementari di sostegno ai dipendenti, attuate direttamente dalle imprese, che rientrano nel welfare aziendale, uno strumento virtuoso e sostenibile per gli equilibri di mercato, anche durante congiunture economiche delicate come quella post-pandemica.
Welfare, gli incentivi aziendali a sostegno del lavoratore dipendente
La polizza sanitaria, i buoni pasto o un voucher per il trasporto pubblico sono i benefit più noti tra quelli proposti dalle aziende come vantaggi contrattuali di tipo integrativo a sostegno dei dipendenti.

Non solo, poiché i piani di welfare sono legati a doppio filo alla responsabilità sociale d'impresa (ossia alle conseguenze etiche e globali delle decisioni aziendali) e ai benefit individuali si aggiungono talvolta proposte a tutela della famiglia e della genitorialità, come contributi per le rette scolastiche, buoni per corsi di formazione o libri di testo destinati ai figli in età scolare.

Mai tassati . . .

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