A inizio 2023 sono attese alcune iniziative da parte dell’Unione europea, per aggiornare e revisionare le direttive in materia di gestione di rifiuti urbani. Per quanto riguarda lo smaltimento di rifiuti indifferenziati, il pacchetto di misure sull’economia circolare dell’Ue prevede che dal 2030 sarà vietato lo smaltimento in discarica di tutti i rifiuti idonei al riciclaggio o al recupero. Mentre, entro il 2035, la quantità di rifiuti urbani collocati in discarica dovrà essere ridotta al 10% del totale in peso dei rifiuti urbani prodotti.

Secondo il rapporto 2022 dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA), nel 2021 i quantitativi di rifiuti indifferenziati smaltiti in discarica in Italia sono ammontati a 5,6 milioni di tonnellate, pari al 19% dei rifiuti urbani complessivi prodotti. Quando i rifiuti indifferenziati non possono essere più valorizzati in alcun modo, questi raggiungono la fine del loro ciclo di vita. Il lavoro da fare resta quindi molto, anche se va sottolineato come il ricorso alla discarica si sia ridotto del 52% negli ultimi dieci anni.

Che cosa suggerisce l’Europa per gestire i rifiuti indifferenziati?

Il pacchetto sull’economia circolare prevede l’aumento del riciclaggio e la riduzione dello smaltimento in discarica di rifiuti indifferenziati. La prevenzione, la progettazione in economia circolare e il riutilizzo possono generare risparmi e ridurre l’emissione di gas a effetto serra. Per questo, termovalorizzazione e smaltimento in discarica occupano i due gradini più bassi della piramide dei rifiuti. 

Però, mentre rispetto allo smaltimento dei rifiuti indifferenziati l’Unione europea è categorica, per quanto riguarda la termovalorizzazione potrebbe esserci un po’ di spazio. Sebbene la gestione dei rifiuti in economia circolare sia al vertice della piramide, le indicazioni europee consentono infatti l’incenerimento, purché gestito in modo equilibrato. 

In Paesi come l’Italia, dove la percentuale di rifiuti indifferenziati è ancora alta, i processi di termovalorizzazione potrebbero quindi svolgere un ruolo complementare nella transizione a un’economia circolare. 

Non si deve dimenticare però la gerarchia dei rifiuti. Prevenzione, riciclo e riuso restano pratiche decisive per realizzare un’economia più circolare. L’indicazione della Commissione europea è di smaltire il 10% di rifiuti urbani in discarica. Un incentivo quindi all’aumento di raccolta differenziata e alla costruzione di impianti specifici, non alla realizzazione di impianti di termovalorizzazione. 

Il pacchetto europeo sull'economia circolare aiuterà a ridurre i rifiuti indifferenziati

Foto di Marcin Jozwiak su Unsplash

Innovare gli impianti e i processi produttivi resta la strada preferibile

Ad oggi, si può immaginare di allestire una rete impiantistica per il trattamento di rifiuti differenziati, in grado di valorizzarli attraverso la produzione di energia. Nell’ambito dell’attuazione del Piano Nazionale di ripresa e resilienza, il Ministero della Transizione Ecologica (MiTE) ha proposto alcune riforme per uniformare il Paese in merito alla gestione sia dei rifiuti indifferenziati che differenziati.

Tra queste riforme il MiTE ha messo a punto la Strategia nazionale per l’economia circolare che prevede l’indicazione di nuovi strumenti amministrativi e fiscali. L’obiettivo è potenziare il mercato delle materie prime seconde (le materie prime recuperate tramite riciclo). Si responsabilizzeranno inoltre il produttore e il consumatore, attraverso la diffusione di pratiche di condivisione e di informazione in merito all’economia circolare.

Inoltre, il Programma nazionale per la gestione dei rifiuti permetterà di investire in impiantistica innovativa e aumentare la percentuale di riciclaggio, diminuendo la produzione di rifiuti indifferenziati, con l’obiettivo di contribuire alla transizione energetica già dalla fase di produzione. Investire in processi produttivi innovativi è infatti un altro passaggio necessario per approdare appieno nel modello circolare e contenere il conferimento di rifiuti indifferenziati in discarica.

Una migliore progettazione del prodotto è fondamentale per facilitare il riciclaggio e creare prodotti facili da riparare o più durevoli. Un processo produttivo di questo tipo può permettere infatti di usare le risorse in modo più efficiente e produrre meno rifiuti indifferenziati, promuovendo l’innovazione e tutelando nel contempo l’ambiente. 

Giovanni Beber

Giovanni Beber

Giovanni Beber. Studio Filosofia e Linguaggi della Modernità presso l'Università di Trento e collaboro con alcuni blog e riviste. Mi occupo di sostenibilità, ambientale e sociale e di economia e sviluppo.

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