Nelle ultime settimane, una delle discussioni che sta tenendo banco arriva da Roma. Infatti per porre rimedio al problema dei rifiuti che da anni ormai flagella la nostra Capitale, il sindaco Roberto Gualtieri ha proposto la realizzazione di un termovalorizzatore da 700 milioni di euro, come riportato ormai da più media.  La diatriba nasce dal fatto che non tutti pensano si tratti di una scelta ecologica e di progresso. Cerchiamo di far luce sui termovalorizzatori per capire se possano essere una soluzione.

Come funzionano questi moderni inceneritori

Gli impianti di termovalorizzazione bruciano i rifiuti solidi urbani (conosciuti come RSU) per produrre vapore in una caldaia utilizzata per generare elettricità. A differenza dei classici inceneritori, grazie a un motore a turbina, il termovalorizzatore produce calore ed energia nella camera di combustione.

In sostanza questi impianti sono delle vere e proprie centrali elettriche che al posto di carbone, petrolio o gas naturale, utilizzano i rifiuti come combustibile.

Il problema dei rifiuti va affrontato. Ecco le possibili risposte

Stando ai dati Eurostat sui rifiuti urbani, ogni cittadino europeo produce oltre 505 kg di rifiuti urbani all’anno. Di questi il 48% viene riutilizzato o riciclato, ma il 23% finisce in una discarica. Questa percentuale nel 1995 era oltre il 61%, quindi sono evidenti i progressi fatti, ma non sono ancora abbastanza.

Nelle gerarchie europee delle migliori pratiche di smaltimento rifiuti i termovalorizzatori sono al quarto posto su cinque. Prima delle sole discariche e dopo il podio costituito dalle tre soluzioni vincenti: prevenzione, riutilizzo e riciclaggio.

In un mondo ideale quindi, nemmeno un grammo di rifiuti dovrebbe finire in discarica o andare bruciato in un inceneritore. Ma bisogna affrontare la realtà e i suoi numeri impietosi. Bisogna anche precisare che i rifiuti non riciclabili sono inutilizzabili anche come scarti dal riciclaggio e quindi occorre trovare soluzioni per smaltirli. Proprio qui vengono in soccorso i moderni termovalorizzatori.

Dati estratti da Eurostat a dicembre 2021.

Quanto inquina un termovalorizzatore? La risposta vi stupirà

Secondo l’ultimo rapporto ISPRA, da parte del Centro Nazionale dei Rifiuti e dell’Economia Circolare, lo smaltimento dei rifiuti contribuisce per il 4,9% alle emissioni di gas serra in Italia. Il 76% per colpa delle discariche e il 20% per il trattamento delle acque reflue. Mentre, a differenza di quel che si crede, il contributo dell’incenerimento è vicino allo zero.

Determinanti sono anche i Best Available Techniques. I BAT costituiscono dei rigidi standard europei continuamente aggiornati e che impongono a tutti i termovalorizzatori di adeguarsi entro quattro anni ai primi della classe in termini di emissioni ed efficienza energetica. Questo fa in modo che anche le strutture più datate vengano aggiornate, migliorando continuamente le proprie prestazioni.

Esempi di smaltimento rifiuti tramite i termovalorizzatori: i Paesi che hanno trasformato l’operazione in opportunità

Svezia e Danimarca vantano oggi la più alta capacità pro-capite in Europa di trasformare i rifiuti in energia tramite i termovalorizzatori. Entrambi i Paesi ne hanno fatto un vero e proprio business importandone in grandi quantità.

Tra l’altro va precisato che i termovalorizzatori devono essere a pieno regime, perché più rifiuti trattano e più energia producono. La Svezia con un sesto degli abitanti dell’Italia ha 36 termovalorizzatori, contro i 37 nostrani. La Danimarca ha un decimo della nostra popolazione e conta ben 23 impianti. La Germania ne ha 100 e la Francia 124.

Il termovalorizzatore del futuro punta a zero emissioni

Le emissioni di questi impianti sono quindi già molto basse, ma in Nord Europa non si fermano a questo e infatti puntano addirittura a rendere le emissioni pari a zero. Infatti, alcuni Paesi stanno studiando degli aggiornamenti agli impianti con sistemi di cattura della CO2 emessa dai camini degli inceneritori. Un traguardo che può sembrare ambizioso, dato che ancora nessun termovalorizzatore è riuscito a raggiungerlo, ma senza dubbio non utopico.

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Riccardo Pallotta

Riccardo Pallotta

Laureato in comunicazione e marketing con una tesi sul brand journalism. Attore e speaker radiofonico in Italia e all'estero. Social media manager. Oggi collaboro con BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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