Il surriscaldamento globale è una delle conseguenze dell’attività umana ed in particolare un prodotto della sua opera di industrializzazione. Con questo termine gli scienziati intendono quell’incremento delle temperature medie globali, che si manifesta con l’alterazione dei fenomeni climatici intaccando l’intero pianeta. Le previsioni indicano che le temperature globali potrebbero aumentare fino a 6,4 gradi entro la fine del secolo. Uno dei luoghi che risentiranno di più delle conseguenze sul clima è il continente europeo, per questo l’Unione Europea sta orientando le proprie politiche in risposta alla crisi climatica.

Come gli scienziati hanno capito che il surriscaldamento deriva dall’uomo

I climatologi hanno notato la stretta correlazione presente tra l’aumento delle temperature terrestri e quello delle emissioni di CO2 derivanti dall’attività antropica. In particolare è stato notato un aumento più accentuato negli ultimi 40 anni delle temperature globali secondo una curva iperbolica sovrapponibile a quella dell’aumento delle emissioni di anidride carbonica prodotta dall’essere umano. Dal 1850 ad oggi le temperature medie globali sono aumentate di circa un grado ed è previsto che aumentino sino a 6,4 gradi entro il 2100, provocando una alterazione del clima tale da risultare quasi invivibile per umani, flora e fauna.

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Non solo la CO2 tra i gas che producono l’effetto serra

A pesare sul cambiamento climatico non c’è solo l’anidride carbonica, contribuiscono infatti anche metano, ossido di azoto e gas fluorurati, prodotti da alcune delle attività più importanti dell’industrializzazione come l’utilizzo di combustibili fossili (carbone, petrolio e gas), l’allevamento intensivo del bestiame e l’agricoltura intensiva tramite l’utilizzo di fertilizzanti azotati. Contribuisce anche la deforestazione, perché toglie alla natura una fondamentale fonte di produzione di ossigeno e di assorbimento della CO2.

Quali sono le conseguenze del surriscaldamento del pianeta

Una delle conseguenze più evidenti del cambiamento climatico in corso è quella dello scioglimento dei ghiacci perenni, ai poli come sulle cime delle catene montuose. A causa di questo processo, indotto dall’uomo, aumentano il livello degli oceani, le loro temperature e la loro acidificazione. Come conseguenza, molti habitat naturali e molte città costiere rischiano di essere sommersi. Sulle terre emerse, il disequilibrio delle risorse idriche indurrebbe il prosciugamento dei fiumi o l’aumento del loro regime torrentizio che porterebbe un rischio maggiorato di straripamenti, alluvioni e siccità.

Il clima del Mediterraneo si tropicalizza

Il surriscaldamento globale colpisce anche l’atmosfera. L’alterazione delle correnti nella stratosfera estremizza i fenomeni atmosferici in quanto aumenta l’escursione termica. Aumentano le ondate di calore nella durata e quelle di gelo nell’intensità, come anche le tempeste e le alluvioni. Nell’area del Mediterraneo questo si tramuterebbe in un cambiamento del clima in senso tropicale, con forti uragani e prolungate ondate di siccità.

Dall’Accordo di Parigi alle politiche europee green

Dalle prime avvisaglie sul surriscaldamento climatico giunte negli anni Cinquanta del secolo scorso alla consapevolezza di oggi sono passati decenni, ma solo nel 2015 la comunità internazionale è stata in grado di raggiungere l’Accordo di Parigi, che prevede di non superare la soglia critica dei 2 gradi di aumento delle temperature globali, oltre la quale le devastazioni previste sarebbero ancor più catastrofiche di oggi, cercando invece di contenerne l’aumento nell’ordine dei 1,5 gradi centigradi.

Il continente europeo è uno dei più esposti e sensibili per via dell’equilibrio climatico più delicato e suscettibile a maggiori variazioni. L’Unione Europea per questo si è posta come obbiettivo quello di raggiungere un saldo netto di emissioni di CO2 pari a zero entro il 2050, con un abbattimento delle emissioni pari al 55% entro il 2030.

Per raggiungere questi obbiettivi Bruxelles prevede delle politiche indirizzate ad una maggiore efficienza energetica, a un’economia più circolare e verso una trasformazione green del sistema dei trasporti, che ponga maggiore attenzione ai mezzi con motori elettrici e a idrogeno sia per il pubblico che per il privato.

Un Green Deal europeo efficiente nei costi, ma anche equilibrato ed equo

Data la complessità dell’organizzazione delle istituzioni europee, ad oggi, i singoli Stati appartenenti all’UE hanno una capacità di indirizzo politico ancora molto forte. Sul cambiamento climatico i leader europei hanno proposto a Commissione Europea e Parlamento di sostenere un Green Deal europeo. Un piano in grado di assicurare anche che la transizione verde possa essere efficiente nei costi, socialmente equilibrata ed equa, delineando un una linea d’azione indirizzata a migliorare le norme in materia di finanza verde, a potenziare il sistema di scambio di quote di emissione dell’UE, a stimolare l’innovazione amica del clima e a garantire equità ed efficacia in termini di costi.

Dall’impegno europeo sono scaturite una serie di misure e provvedimenti approvati e fatti propri anche dagli Stati europei; la normativa europea sul clima, elemento chiave del Green Deal europeo, la strategia dell’UE di adattamento ai cambiamenti climatici e il pacchetto di provvedimenti “Fit for 55”.

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Pasquale De Salve

Sono laureato in Filosofia e scrivo per passione. Qui scrivo di ambiente, politica, diritti e qualche volta anche di altro. Cerco di intendere il mondo per quello che è, ma di utilizzare quelle poche parole che ho a disposizione perché possa migliorare. Il suo cambiamento, però, dipende dallo sforzo di ognuno di noi!

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