Uno studio italo spagnolo – il primo nei paesi occidentali a indagare l’effetto della quarantena sulle vite degli adolescenti – per contestualizzare le dipendenze che interessano questa fascia d’età.

L’unione di quattro ricercatrici e un ricercatore dei dipartimenti universitari di Filosofia e Scienze Sociali a Perugia e di Psicologia ad Alicante permette di quantificare per la prima volta quali sono state le manifestazioni ricorrenti nei sentimenti provati da adolescenti italiani e spagnoli.

Nella letteratura mondiale, c’era già un corrispettivo studio nell’epicentro dell’epidemia – svolto su un campione di Wuhan a inizio 2020 con criteri simili a questo – ma per via delle sostanziali differenze nei modelli culturali e famigliari, questo non poteva considerarsi attendibile per il paragone con i paesi occidentali.

Anche in questo caso, il punto di partenza sono state le famiglie, unico punto di riferimento costante per i ragazzi durante il lungo periodo di isolamento sociale. Il campione analizzato in entrambi i Paesi è stato di 1143 genitori (caregiver primari) tra 18 e 66 anni, di cui 712 italiani reclutati in 94 città italiane.

Uno dei due capisaldi principali nello studio sono state le sensazioni riferite dagli adolescenti stessi e i cambiamenti emotivi avvertiti dai genitori, cioè:

  • maggiore difficoltà a concentrarsi (81%);
  • sentirsi schiacciati dalla noia (53,8%)
  • sentirsi più soli (39,3%)
  • essere più irritabili, irrequieti, nervosi (35,1 % media aritmetica dei tre dati)

Questi sentimenti condivisi hanno contribuito a rafforzare meccanismi di dipendenze di vario genere.

Tenendo a mente questi risultati, ecco una rassegna sui dati più aggiornati per fare il punto sui miglioramenti e peggioramenti nelle dipendenze degli adolescenti.

 

Alcol e tabacco in miglioramento

Per queste dipendenze l’ultimo report aggiornato è stato presentato dal Presidente dell’ISTAT Blangiardo lo scorso 27 maggio in Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza.

Il consumo di alcol nella fascia d’età 11-17 anni ha subito una progressiva riduzione nel 2020 (18,4%) con una menzione negativa per le ragazze, protagoniste di un incremento del 2% dal 2019 che ha allineato il quadro ai coetanei. Complessivamente però solo il 4.3% consuma giornalmente alcol o pratica binge drinking in luoghi di ritrovo, sebbene sia la fascia d’età più avvezza a questa abitudine.

In questo senso è stata la chiusura di discoteche e locali a giocare a favore di questa riduzione (54% nel 2019 tra coloro che dichiaravano di frequentare discoteche assiduamente).

Anche l’uso del tabacco si è molto ridotto, 6,3% adolescenti tra i 14 e i 17 anni ne fanno un consumo abituale con una maggioranza netta dei maschi sulle femmine. La riduzione però viene mitigata dall’incremento dell’utilizzo di sigarette elettroniche, più usate dai giovani alla soglia della maggiore età rispetto a questa fascia, che si ferma all’1,7%.

D’altro canto un sondaggio online condotto dal gruppo Aufeminin su 450 utenti, dimostra che la percezione sulla nocività della sostanza è distorta, solo il 30% degli intervistati ritiene molto pericoloso il fumo di sigaretta.

Dalla stessa indagine, emerge anche la percezione che i ragazzi hanno dell’educazione impartita dai propri genitori:

  • il 56% considera i propri troppo permissivi
  • il 34% li assolve riconoscendo che non è un ruolo facile

Anche per loro e per i giovani interessati l’Osservatorio Fumo, Alcol e Droga ha promosso due “telefoni verdi” dedicati, attivi in formula anonima e gratuita dal lunedì al venerdì (10-16) ai numeri 800 554088 per il fumo e 800 632000 per l’alcol.

Inoltre, lo stesso “Piano Nazionale della Prevenzione 2020-25” impone l’obbligo stringente per le Regioni – specie nel macro-obiettivo 1 – di sviluppare programmi di contrasto al consumo tra i servizi sanitari e sociosanitari, tra le istituzioni educative e i datori di lavoro, coinvolgendo reti e comunità locali.

Il ricorso alla droga per “vivere l’isolamento nella relazione con la sostanza”

Come sostiene il direttore del Centro nazionale dipendenze e doping (CNDD) Roberta Pacifici, a differenza di alcol e tabacco – che gli adolescenti consumano soprattutto quando sono insieme  – nel caso del consumo di droghe, la relazione tra situazioni di disagio e meccanismi di dipendenza è aumentata anche in lockdown.

Le ragioni sono diverse. Conta senz’altro la progressiva “massificazione” che ha liberato queste dipendenze dallo stigma sociale.

Contestualmente nell’immaginario comune giovanile, le droghe vengono spesso percepite come “sostanze ricreazionali”, meno pericolose quindi.

A tal proposito, gli ultimi dati del Sistema nazionale di allerta precoce coordinato dall’Istituto superiore di sanità riferiscono 33 nuove sostanze psicoattive sulla base di 137 sequestri segnalati dalle forze dell’ordine da maggio ad ottobre 2020, il triplo di quelli avvenuti nello stesso arco temporale nel 2019. La stessa proporzione, o meglio quadruplicata, c’è tra il numero di intossicazioni segnalate dal Centro antiveleni della Fondazione Salvatore Maugeri di Pavia (16 vs 4).

Che fare? Parole d’ordine: informazione e condivisione

Prendendo a modello lo studio durato 10 anni e appena concluso, condotto da Vincenzo Palmieri – psicoterapeuta responsabile del Tia della Fondazione villa Maraini onlus – su 120 giovani tossicodipendenti, l’età media della prima assunzione è 16 anni e riguarda la cocaina (48,33%), che risulta nella maggior parte dei casi documentati lo step successivo all’avvicinamento precoce con la cannabis intorno ai 13-14 anni.

Questa lunga indagine però ha anche dimostrato quanto la psicoterapia, ancor meglio se di gruppo (60% di esiti positivi Vs 36% di quella individuale) e il ruolo della famiglia nell’intercettare il bisogno inespresso di aiuto, permettano di assicurare una remissione completa dalla dipendenza.

Con forti benefici sul piano della salute, della socialità e in molti casi dello status giudiziario.

L’impegno del Centro nazionale dipendenze e doping per le “vecchie” e “nuove dipendenze”

Il CNDD ha attivato un servizio di counseling telefonico antidoping aperto a tutti al numero verde 800 896970.

Inoltre, a partire dal 22 febbraio scorso è impegnato nel censimento e mappatura – ancora attivi sulla piattaforma per chi volesse contribuire – delle risorse distribuite sul territorio per gestire i problemi legati all’uso di Internet. Quando parliamo di dipendenze, infatti, non parliamo solo di droghe e alcol ma anche delle cosiddette “nuove dipendenze”.

Sulla base dell’ultimo aggiornamento di due mesi fa, ad oggi 160 risorse hanno richiesto l’abilitazione e 97 hanno già completato la procedura e sono contattabili come indicato nella relativa scheda sulla piattaforma online per l’erogazione di servizi di supporto alla cura di questa dipendenza.

L’iniziativa infatti si inserisce nell’ambito del progetto “Rete senza fili” dell’Istituto superiore di sanità che si propone di monitorare appunto il cosiddetto Internet Addiction Disorder (IAD), padre delle “nuove dipendenze”; un tema che verrà approfondito dalla nostra redazione come fenomeno interconnesso con i disturbi del sonno.

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