Il Comitato sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza dell’Onu ha invitato da subito gli Stati a proteggere i minori dai danni psicologici delle misure di contenimento Covid. Com’è andata?

La necessità di fronteggiare l’emergenza sanitaria per il Covid ha assorbito completamente le forze degli operatori e degli interi sistemi sanitari di ogni Paese e imposto – per la natura stessa della modalità di trasmissione del virus – l’isolamento completo per tutti, vietando ogni forma di socialità esterna.

In particolare gli adolescenti hanno sperimentato un drastico cambiamento, che instaurava senza preavviso né gradualità una nuova quotidianità con divieti sulla possibilità di uscire di casa liberamente per andare a scuola o a trovare i nonni, per incontrare un amico o per l’allenamento della propria squadra.

Questo insieme di abitudini consolidate e schemi ripetuti su cui si fonda l’equilibrio personale di ogni persona, negli adolescenti è il terreno su cui trova un appoggio saldo la costruzione dell’identità, un passaggio fondamentale in questa fase evolutiva.

La privazione di una routine varia – scandita da rituali che rinforzano il senso di appartenenza a luoghi, gruppi nei quali esprimersi e condividere esperienze – per un periodo indeterminato così prolungato, non ha minato semplicemente l’indole naturale da animali sociali di cui parlava Aristotele, ma ha creato quella che il sociologo Alain Ehrenberg – direttore di ricerca presso il CNRS di Parigi – definisce “un’esistenza individuale di massa associata ad un’insicurezza personale di massa che si esprime in termini di salute mentale e sofferenza psicologica”.

Le analisi condotte dagli esperti e i metodi di indagine

Nello studio di un fenomeno, per garantire un’osservazione obiettiva è necessario che l’oggetto di studio sia isolabile e possibilmente distante. In questo caso – per indagare i disagi psicologici provocati dalle restrizioni sugli adolescenti – è necessario tenere conto che siamo ancora troppo “nell’occhio del ciclone” per avere una percezione oggettiva di ciò che stiamo vivendo.

Questo incide ad esempio nella raccolta di dati di natura qualitativa, dove il parere di un medico, di un’insegnante, di un individuo intervistato vengono espressi e compresi secondo le proprie categorie di reale e di vero e come tale vanno quanto meno contestualizzate.

Come ricavare dati utili che ci permettano di mettere a fuoco la situazione di stress psicologico provocata sugli adolescenti dal Covid? Questi sono i sistemi a cui far riferimento:

  • Il metodo longitudinale, basato sullo studio di una dinamica di ricerca che viene ricreata più volte nel tempo con una cadenza definita e coinvolge un campione rappresentativo, omogeneo e disposto a collaborare per l’intera durata dell’osservazione
  • Il metodo trasversale invece osserva un campione eterogeneo di persone esposte a condizioni ambientali e sociali diverse, con l’obiettivo di fotografare in un dato istante lo stato di salute e l’esposizione al fattore di rischio

Il primo è senz’altro il più accurato e rigoroso, che meglio si presta a distinguere i disturbi psicologici generati dalla pandemia da quelli che già esistevano in precedenza. Tuttavia, per la natura ancora in divenire del fenomeno (il cosiddetto fattore di rischio), quello più facilmente applicabile e dunque utilizzato è stato il secondo, che riguarda quasi interamente gli studi più aggiornati in letteratura.

Gli studi più recenti: il rapporto tra solitudine e isolamento

L’assunto di partenza è approfondito in uno studio pubblicato su Lancet per cui c’è una stretta correlazione tra la solitudine e i problemi di salute mentale. Non esiste, però, un rapporto automatico di causa-effetto dato che per sua natura la solitudine non dipende necessariamente dall’isolamento materiale: si può essere isolati dagli altri senza sentirsi soli o viceversa sentirsi soli anche quando si è circondati dalla folla.

D’altro canto però la durata della solitudine sembra essere un fattore di rischio per futuri problemi di salute mentale, a cui gli adolescenti presentano una maggiore vulnerabilità; il 75% di coloro che dichiarano un disturbo affermano di aver manifestato i primi sintomi prima dei 24 anni.

A tal proposito, nel marzo 2021 la Società italiana di medicina dell’adolescenza ha dichiarato che “i ragazzi sono vittime di sentimenti negativi che stanno evolvendo in pericolosi quadri di disturbo post traumatico da stress o in costrutti psichiatrici”.

Cosa sappiamo di come gli adolescenti stanno vivendo la pandemia?

Lo studio più centrato sul tema è italiano, grazie al lavoro della Fondazione Policlinico San Matteo di Pavia. Si tratta del primo rapporto in assoluto sul disturbo post traumatico da stress (PTSD) e disturbo acuto da stress (ASD) correlato al Covid 19 negli adolescenti. Condotto su un campione di 1649 adolescenti di 18 regioni tra i 12 e i 18 anni.

In totale, il 79,52% degli adolescenti ha riportato sintomi di stress correlati alla pandemia e così divisi: ASD (29,48%) e PTSD (50,04%). È stata evidenziata un’alta prevalenza di altri disturbi psichiatrici – alterazione del contenuto del pensiero e sintomi dissociativi – e un gran numero (63,08%) ha riferito di aver cambiato lievemente (46,12%) o gravemente (16,96%) il modo in cui pensava al concetto di morte e dolore durante la pandemia da Covid; dovuto al focus dei mass media sulla morte e la malattia ma anche al contatto diretto per via della perdita di un proprio caro.

È emersa inoltre una forte correlazione positiva tra lo stress percepito dai genitori e quello personale di ogni adolescente, osservabile dal grafico.

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Qual è il punto di vista dei genitori sui loro figli?

Proprio riguardo la percezione inversa, ovvero quella dei genitori, spicca un altro studio americano di inizio 2021 condotto da Ipsos Public Affairs per il Cs Mott Children’s Hospital basato su un campione stratificato di 977 genitori con almeno un figlio tra i 13 e i 18 anni.

I risultati hanno evidenziato che:

  • 3 genitori su 4 (73%) affermano che il Covid 19 ha avuto un impatto molto negativo sulla capacità dei loro figli adolescenti di interagire con gli amici
  • 1 genitore su 4 (24%) segnala cambiamenti negativi nel sonno, mentre in minor misura ritiro dalla famiglia (14%) e comportamenti aggressivi (9%).

Ci sono poi delle differenze tra ragazze e ragazzi adolescenti:

  • 1 ragazza adolescente su 3 e 1 ragazzo adolescente su 5 hanno sperimentato un’ansia nuova o in peggioramento da marzo 2020
  • più genitori di ragazze che di ragazzi hanno percepito un aumento di ansia/preoccupazione (36% vs 19%) o depressione/tristezza (31% vs 18%).

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A questo il Child Mind Institute di New York aggiunge che:

  • in 1 adolescente su 3 (31,9%) è prevedibile l’insorgere di un disturbo d’ansia entro i 18 anni
  • il 14,3% di questa percentuale sarà affetto da depressione e disturbo bipolare.

Che fare? Soluzioni al vaglio

Il Rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità “sull’appropriato sostegno della salute mentale infantile nei minori di età durante la pandemia da Covid 19” individua come indicatore primario l’importanza della competenza genitoriale come fattore protettivo determinante verso il futuro sviluppo di disturbi più gravi e consolidati.

Dunque ecco alcuni consigli sintetici per essere di supporto alle famiglie, laddove possibile:

  • cogliere le avvisaglie e riconoscere la correlazione di certi sintomi fin da subito
  • innescare un dialogo aperto ed empatico
  • instaurare regole familiari rilassanti
  • incoraggiare e tutelare un regolare ritmo di sonno-veglia
  • monitorare discreto delle attività in rete,
  • promuovere e condividere attività sportive e/o ludico ricreative
  • aiutarli a identificare attività alternative di valore per ampliare la gamma di ricompense emotive.

Ognuno di questi suggerimenti nasconde delle possibili insidie di distorsioni e comportamenti insani di rifugio per questa condizione di sofferenza dell’anima adolescenziale, che verranno meglio argomentate ed approfondite prossimamente dalla redazione di BuoneNotizie.it.

Per chiunque senta il bisogno di essere ascoltato, consigliato o anche solo indirizzato verso un sostegno mirato ci sono alcuni canali dedicati da poter contattare – sia per genitori che figli – in modalità completamente gratuita:

  • 800065510 è il servizio h24 “CRI per le persone” attivato dalla Croce Rossa Italiana con un’apposita sezione per il supporto psicologico da parte di psicologi CRI. È possibile prenotare un primo colloquio e in seguito disporre di altri 8 consulti telefonici.
  • 02-36559550 è il servizio svolto da Urgenza Psicologica, che consente di concordare anche un incontro in presenza in un luogo pubblico nei comuni di Milano, Monza, Varese, Bergamo e Lecco.
  • 011-6699584 è il servizio di ascolto dell’Associazione per la ricerca sulla depressione di Torino.

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