Dove si buttano i gusci delle cozze? Ecco alcune soluzioni a cui non avevi pensato.

Dove si buttano i gusci delle cozze? Ogni volta che ci siamo posti questa domanda, c’è n’è sorta un’altra: nell’umido o nel secco?

La fondazione sarda Medsea e la cooperativa di pescatori Nieddittas hanno dato vita a un progetto che realizza nuovi arredi per esterni  in materiale plastico attraverso il riciclo dei gusci delle cozze.  Il programma avrà il nome di Blue Eco Lab e si svolgerà all’interno di laboratori verticali in Sardegna.

I gusci delle cozze, essendo composti da pietra calcarea, non sono biodegradabili e dunque una volta gettati nel recipiente dell’indifferenziata vengono smaltiti nell’inceneritore. Altrimenti necessiterebbero di lunghi tempi per essere biodegradati.

Questo programma, incentrato sulla tematica dell’economia circolare, realizzerà con il recupero dei gusci delle cozze moderni elementi d’arredo, come sedute, panchine, plafoniere e piastrelle. Saranno  riciclate anche altre parti  non biodegradabili della mitilicoltura come retine, cordami e reti da pesca, anch’essi ad alto impatto ambientale sull’ecosistema marino e costiero.

Dallo studio degli scarti alla creazione di prototipi, a moderni oggetti di design 

Il progetto di riciclo dei gusci delle cozze si articola in due step: una fase iniziale dedicata alla ricerca e allo studio della composizione organica degli scarti, le cosiddette “proprietà meccaniche” del materiale organico dei gusci.  Dopo un’attenta valutazione saranno costruiti dei piccoli prototipi. Successivamente si valuterà se gli oggetti di arredo possono essere prodotti su larga scala e lanciati sul mercato.

Guiderà il progetto di ecodesign il product designer Lorenzo Finotto, esperto di “upcycling” di materie plastiche, il processo di riuso e conversione migliorativo applicato a prodotti dismessi o materie prime di scarto.  Come dice Alessio Satta, presidente della Fondazione MEDSEA, “daremo priorità agli scarti della mitilicoltura potenzialmente impattanti per gli ecosistemi marino-costieri. Gli stessi materiali verranno poi studiati per capire le loro caratteristiche al fine di realizzare nuovi prodotti, quali l’arredamento d’esterni.” 

Dove si buttano i gusci delle cozze? Economia circolare a salvaguardia dell’ambiente marino e costiero

Medsea è una fondazione sarda che si occupa di tutela dei fondali marini e della costa del Mediterraneo. Nieddittas invece è una cooperativa di pescatori nata nel 1967, che gestisce la mitilicoltura del Golfo di Oristano. “Abbiamo deciso di promuovere questo progetto di economia circolare in virtù della costante attenzione che abbiamo nel tutelare e salvaguardare l’ambiente in cui lavoriamo – afferma Caterina Murgia, amministratore delegato di Nieddittas – Operiamo sempre per essere un riferimento nel settore, anche in relazione alle politiche di sostenibilità ambientale. Riutilizzare gli scarti della nostra lavorazione non solo migliorerà la sostenibilità della nostra filiera rendendola meno inquinante, ma potrà anche fornire vantaggi e benefici in materia di smaltimento dei rifiuti.”

Allevare dunque i mitili in modo più sostenibile e rispettoso dell’ecosistema marino si può. A Taranto, grazie a un progetto in tandem con l’Università e la Cooperativa di pescatori  “Hydra”, si studia come sostituire negli allevamenti di cozze i materiali non biodegradabili, come il nylon delle reti della pesca, con altri che si possono degradare senza l’impatto sull’ambiente marino.

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