Oltre 17mila cittadini olandesi vincolano la Royal Dutch Shell a ridurre le emissioni del 45% entro il 2030, a tutela dell'ambiente.
Grazie al lavoro di associazioni ambientaliste e gruppi di cittadini, il caso conosciuto come "il popolo contro Shell" è giunto a una sentenza che segna un precedente di rilievo per la tutela dell'ambiente. Sono numerose, infatti, in tutto il mondo le vertenze contro i colossi del settore petrolifero. La sentenza porta a conclusione un procedimento avviato nel 2019 per iniziativa di Milieudefensie. Si tratta della filiale olandese di Friends of the Earth, un network attivo dal 1971 che oggi conta 73 organizzazioni ambientaliste in ogni parte del mondo
La transizione ecologica accelera
Il colosso petrolifero si è difeso sostenendo che i patti e gli accordi internazionali vincolano i governi, non le aziende private. Il giudice, tuttavia, richiama Shell alla responsabilità di contribuire al raggiungimento degli obiettivi di tutela dell'ambiente indicati nei trattati internazionali. Stabilisce, inoltre, un'accelerazione dei processi di riduzione delle emissioni. Shell ipotizzava di ridurre la propria impronta di carbonio del 20% entro il 2030, del 45% entro il 2035 e del 100% entro il 2050. La sentenza, invece, vincola l'azienda anglo-olandese alla riduzione del 45% già entro il 2030. Altro aspetto rilevante: lo stesso risultato dovrà essere raggiunto anche dall'indotto di Shell, coinvolgendo quindi l'ampio bacino dei fornitori.
Gli accordi di Parigi del 2015 per la sostenibilità ecologica
L'accordo di Parigi è il primo accordo universale e giuridicamente vincolante sui cambiamenti climatici, adottato alla

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