La Slow Fashion (o moda lenta) è un movimento che spinge verso il modello di produzione sostenibile. Un modello che punta a ridurre il numero di collezioni annuali spingendo verso una produzione artigianale, promuovendo il riciclo dei materiali e contribuendo alla riduzione del consumo di risorse.

La moda lenta rappresenta la contrapposizione alla Fast Fashion (la moda veloce). La Slow fashion è uno «switch mentale», un necessario cambio di mentalità per una moda più rispettosa del pianeta. I brand slow fashion stanno riacquistando la loro importanza così come il ritorno all’artigianato locale e sostenibile. Tra questi Jesa Tessiture un brand di moda sostenibile nato dall’idea di Jessica Tartaglia, a Bisaccia, nel cuore dell’entroterra campano.

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Jesa Tessiture, brand slow fashion: un progetto nato dalla passione per un mestiere antico e per l’amore del proprio territorio

Jessica Tartaglia è, come lei stessa si definisce «un’artigiana più che un imprenditrice». Fin da piccola si è avvicinata all’arte della tessitura osservando la zia lavorare al telaio, lo stesso che oggi sta usando nella sua attività. Il suo brand Slow Fashion, Jesa Tessiture, nasce nel 2018 nel cuore del centro storico del comune di Bisaccia, nell’alta Irpinia «dopo che la zia viene a mancare, decido di aprire la mia bottega e di intraprendere questa avventura. Ho voluto fare una scelta in controtendenza, recuperando un mestiere antico come quello della tessitura, che è poi tipico dell’artigianato locale di Bisaccia», racconta Jessica.

La scelta di avviare una bottega artigianale, dando vita ad un brand di moda sostenibile, in linea con la filosofia della Slow Fashion, recuperando un lavoro antico «da nonna – commenta scherzosamente Jessica – ha suscitato molto stupore nei miei concittadini». Decide di aprire nel proprio paese di origine, nel centro storico per l’appunto, perché «noi siamo la nostra storia. Rimanere in Irpinia è stata una scelta dettata dall’amore per mia zia, questo laboratorio». Rimanere su un territorio che non offre nulla a chi rimane è sembrata a tutti una scelta fatta con troppa leggerezza, ma ha rappresentato per Jessica un punto di partenza per costruire una realtà imprenditoriale sostenibile mostrando che restando sul territorio è possibile operare un cambiamento reale.

Perché scegliere una moda etica e responsabile?

Scegliere la Slow Fashion significa optare per una moda lenta, etica e responsabile: un passo imprescindibile per il consumatore. Un piccolo cambiamento delle proprie abitudini sarebbe in grado di dare vita a un gigantesco miglioramento delle condizioni del pianeta e quindi della vita degli esseri umani. Anche l’economia ne beneficerebbe, visto che le aziende produttrici non dovrebbero attuare una delocalizzazione dei propri stabilimenti. Questo porterebbe inoltre anche alla riduzione dello sfruttamento della manodopera nei paesi meno sviluppati e soprattutto ridurrebbe il lavoro minorile. Risvolti positivi che ci sarebbero quindi anche per lo Stato, che potrebbe dare così più lavoro ai propri cittadini e accelerare l’economia interna.

Il percorso verso la Slow Fashion inizia con la consapevolezza che occorre creare circolarità lungo la filiera creativa. «Nel mio lavoro non produco rifiuti.

Ho deciso – ci spiega Jessica –  che la mia filosofia dovesse essere non produrre scarti. Fare un lavoro artigianale ti aiuta ad essere più sostenibile, ti permette di controllare il processo creativo più da vicino rispetto ai grandi brand.

Ho deciso di recuperare gli scarti e ridargli nuova vita trasformandoli in piccoli oggetti d’uso quotidiano: orecchini, bamboline portafortuna, portachiavi, segnalibri. Ho creato un sistema circolare che mi permette di recuperare  e di non sprecare neppure più piccola fibra tessile. In questo modo non butto via niente, non spreco, non inquino e rendo la mia attività più sostenibile». 

Slow Fashion: si riparte dall’artigianato locale per una moda sostenibile abbandonando la produzione di consumo

Ricercare l’unicità è la soluzione per abbandonare i modelli della Fast Fashion, delle produzioni in serie. L’unicità è il fondamento della filosofia della Slow Fashion, questa unicità va ricercata nel lavoro artigianale in quel lavoro fatto «con amore, amore del proprio lavoro e del nostro pianeta».

Lavorare in serie significa produrre tanti prodotti tutti uguali. «L’artigianato invece è unicità. Ho puntato tutto sull’unicità – prosegue Jessica – l’artigianato deve puntare sull’unicità. Ogni tessuto che creo è un capo unico. La grande difficoltà è far comprendere al consumatore il valore di un prodotto unico, tanti ignorano che dietro quel prodotto c’è tanto lavoro. Ignorano, invece, che un costo bassso ha comunque dei costi occulti: la manodopera sfruttata e il danno ambientale. Bisogna partire da noi piccoli per lo sviluppo di una consapevolezza sull’acquisto sostenibile, i grandi brand non lo fanno. Dovremmo educare le persone al consumo consapevole per cambiare rotta».

Il ritorno alle piccole botteghe artigianali potrebbe essere la soluzione lenta per rivedere tutta la filiera tessile. La rivoluzione della Slow Fashion passa proprio dalle piccole produzioni non seriali, dalla scelta di materie prime sostenibili, dalla riduzione delle emissioni durante il processo creativo.

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Vittorio Palmieri

Napoletano. Emigrato nell'entroterra irpino-sannita, in controtendenza con l'emorragia dei paesi interni verso la vita metropolitana. Ignoto poeta "prestato alla burocrazia". Nell’entroterra segue percorsi sociali con enti del terzo settore. Ha collaborato ad un progetto di agricoltura sociale con le Associazioni Irpine “Ecopotea Aps” e “Al Centro dei Ragazzi Odv”. Nell’ultimo anno fonda Introterra Aps, nata con lo scopo di rivalutare e riscoprire l'entroterra campano, e con la quale rileva un progetto giornalistico editoriale decennale "bMagazine.it" e fonda l'etichetta "Introterra Edizioni"Aspirante giornalista pubblicista, scrivo per Buonenotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista

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