Il consumo responsabile deve andare di pari passo con una produzione responsabile. Vediamo come.
Nel rapporto pubblicato recentemente per il Festival dello sviluppo sostenibile l’ASviS ha analizzato a che punto è l’Italia con gli obiettivi 2030 dell’Agenda UE. Il Goal12 “Consumo e produzione responsabili” è tra quelli in cui registriamo risultati più avanti con una medaglia d’argento a livello europeo soprattutto grazie al tasso di riciclo dei rifiuti. La produzione resta invece l’anello debole tra i target previsti dall’obiettivo di riferimento, un aspetto da migliorare urgentemente con varie strategie.

In breve, stiamo andando bene ma non possiamo sentirci “arrivati”.

In quest’ottica si inseriscono le proposte concrete suggerite dall’Alleanza per lo sviluppo sostenibile, supportate da chi si occupa di produzione responsabile e a cui si ispirano coloro che investono concretamente nel creare nuove generazioni di “professionisti della sostenibilità”.
Norme attuali e spunti per il domani
Dal punto di vista normativo, la Legge di Bilancio 2020 è piuttosto organica e puntuale in materia di produzione responsabile, si veda l’approvazione del nuovo Codice di corporate governance per le società quotate in Borsa Italiana, obbligatorio da quest’anno.

Sul versante del consumo invece, non si può dire altrettanto. A tal proposito l’ASviS propone due macro-linee d’azione per migliorare.

La prima, nell’ambito della riforma del sistema fiscale, promuove un’imposizione fiscale sui consumi proporzionata all’impatto sociale e ambientale dei prodotti, misurati attraverso indicatori standard stabiliti a livello nazionale. Questo provvedimento toglierebbe ai prodotti sostenibili quella connotazione elitaria . . .

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