Il portale Skuola.net ha rilevato che sei studenti su 10 delle scuole medie e superiori rientrano a scuola dopo le vacanze volentieri, mentre per i restanti quattro il ritorno è vissuto con ansia e così gli psicologi propongono i rimedi. Tra le cause del disagio gli esperti elencano lo scarso rendimento scolastico percepito dai ragazzi come “inadeguatezza”, il rapporto di soggezione con gli insegnanti, l’inserimento difficoltoso in classe con i compagni ed una famiglia che alimenta la tensione.
I motivi del disagio psico-fisico
Lo stato d’ansia, quando non passeggero, ha effetti sul corpo e sulla psiche. Il corpo reagisce alla tensione in atto con disturbi del sonno e dell’alimentazione, la psiche con sbalzi di umore. Le emozioni di malessere sono prevalentemente:
- l’ansia: questo stato di forte apprensione, o, nello specifico, ansia da prestazione, è legato alle verifiche, alle interrogazioni, al disagio del confronto con gli altri studenti e la soggezione del giudizio dei professori. Anche il cambio di classe e la conoscenza di nuovi insegnanti e amici può generare ansia e preoccupazione per l’integrazione in contesti nuovi
- il desiderio di fuga: è una delle risposte all’ansia. Gli studenti possono sentirsi turbati per essere al centro dell’attenzione durante le interrogazioni generando, come conseguenza primaria, il fenomeno sociale della dispersione scolastica
- la rabbia: il dover rispettare le regole legittimamente imposte, soprattutto dopo la libertà delle vacanze estive, genera una sensazione di frustrazione che, spesso, si trasforma in aggressività
- lo sconforto: Il senso di amarezza che si tramuta in avvilimento è generato dal dover accettare il rientro a scuola senza possibilità di alternativa e con la consapevolezza di dover trascorrere pomeriggi e week-end in casa a studiare
I rimedi degli esperti
Affrontare sentimenti negativi e riuscire a padroneggiarli senza esserne sopraffatti dipende dalla fascia d’età degli studenti, dal supporto della famiglia e dalle relazioni amichevoli.
La paura attiva le difese del cervello bloccando l’apprendimento, mentre il benessere scolastico riesce a facilitarlo. Gli psicologi dell’Università La Sapienza di Roma, nei corsi di pedagogia sperimentale e di psicologia dell’adolescenza, consigliano agli insegnanti di inserire nel loro percorso didattico gruppi di studio inclusivi e partecipativi piuttosto che rigide interrogazioni individuali. La cooperazione nello studio in gruppo riduce il livello di competitività e quindi di ansia. Tra gli aiuti proposti dagli psicologi elenchiamo:
- ritrovare l’equilibrio fisico con il ritmo del sonno, rientrare nella routine andando a dormire presto, aiuta ad alzarsi la mattina con meno fatica
- adottare una mentalità positiva trasformando l’ansia in occasione di apprendimento per migliorarsi. Auto-convincersi che la scuola è un’opportunità di crescita personale e che le interrogazioni sono piccole tappe verso una grande scalata. Motivarsi ripetendosi che nella scuola risiede l’opportunità di un futuro migliore
- accettare i fallimenti scolastici e relazionali come stimolo a migliorarsi. Ripetersi che la propria identità non è definita da un voto evitando di preoccuparsi di deludere gli altri, famiglia e professori che vanno affrontati senza ansia
- imparare a gestire lo stress analizzando le emozioni e gestendole col supporto della famiglia parlandone con un adulto di cui ci si fida, anche un professore
- imparare tecniche di rilassamento come la respirazione. Se l’ansia persiste in modo paralizzante, il supporto va richiesto ad un professionista.
L’importanza della famiglia nel gestire lo stress
Dalla ricerca Skuola.net risulta che il rientro a scuola è vissuto più serenamente dai “bravi studenti”, quelli che col successo scolastico rinforzano l’autostima o comunque che hanno imparato a “cavarsela”. Fondamentale è avere alle spalle una famiglia che non li affatichi con aspettative alte sul rendimento scolastico. L’ambiente familiare deve essere di supporto e fiducia e non focalizzato all’ottenimento del buon voto. Riescono a gestire l’ansia soprattutto quei ragazzi che in classe sono riusciti a costruire rapporti di amicizia e non di competizione o di soggezione e che vivono il rientro a scuola con tranquillità, una fase necessaria della crescita della vita, sia di studio che personale.