Nativi digitali di tutto il mondo lanciano un allarme. Sono proprio i giovanissimi, maggiori consumatori di contenuti digitali, a rendersi conto dei danni causati dall’eccessivo uso degli smartphone. La Oxford University ha sancito questo allarme, eleggendo il termine “brain rot”, letteralmente “marcescenza del cervello”, parola dell’anno 2024. Alimentato dall’abitudine compulsiva dello scrolling, il sovraccarico di meme, video virali e contenuti di bassa qualità sta conducendo le nuove generazioni verso il declino cognitivo.
Di fronte a questa emergenza, l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) ha incluso il contrasto alla dipendenza digitale tra le priorità per il 2025, offrendo consigli pratici per ritrovare concentrazione e benessere.
I meccanismi del cervello: perché lo scrolling infinito fa male
Il “brain rot”, proclamata parola dell’anno 2024 dalla Oxford University, ha recentemente riacceso il dibattito sul tema delle dipendenze da smartphone tra i nativi digitali, e non solo. Dito puntato contro lo scrolling, la funzionalità progettata nelle piattaforme digitali, come social media e siti di notizie, che carica continuamente nuovi contenuti man mano che si scorre verso il basso.
Eliminando la necessità di cliccare per accedere a ulteriori pagine, viene catturata l’attenzione degli utenti, incoraggiandoli a rimanere connessi più a lungo. Lo scrolling infinito sfrutta i meccanismi della gratificazione istantanea: input visivi e informazioni arrivano senza sforzo, ma raramente portano a un coinvolgimento attivo. Ogni like o commento è una piccola ricompensa che stimola la produzione di dopamina, il neurotrasmettitore del piacere.
Di conseguenza, la sovraesposizione ai contenuti online alimenta il “marciume cerebrale”, una condizione in cui la mente si affatica e perde capacità di concentrazione. Secondo gli esperti, ogni ora passata a scorrere passivamente contribuisce a ridurre la materia grigia e a compromettere la memoria. Il rischio è di restare intrappolati in una spirale, alla ricerca di stimoli sempre nuovi, sentendoci insoddisfatti e vuoti quando non siamo connessi.
Brain rot: consapevolezza a portata di nativi digitali
Cresciuta immersa nella tecnologia moderna, la Generazione Z è particolarmente vulnerabile al “brain rot”. Per i nativi digitali, l’uso intensivo dei social è spesso considerato una norma sociale. Sentirsi connessi e parte di una comunità online è fondamentale per la loro identità, rendendo più difficile resistere alla tentazione di un uso prolungato.
L’eccessiva esposizione a contenuti digitali, proprio perché il cervello degli adolescenti è in fase di sviluppo, potrebbe interferire con la maturazione di aree cerebrali fondamentali. La notizia positiva è che sono gli stessi giovani a mostrarsi consapevoli del rischio di “putrefazione cerebrale”. La Oxford University riporta infatti un incremento nella frequenza di utilizzo del termine del 230% nell’ultimo anno. Complice la diffusione su piattaforme come TikTok e X.

Frequenza di utilizzo del termine “brain rot”, anno 2024. Fonte: Oxford University Press.
Uscire dalla dipendenza digitale: i consigli dell’ISS
L’uso problematico dello smartphone colpisce oltre il 25% degli adolescenti, comunica l’ISS, con effetti negativi su sonno, salute mentale e relazioni. In particolare, il fenomeno del “vamping“, letteralmente “vampireggiare”, sta trasformando gli adolescenti in veri e propri zombie digitali: svegli fino all’alba, a caccia di notifiche e aggiornamenti sui social.
I Rapporti ISTISAN 23/25 sulle dipendenze comportamentali dei nativi digitali confermano la stretta correlazione tra dipendenza digitale e carenza di sonno. Coloro che presentano un rischio di sviluppare SMA (Social Media Addiction) manifesterebbero una qualità del sonno peggiore: il 49,4% dorme meno di 6 ore a notte e quasi il 30% impiega più di 45 minuti per addormentarsi.
Il primo consiglio dell’ISS per il 2025 è di stabilire una “zona smartphone free” a casa, come la camera da letto o il tavolo da pranzo, così da favorire i momenti di qualità e incoraggiare la disconnessione graduale. Si può iniziare, ad esempio, con 30 minuti di pausa digitale al giorno, investendo tempo in altre attività stimolanti. “L’obiettivo non è eliminare lo smartphone,” sottolineano gli esperti, “ma imparare a gestirlo con consapevolezza.”


