Il piano d’azione sulla salute mentale 2013-2020 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità si basa sul principio secondo cui “non c’è salute senza salute mentale“. Quest’affermazione deriva dal crescente impatto che i disturbi mentali hanno sulla salute delle persone e sui principali aspetti sociali ed economici a livello globale.

Nel mondo sono circa 300 milioni le persone che soffrono di depressione, 60 milioni quelle con disturbo affettivo bipolare e 50 milioni con demenza. In Italia, stando agli ultimi dati rilevati nel 2017 dal Sistema Informativo Salute Mentale, sono più di 850 mila le persone assistite dai servizi specialistici.

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Sfortunatamente, nonostante il costante aumento di persone affette da tali disagi, tuttora permane una scarsa o scorretta informazione sui disturbi della salute mentale, che non fa altro che alimentare discriminazioni e pregiudizi verso coloro che ne soffrono, causandone l’esclusione sociale. Bisogna pertanto approfondire la loro conoscenza e aiutare le persone con disturbi mentali nella loro interezza familiare e culturale, favorendone l’inclusione.

La salute mentale tra pregiudizio e discriminazione

Le condizioni di vita delle persone con malattie mentali dipendono sia dalla gravità della malattia che dal livello di accettazione della loro famiglia e della società in cui vivono. Queste persone subiscono spesso l’influenza negativa delle discriminazioni di cui vengono fatte oggetto. Ne consegue un costante stato di sofferenza a cui si aggiunge la tendenza dell’opinione pubblica a diffondere pregiudizi sulla persona con malattia mentale, descrivendola come “diversa”, pericolosa, che vive situazioni bizzarre e talvolta incomprensibili.

Tale atteggiamento si definisce stigma, un termine di origine greca utilizzata per identificare dei segni fatti sul corpo per evidenziarne il carattere moralmente negativo e classificare uno o più individui come differenti e inaccettabili. Le persone con malattie mentali, quindi, sono fortemente stigmatizzate a causa dei pregiudizi dovuti alla disinformazione e all’incomprensione. Ne consegue un circolo vizioso di estraniazione e discriminazione che ne limita diritti e benefici, riduce la loro autostima e li induce all’isolamento e al rifiuto di chiedere aiuto.

Lo studio Global pattern of experienced and anticipated discrimination against people with schizophrenia: a cross sectional survey, svolto dallo psichiatra britannico Graham Thornicoft mette in relazione lo stigma con la malattia mentale. L’indagine è stata pubblicata sulla rivista scientifica britannica The Lancet a gennaio 2009 e si basa su interviste dirette a 732 persone con schizofrenia, dove si parla di esperienze personali di discriminazione e di “auto-discriminazione”, ovvero la fuga da una situazione sociale per paura di un rifiuto o di un’esperienza negativa.

Da questo studio emerge che il maggior numero di discriminazioni sono avvenute in ambito lavorativo e relazionale: il 30% di queste persone, infatti, dichiara di aver avuto difficoltà a trovare lavoro o a mantenerlo, il 43% afferma di essere trattato diversamente in famiglia, il 47% dai suoi amici e il 27% nelle relazioni intime.

Salute mentale, discriminazione e pregiudizio

Foto di Daniel Reche da Pexels

L’importanza di informare correttamente

Le persone con disturbi mentali sono spesso soggette a pregiudizi e stereotipi derivanti dalla paura del “diverso”. Tale timore è alimentato da giustificazioni pseudo-scientifiche, credenze popolari e mass media che commentano fatti di cronaca descrivendo queste persone come pericolose o violente.

Per questo motivo è importante incrementare attività finalizzate a ridurre lo stigma, come il “progetto per l’informazione sulla salute mentale e sulla riduzione dello stigma” avviato, tra il 2007 e il 2008, dagli operatori del Dipartimento di Salute Mentale dell’ASL di Rieti, con lo scopo di informare gli studenti di scuola superiore sui principali disturbi psichici, così da promuovere l’accettazione della diversità e stimolare un’attenzione maggiore verso se stessi e gli altri.

Altra iniziativa molto interessante è “Interventi anti-stigma: progetto pilota per implementare le abilità sociali e assertive del paziente psichiatrico” realizzata dagli studenti della Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Cognitiva e dell’Associazione di Psicologia Cognitiva di Roma, con lo scopo di ridurre le credenze negative circa la malattia mentale, potenziando lo stigma-coping, cioè quel meccanismo di adattamento e di risposta che una persona può adottare per gestire lo stigma.

Anche il Mental Healt Action Plan 2013-2020 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) propone soluzioni per favorire il benessere sociale di persone con malattie mentali. Date le frequenti violazioni dei diritti e delle discriminazioni di cui è vittima chi soffre di un disturbo mentale, l’OMS sottolinea la necessità di dotarsi di servizi, politiche, legislazione, misure, strategie e programmi per proteggere e promuovere i diritti umani e civili di queste persone.

Le patologie mentali comportano molteplici costi, perdite e oneri, sia per il cittadino che per la società, viceversa la salute mentale favorisce l’auto-realizzazione del singolo e contribuisce alla prosperità, alla solidarietà e alla giustizia sociale di una comunità. Ecco perché è importante favorirne la tutela, la prevenzione e la cura.

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Brunella Mascolo

Logopedista e aspirante pubblicista, scrivo per BuoneNotizie.it grazie al progetto formativo realizzato dall'Associazione Italiana Giornalismo Costruttivo. Come professionista sanitario, nonché persona molto empatica e introspettiva, scrivo principalmente di tematiche inerenti alla crescita personale e alla prevenzione e alla tutela della salute e del benessere mentale.

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