Un gruppo di ricercatori della Scuola Politecnica Federale di Losanna (Epfl) ha scoperto come realizzare una bioplastica dagli scarti delle piante. Questa plastica green, simile al Pet, soddisfa i criteri richiesti per sostituire la plastica usate attualmente, come basso costo, resistenza e compatibilità, essendo allo stesso tempo più rispettosa dell’ambiente. La ricerca, pubblica sulla rivista Nature Chemistry, spiega come, attraverso una tecnica innovativa, sia possibile recuperare gli scarti agricoli per trasformarli in plastica.

Una plastica green molto «facile da realizzare»

La tecnica innovativa consiste nell’aggiunta di sostanze organiche chiamate aldeidi riesce a stabilizzare una parte del materiale vegetale, come il legno e gli scarti agricoli, ed evitare che vada distrutto durante l’estrazione: in questo modo le molecole di zucchero si comportano come i mattoncini costituitivi della plastica permettendo la costituzione del materiale plastico in un unico passaggio. Con «questa semplice tecnica», spiega Lorenz Manker, coordinatore del gruppo di ricerca, «siamo in grado di convertire in plastica fino al 25% del peso degli scarti agricoli».

«Quello che rende unica questa bio-plastica è la presenza della struttura intatta degli zuccheri che si trovano nelle piante», spiega Jeremy Luterbacher, uno degli autori dello studio. «Questo la rende incredibilmente facile da realizzare, perché non andiamo a modificare ciò che è già presente – continua – e anche semplice da degradare, perché può essere scomposta in molecole largamente presenti in natura». La “semplicità” della sua costituzione sembra classificarla come una vera plastica green in grado di sostituire anche le attuali bioplastiche in commercio. Le caratteristiche che la equiparano al comune Pet utilizzato per i moltissimi prodotti attualmente di uso quotidiano, prima fra tutte le bottiglie di plastica, sembra permettergli una maggiore adattabilità. Considerando poi che l’attuale bioplastica è ricavata.

Verso un futuro sempre più sostenibile

Non ci resta che aspettare e vedere come cambierà il nostro quotidiano con la diffusione di questa nuova plastica green: c’è da augurarsi che la transizione non richieda molto tempo. Ma la direzione che stiamo prendendo è già questa: il nostro futuro sarà sempre più sostenibile. Sono diverse infatti le aziende che stanno già operando un cambiamento per ridurre i propri impatti sull’ambiente.

Bio Bottle la bottiglia in PLA che si degrada in 80 giorni

Già dal 2012, l’Azienda Sant’Anna ha messo sul mercato la Bio Bottle: una bottiglia in PLA , poli(acido lattico), un polimero dell’acido lattico, che si biodegrada in 80 giorni. L’azienda è stata la prima in Italia ad investire in questa direzione. L’azienda, come si legge dal loro sito, stima che l’utilizzo di questa tipologia di bottiglia rispetto alla tradizionale in PET contribuisca all’abbattimento del 70% delle emissioni di CO2 ed ad un abbattimento di oltre il 60% di energia nella produzione delle bottiglie. Da sottolineare che il PLA è si una bioplastica ma è un prodotto di natura industriale quindi non compostabile in natura ma biodegradabile attraverso un processo di smaltimento: non proprio plastica green, ma comunque un buon punto di partenza.

Oltre la plastica green: i piatti da mordere

Negli anni ’90 da l’idea di Jerzy Wysocki, erede di una famiglia di mugnai, nasce la Biotrem, società specializzata nella produzione di monouso sostenibile. L’idea di Wysocki era di utilizzare la crusca di frumento per la realizzazione di piatti. I piatti in crusca sono un’ottima alternativa a quelli in carta o plastica con minor danno per l’ambiente: il processo di produzione infatti non richiede l’uso di notevoli quantità di acqua o di estrazione di materie prime. Le stoviglie sono completamente compostabili in soli 30 giorni contro i 100 anni della plastica. Il primo piatto che dopo aver mangiato si può anche mangiare.

Trovare soluzioni per ridurre la nostra dipendenza dai prodotti plastici tradizionali deve essere la nostra priorità. In questo senso si stanno muovendo diversi governi tra cui quello indiano, che da 1° luglio ha introdotto il divieto di produzione, distribuzione e utilizzo della plastica monouso. Similmente anche l’Europa è in prima linea contro la lotta alla plastica monouso: dal 3 luglio 2021, infatti in base ad una direttiva della Commissione Europea, non sarà più possibile immettere sui mercati degli Stati membri dell’UE piatti, posate, cannucce, aste per palloncini e bastoncini cotonati di plastica monouso.

Vittorio Palmieri

Vittorio Palmieri

Napoletano. Emigrato nell'entroterra irpino-sannita, in controtendenza con l'emorragia dei paesi interni verso la vita metropolitana. Ignoto poeta "prestato alla burocrazia". Nell’entroterra segue percorsi sociali con enti del terzo settore. Ha collaborato ad un progetto di agricoltura sociale con le Associazioni Irpine “Ecopotea Aps” e “Al Centro dei Ragazzi Odv”. Nell’ultimo anno fonda Introterra Aps, nata con lo scopo di rivalutare e riscoprire l'entroterra campano, e con la quale rileva un progetto giornalistico editoriale decennale "bMagazine.it" e fonda l'etichetta "Introterra Edizioni" Aspirante giornalista pubblicista, scrivo per Buonenotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista

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