Le donne e lo sport, un’unione che diventa veicolo di messaggi importanti. Ecco come.

Quali sono gli elementi determinati della società, per la loro capacità di unire sotto gli stessi valori popoli diversi, Paesi lontani, società differenti? Lo sport e le donne.

Un aspetto particolare dello sport è quello legato alle manifestazioni che lo “utilizzano” per veicolare importanti messaggi sociali come quello dell’inclusione, dell’aiuto ai più deboli o della parità di genere. Le donne, per esempio, che vivono in Paesi arabi, come l’Afghanistan, l’Iraq, l’Iran o il Pakistan, a religione prevalentemente musulmana, mancano di molti diritti. Uno di questi è quello di praticare attività fisica.

Per combattere queste situazioni, sensibilizzare e includere il ruolo della donna anche nelle società più ostili, diverse organizzazioni e associazioni non governative danno vita a eventi sportivi di livello internazionale per sviluppare dinamiche affinché questo avvenga.

Anche l’Italia fa la sua parte per favorire l’unione fra donne e sport

La prima storia è quella di Flavio Ferrari Zumbini, autore di una collana di libri che raccontano di turismo estremo, il quale ha partecipato, nel 2019, alla Marathon of Afghanistan. In quell’occasione, ha portato con sé una parte di Italia in aiuto alle donne afghane. Ha donato all’organizzazione Free to Run, che collabora all’evento, una somma cospicua di denaro raccolta nel nostro Paese. L’obiettivo dell’evento? Far fare sport anche alle donne, cosa non scontata a quelle latitudini.

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Foto di Flavio Ferrari Zumbini, Marathon of Afghanistan: anche l’Italia solidale è con le donne afghane.

 

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Foto di Flavio Ferrari Zumbini, una corsa solidale in Afghanistan, l’Italia c’è.

La motivazione che spinge Free to Run e altre organizzazioni ad allestire questo sport ogni anno, in Afghanistan a favore delle donne, risiede in ciò che lo sport trasmette ai partecipanti. L’obiettivo è quello di dare possibilità di costruire il proprio carattere, competitivo e forte, aiutando l’autostima e l’autorevolezza di ogni partecipante. Un mezzo semplice quanto importante per cercare di dare alle donne un futuro migliore. 

La maratona segreta, lo sport che rafforza il carattere

L’organizzazione Free to Run, uno degli enti organizzatori della maratona, sul proprio sito web riporta che la maratona ha avuto sempre più successo, di anno in anno. Infatti, al primo evento in Afghanistan, erano accorsi 120 partecipanti, afghani e non. Il dato più attuale che riporta il sito ufficiale della maratona invece, è quello del 2019:  775 partecipanti. L’evento ha riscosso successo anche nel 2020. E chissà se nell’anno 2021 la partecipazione salirà ancora nonostante la pandemia in corso. Piano piano, con la scusa di correre, le donne afghane grazie allo sport stanno riprendendo terreno e riconquistando il diritto alla libera espressione.

“Il percorso e la posizione esatti – riporta il sito di Marathon of Afghanistan – variano di anno in anno, sfruttando al massimo lo spettacolare scenario della regione e trovando nuove sfide per i nostri corridori”.

Anche se Bamyan è uno dei luoghi più sicuri del paese, la questione sicurezza in Afghanistan non va mai sottovalutata. Proprio per questo infatti, tutto ciò che riguarda l’evento viene tenuto segreto fino all’ultimo momento. Le uniche cose certe e pubbliche sono la lunghezza da percorre e il motivo per cui si corre: l’inclusione delle donne grazie allo sport in una delle società più ostili del mondo.

Le distanze sono quelle della classica maratona, 42,195 chilometri, e quella dei 10 chilometri.  Nel 2019 è stata organizzata anche, parallelamente alla grande maratona, una mini per bambini locali.

L’unione vincente delle donne e lo sport in Iraq per il progresso dei diritti

Free to Run opera anche in Iraq: “Utilizzando gli insegnamenti del nostro programma in Afghanistan,- riporta il sito ufficiale dell’organizzazione Free to Run- il programma Iraq di Free to Run è progettato per fornire formazione sportiva e di abilità per la vita a donne e ragazze, di età compresa tra i 15 e i 25 anni, che provengono da un’ampia varietà di background”.

Nel 2018, anche in Iraq si è corsa la prima maratona internazionale, che ha coinvolto lo sport e le donne: la maratona di Erbil. Questo evento si avvicina molto alla Marathon of Afghanistan. Infatti, proprio come nella precedente, anche qui i partecipanti hanno la possibilità di correre gli uni accanto agli altri, iracheni e non, donne e uomini che siano. La lunghezza della maratona più grande è sempre di 42,195 km, poi, come nel caso della maratona afghana, c’è la possibilità di partecipare a una corsa più breve sempre di 10 km. Qui, al posto della mini maratona per bambini, si corre una corsa per le famiglie  di circa 5 km.

L’obiettivo della Maratona di Erbil, che ha coinvolto anche le donne nello sport, è quello di usare lo sport e la corsa come strumento per diffondere la pace e stabilire amore e non violenza nella comunità. A quest’ultima hanno partecipato circa 20.000 persone, di cui circa l’80% locali, 30 % donne e 20% bambini (dati presi dal sito ufficiale della maratona di Erbil). Oltre a Free to Run, collaborano all’organizzazione dell’evento altre 200 organizzazioni e 500 aziende.

Le donne e lo sport in Pakistan: i passi in avanti per l’emancipazione femminile

L’8 marzo dell’anno scorso, anche in Pakistan si è mosso qualcosa attraverso l’attività sportiva. Questa volta, il progetto solidale non riguarda la corsa, bensì la bicicletta. L’ONG Lyari Girls Cafe, si occupa di unire lo sport e le donne, ragazze del Pakistan, per rivendicare i loro diritti e per emanciparsi.

Le sfilate della domenica in bicicletta da parte di circa 30 ragazze pakistane, nella città di Karachi, hanno destato scalpore e l’atto in sé è stato considerato, dalle comunità locali, rivoluzionario. Le ragazze non si sono date per vinte e hanno continuato a pedalare.

 

“In Pakistan – fa presente Euronews – la donna, ancor più se povera, non ha diritti, non va a scuola, non può difendersi né prendere decisioni. Con una popolazione di circa 207 milioni di abitanti, compresi circa 80 milioni di bambini in età scolare, il Paese ha quasi 22,5 milioni di bambini non scolarizzati, la maggior parte ragazze, secondo un rapporto pubblicato da Human Rights Watch nel 2018″.

Lo sport solidale fa capolino con RacingThePlanet

Parlando di solidarietà e sport all’unisono, non si può tralasciare RacingThePlanet, una delle più prestigiose gare podistiche del mondo. Duecentocinquanta chilometri a gara, sei tappe e quattro deserti, tenda e supporto da parte di persone altamente qualificate. Mongolia, Namibia Cile e Antartide sono i luoghi dove si svolgeranno le ultime quattro gare che coinvolgeranno lo sport e le donne.

La filosofia centrale di RacingThePlanet è quella di supportare enti di beneficenza medici e educativi locali. RacingThePlanet ha lavorato a stretto contatto con la YL Yang Education Foundation e Operation Smile in paesi di tutto il mondo. Ha raccolto oltre 750 mila dollari.

Segnali che arrivano da lontano e che raccontano delle donne e lo sport inteso come strumento per l’inclusione, per il recupero dei diritti e per la libera espressione. Un modo per far tornare l’attività sportiva al suo valore più grande, quello del miglioramento dell’umanità. Un mondo che getta semi in posti dove, spesso, le piante dei diritti non crescono.

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