Il distanziamento ha imposto nuove forme di solidarietà e di protesta: ecco i momenti del 2020 che non scorderemo.

Il 2020 ci lascia, tra tante altre cose, nuove forme di solidarietà insieme a nuovi spazi di mobilitazione. La pandemia e la digitalizzazione forzata di molte interazioni sociali sono diventate gli ingredienti più importanti per la nascita di nuove dinamiche di aiuto e di protesta. Basta ripercorrere i fatti del 2020 per veder emergere queste nuove tendenze.

A febbraio 2020 l’Italia è il primo Stato della comunità Europea e del mondo occidentale a essere colpito dal Covid-19. Le immagini degli italiani che applaudono e cantano durante la quarantena fanno il giro del mondo. Pochi mesi dopo le stesse manifestazioni di solidarietà dell’Italia verso gli italiani contagiano il pianeta.

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Le manifestazioni di solidarietà della prima ondata

A metà marzo il gruppo Facebook “Applaudiamo L’Italia” lancia un flash-mob per incitare e ringraziare il personale medico in prima linea nella lotta contro il virus. L’iniziativa in poche ore si trasforma in una manifestazione di solidarietà comunitaria. Decine di migliaia di risposte arrivano ai tre diversi inviti lanciati: esporre la bandiera, cantare, suonare o metter su una canzone che rompa il silenzio della quarantena.

Applausi, fischietti, pentole sbattute con i mestoli, sirene da stadio risuonano nell’aria. L’appoggio va al personale sanitario, ma anche a tutti i sessanta milioni di cittadini italiani uniti da Nord a Sud che stanno sostenendo questa difficile prova.

Il messaggio più importante: “Andrà tutto bene”

A marzo, i bambini del comune di Modugno (Bari) disegnano un arcobaleno con la scritta “Andrà tutto bene”, su lenzuola che alcune mamme appendono ai balconi delle loro case. La loro iniziativa si diffonde rapidamente dalla Puglia alla Campania, da Roma a Treviso e presto appaiono arcobaleni e messaggi solidali sui balconi di Parigi, di New York, di Bombay, e di molte altre città in tutto il mondo.

Mentre l’angoscia e la tensione salgono, le strade vuote e le case silenziose si riempiono di musica. Anche dai balconi si suona di tutto: dall’inno nazionale che emoziona alcuni per la prima volta, a “Sono un ragazzo fortunato” di Jovanotti, messa dal vicino di casa a tutto volume. Si caricano in rete sempre più video di messaggi solidali e d’incoraggiamento, dall’adolescente hippy che canta con la sua voce spettacolare, ai concerti gratuiti delle orchestre sinfoniche.

Le nuove azioni di solidarietà diventano comunitarie

Con l’avanzare dei mesi le azioni solidali del singolo cittadino si trasformano in iniziative di sempre maggiore impatto a livello comunitario. Azioni promosse da giovani e lanciate in tutta Italia, come quelle dei post-it attaccati sulle bacheche dei condomini con scritto “Anziani vi facciamo la spesa”. O la rete di empori solidali e cucine popolari di Bologna che hanno raccolto in pochi giorni migliaia di euro per rispondere all’aumento delle famiglie in difficoltà che hanno bisogno di un pasto.

L’ondata di solidarietà, nell’avanzare dei mesi di pandemia, raggiunge anche i più importanti brand italiani in ogni settore dell’economia. Cambia anche la mentalità di molte imprese che decidono di reinterpretare il mercato e il loro business riconfigurando parte della loro progettualità per favorire il beneficio della comunità, mettendo il profitto in secondo piano.

Le startup nate per creare nuove forme di aiuto

Le nuove tecnologie non possono che giocare un ruolo catalizzatore nel consolidarsi di queste nuove forme di solidarietà. Numerose sono le startup, nate nel corso di questo 2020, finalizzate a rispondere a vecchie e nuove forme di vulnerabilità.

È il caso di Wise Mind Place, che decide di devolvere ad Emergency, per tre mesi, il ricavato dalla vendita delle bacheche della sua piattaforma. È il caso di We Make-Up, che lancia una raccolta fondi a favore della Siaarti (la Società Italiana di Anestesia, Analgesia, Rianimazione e Terapia Intensive) devolvendo 1 euro per ogni prodotto acquistato sul sito. Anche Starting Finance, con più di 120mila utenti giovani sui social e 25 club nelle più importanti Università d’Italia, raccoglie fondi per acquistare postazioni di terapia intensiva in vari ospedali.

Nuove forme di mobilitazione

Il confinamento imposto dal lockdown ha inflitto un duro colpo anche al mondo dell’attivismo. Anche in questo caso il virus ha stimolato un nuovo modo di portare avanti iniziative concrete. Grazie ai social network e alle reti sociali, i messaggi collettivi di contestazione hanno aumentato la loro forza: il 2020 ci ha dimostrato che l’attivismo online riesce a esercitare sempre maggiori pressioni anche sui governi più conservatori.

È il caso della poderosa campagna di mobilitazione online che, lo scorso luglio, ha ottenuto la sospensione dell’esecuzione di tre giovani iraniani. Erano stati arrestati e condannati a morte, per aver partecipato a proteste nel mese di novembre.

Hanno avuto effetto anche le proteste online dei giovani thailandesi contro la “dittatura digitale” imposta dal governo.

Ha avuto un forte impatto anche l’appello virale di Scarlett Johansson, per la liberazione dalle prigioni egiziane di Gasser, Karim, Mohammad e Zaki della ONG “Eipr”, avvenuta lo scorso 2 dicembre.

È così che gesti individuali e azioni collettive, già latenti nella società, si radicano in esperienze solide dentro le relazioni “a distanza” tracciate dal virus. In questo 2020 abbiamo visto e vissuto una solidarietà, intesa come vicinanza e relazione, che si esprime attraverso un repertorio semplice di gesti e con la voce dell’emozione.

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