Ue: garantire l’accesso all’energia a prezzi abbordabili.

Per contrastare l’attuale crisi energetica l’Unione europea ha annunciato l’adozione entro fine anno di raccomandazioni agli Stati membri sulla transizione ecologica. Secondo l’Ue “l’elaborazione di pacchetti di misure completi per una transizione verde giusta e sostenibile” mira a “garantire un accesso universale e a prezzi abbordabili ai servizi essenziali, compresi l’energia e i trasporti, concentrandosi sui gruppi e sulle regioni vulnerabili”. Le raccomandazioni si inquadrano nelle strategie previste dal pacchetto Fit for 55 e nella comunicazione dello scorso 13 ottobre in risposta all’aumento dei prezzi dell’energia.

Secondo il rapporto annuale sullo stato dell’energia dell’Unione, con la ripresa delle attività economiche i prezzi dell’energia elettrica all’ingrosso sono aumentati del 230% su base annua con un impatto più moderato sui prezzi al dettaglio fino a settembre 2021 (+11% media Ue). Di conseguenza, la povertà energetica colpisce 31 milioni di cittadini nella Ue. Ciò sollecita l’adozione di politiche di protezione dei più vulnerabili.

Le cause della crisi energetica

La crisi energetica è dovuta a una combinazione di fattori. Innanzitutto è aumentato il costo delle materie prime. Dopo un periodo di rallentamento produttivo dovuto alla pandemia, le attività hanno ripreso la produzione. Questo ha determinato un aumento della domanda delle materie prime, difficili da reperire a causa di problemi di disponibilità e di trasporto.

La ripresa economica post pandemia ha spinto verso l’alto la domanda di energia e così sono aumentati i costi per le aziende. Inoltre, l’attuale crisi energetica è legata ai cambiamenti climatici. Una serie di eventi metereologici estremi (estati più calde e inverni più freddi) ha influenzato la domanda e l’offerta di gas per riscaldare o raffreddare gli ambienti.

Un ulteriore fattore è l’aumento dei prezzi dei permessi Ue per emettere anidride carbonica, che le aziende si scambiano attraverso l’Emission trading system europeo. Il sistema ha l’obiettivo di ridurre la produzione di gas inquinanti. I permessi sono rilasciati dalle autorità europee in numero limitato. Poi, le aziende meno inquinanti possono vendere i propri permessi alle industrie che producono più emissioni. Periodicamente la quantità di permessi viene ridotta per incentivare il passaggio a produzioni più sostenibili e di conseguenza il loro prezzo aumenta. Questi aumenti hanno ripercussioni sulle società che producono energia da combustibili fossili, che a loro volta scaricano parte dei costi nelle bollette.

Ridurre la dipendenza energetica conterrà la crisi energetica

Infine, all’aumento della domanda di petrolio da parte delle aziende non è corrisposto un aumento dell’offerta. I Paesi produttori di petrolio hanno ridotto la produzione petrolifera allo scoppio della pandemia, a causa del crollo della domanda. Successivamente hanno recuperato le perdite attraverso la minor offerta e l’aumento del prezzo del greggio.

Nonostante le richieste del mercato e dei Paesi consumatori di petrolio l’Opec Plus, l’organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio insieme ad altri Paesi produttori di greggio, durante il 22esimo vertice, ha respinto l’ipotesi di aumentare la produzione di petrolio per alleggerire la crisi energetica. Il cartello, infatti, ha approvato un aumento di 400.000 barili al giorno nella produzione per dicembre. I Paesi consumatori, invece, chiedevano un aumento di almeno il doppio.

L’aumento dell’offerta di petrolio avrebbe avuto lo scopo di contrastare la crisi energetica. Nel 2019 la dipendenza energetica dell’Unione europea dai Paesi produttori di petrolio è salita al 60,6% registrando il più alto livello negli ultimi trent’anni. Per cui per l’Ue puntare sulla transizione ecologica vuol dire poter essere meno dipendente dal mercato del greggio e dalle oscillazioni dei prezzi.

crisi energetica

Quota complessiva di energia da fonti rinnovabili (% del consumo energetico finale lordo, 2019).

Accelerare le politiche sulla sostenibilità

Per la prima volta nel 2020 le fonti rinnovabili diventano la principale fonte di energia in Europa. I Paesi membri producono il 38% di energia da rinnovabili, il 37% da fonti fossili e il 25% dal nucleare. I sussidi ai combustibili fossili sono leggermente diminuiti nel 2020, passando da 52 miliardi di euro rispetto ai 56 miliardi del 2019. Sebbene l’Ue stia facendo molto per guidare gli Stati membri verso la transazione ecologica, l’attuale crisi energetica impone agli Stati membri di accelerare le politiche verso la sostenibilità.

I Piani nazionali di ripresa e resilienza stanziano almeno 177 miliardi di euro per investimenti relativi al clima, che accelereranno le riforme a supporto della transizione energetica e climatica. Nella conferenza stampa al termine dei lavori del Consiglio europeo sulla crisi energetica, il Presidente del Consiglio Draghi ha sottolineato che “nel lungo periodo è sulla strategia delle rinnovabili che bisogna puntare”.

Nel Piano di ripresa e resilienza italiano si legge che la transizione ecologica “rende inoltre il sistema italiano più sostenibile nel lungo termine, tramite la progressiva decarbonizzazione di tutti i settori. Quest’obiettivo implica accelerare l’efficientamento energetico; incrementare la quota di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili; sviluppare una mobilità più sostenibile; avviare la graduale decarbonizzazione dell’industria, includendo l’avvio dell’adozione di soluzioni basate sull’idrogeno”.

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Aurora Amendolagine

Aurora Amendolagine

Aurora Amendolagine, laureata in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali con un Master in Comunicazione Istituzionale. Lavoro in Rai da diversi anni. Ho collaborato con uffici stampa e testate online. Con BuoneNotizie.it partecipo al laboratorio di giornalismo per diventare pubblicista

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