Con l’aumento dei prezzi dell’energia, l’Europa propone soluzioni a breve e lungo termine.

Durante un convegno organizzato dalla Cgil della Liguria lo scorso 13 settembre, Roberto Cingolani, Ministro della Transizione Ecologica, aveva fatto presente che il prezzo delle bollette elettriche, già aumentato nei mesi precedenti, avrebbe subito un rincaro di un ulteriore 40% a partire da ottobre. Diversi sono i fattori che hanno portato a un cambiamento tanto drastico. Innanzitutto, c’è stato un sostanziale aumento nella domanda di gas e petrolio, dovuto alla ripresa delle attività produttive rimaste bloccate a causa della comparsa del Covid-19, materie prime che sono però difficili da reperire per via delle condizioni dettate dal periodo di riapertura, come, per esempio, il rallentamento del settore logistica.

Ma non è tutto. Per ottenere il gas, l’Europa si affida prevalentemente alla Russia, che di recente ha iniziato a ridurre le consegne per favorire i Paesi asiatici. Se a questo si aggiunge il fatto che dai giacimenti del Mare del Nord è stata estratta una minore quantità di gas rispetto a quella abituale e che uno dei più importanti punti di estrazione dei Paesi Bassi si è esaurito, è facile capire come mai, almeno in Europa, il prezzo delle bollette sia aumentato così tanto.

La crisi energetica colpisce tutto il mondo e mette a rischio gli accordi sul clima

Il problema non è solo europeo. Numerosi sono infatti i Paesi che stanno cercando di trovare un rimedio all’aumento delle bollette: il presidente cinese Xi Jinping ad esempio per sostenere il fabbisogno energetico delle aziende nazionali, ha ordinato un aumento di produzione del carbone. Normalmente, infatti, il 60-70% dell’elettricità destinata alla Cina viene proprio prodotto dalle centrali elettriche alimentate da questo tipo di combustibile. Con un incremento della loro produttività, il Paese dovrebbe quindi avere le forniture necessarie.

La mossa è sicuramente la meno ecologica di tutte e, con l’imminenza della COP26 – la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici del 2021 –, la posizione di Xi Jinping non si rivela essere una delle migliori. Alla luce poi del fatto che il Presidente, alcune settimane fa, aveva annunciato pubblicamente che non avrebbe più finanziato la costruzione di centrali a carbone all’estero, la sua decisione suona ancora più grave. Tuttavia, come osservato da Gavin Thompson, esperto del settore, la scelta del Presidente deriva da un momento di estrema crisi, che aveva costretto le grandi aziende cinesi del settore tecnologico a ridurre la produzione e intere aree del Paese a subire delle interruzioni di corrente.

Le prime proposte europee comprendono anche aiuti per le piccole imprese

Anche la Commissione europea è scesa in campo per proporre una serie di soluzioni che gli Stati membri potrebbero decidere di adottare. Tra queste, ci sono sia misure a breve termine, più adatte alle piccole imprese, che potrebbero non reggere l’aumento dei prezzi, sia proposte da attuare nel lungo periodo, che prevedono invece investimenti in fonti di energia in grado di facilitare il passaggio alle fonti rinnovabili.

Un primo pacchetto di misure di intervento è stato pubblicato il 13 ottobre. Tra le varie proposte di questa “cassetta degli attrezzi”, come è stata soprannominata da Kadri Simson, commissaria europea per l’Energia, si trovano diverse soluzioni a breve termine che dovranno essere valutate e approvate dai singoli Stati: un sostegno di emergenza al reddito dei consumatori che non riescono a permettersi i servizi energetici di base, erogabile attraverso buoni o pagamenti parziali delle bollette; proroghe per i pagamenti; misure di salvaguardia che prevengano la disconnessione dalla rete energetica, la riduzione dell’aliquota fiscale per le famiglie in difficoltà e aiuti a industrie e imprese.

Tra le misure a medio termine, invece, particolare risalto è stato dato alla transizione verso le energie rinnovabili. Per quanto questa sia essenziale, soprattutto in un’ottica di Green Deal, per sostenere il fabbisogno di tutta la popolazione, c’è ancora bisogno di avvalersi di altre fonti energetiche, come il gas. Questo rende quindi ancora più importante focalizzarsi sugli investimenti necessari per il passaggio a soluzioni più ecologiche; allo stesso tempo, bisognerebbe cercare di sviluppare le capacità necessarie allo stoccaggio dell’energia, in modo da creare delle apposite riserve che permettano un funzionamento continuativo del mercato europeo.

Il Consiglio europeo esorta gli Stati a intervenire contro l’aumento delle bollette

Durante la sua ultima riunione, avvenuta il 21 e il 22 ottobre, il Consiglio europeo si è dichiarato favorevole alle norme suggerite dalla Commissione e ha quindi invitato sia gli Stati membri che la Commissione stessa all’osservanza dei consigli contenuti nel comunicato. Infine, ha sollecitato affinché vengano attuate delle misure a lungo termine che permettano di stabilire un prezzo accessibile per famiglie e imprese.

Al termine, è stato annunciato che i lavori inizieranno con la riunione straordinaria del Consiglio Ue dell’Energia, convocata per domani, 26 ottobre, a Lussemburgo.

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Giorgia Galbulli Cavazzini

Giorgia Galbulli Cavazzini

Giorgia Galbulli Cavazzini è un'aspirante giornalista con la passione per la tecnologia. Attualmente, collabora con BuoneNotizie.it, grazie a cui ha avuto l'opportunità di conoscere il giornalismo costruttivo. Laureanda in Scienze della comunicazione, è da poco entrata anche nel mondo dell'editoria, da cui è attratta fin da quando era solo una bambina.

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