Ogni persona è un mondo caleidoscopico, un insieme di piani, fisico, mentale, spirituale, emozionale intersecati tra loro e spesso inesplorati. Momenti complessi come quelli legati alla malattia o a situazioni personali di sconforto o difficoltà di varia natura, ci pongono con prepotenza di fronte a noi stessi, mostrandoci disequilibri, paure e fragilità. Le discipline olistiche, tra le quali il reiki, accanto a numerose altre pratiche e cure convenzionali, si propongono di lavorare su percorsi complementari di riequilibrio, utili a conoscersi e ad affrontare la vita con maggiore consapevolezza.

Il valore di questi percorsi è stato sottolineato da un recente articolo pubblicato nel magazine di Fondazione Umberto Veronesi dove è riportata una dichiarazione della psicoterapeuta Giulia Zucchetti, responsabile della Psiconcologia dell’Ospedale Infantile Regina Margherita di Torino riguardo l’importanza di prendersi cura di chi cura, soprattutto in situazioni particolarmente usuranti. “Oltre ad uno sportello psicologico per gli operatori sanitari del reparto di oncologia pediatrica – dichiara Zucchettiil reiki e la mindfulness si sono rivelati strumenti preziosi per aiutare medici, infermieri e personale sanitario a far fronte a situazioni molto impegnative, sia a livello pratico che psicologico”.

Riscopri anche tu il piacere di informarti!

Il tuo supporto aiuta a proteggere la nostra indipendenza consentendoci di continuare a fare un giornalismo di qualità aperto a tutti.

Sostienici

Iniziare a conoscere il reiki può rivelarsi un primo passaggio utile per avvicinarsi al mondo dell’olismo e valutarne l’efficacia per il proprio benessere.

Cos’è il reiki e perché è nato?

Il reiki è una disciplina olistica, fatta di teoria e di pratica. Le discipline olistiche sono dei metodi che lavorano considerando la totalità degli aspetti di un individuo (olistico deriva dal greco olos che vuol dire “tutto”). Il reiki è nato circa un secolo fa in Giappone dal monaco Mikao Usui, che si è interrogato sulla funzione dell’energia che ci circonda e della quale tutto è composto. “La parola reiki – racconta Paola Malaguti, operatrice olistica e Reiki Master – è la descrizione della relazione tra l’energia che compone l’universo (rei) in interazione con l’energia che muove ogni essere vivente sul pianeta (ki)”. Usui ha messo a segno il metodo Reiki Ryoho per aiutare le persone a divenire sempre più consapevoli di sé a partire dalla presenza e dall’ascolto delle manifestazioni percepite inizialmente a livello fisico e successivamente su piani più sottili.

Come si pratica

Molti descrivono le sessioni di reiki come un tocco leggero di energia sul corpo. La pratica può essere rivolta verso sé stessi in autotrattamento o nei confronti degli altri e le tecniche sono molteplici: trattamenti che prevedono l’uso delle mani posizionate in diversi punti del corpo (spesso nei centri energetici – chakra), altri che si basano sullo sguardo, altri ancora semplicemente sull’intenzione. È questa infatti a sostenere sempre la pratica nel veicolare l’energia per il massimo bene della persona trattata, qualunque esso sia. L’operatore non trasferisce la propria energia, ma si mette a disposizione quale mezzo per lasciar fluire il reiki e favorire processi di riequilibrio.

Il reiki come strumento complementare alle cure convenzionali

Sono numerose le ricerche realizzate negli ultimi anni per indagare gli effetti di reiki anche in ambito sanitario, quale strumento a sostegno di percorsi di cura canonici.

La cura della sofferenza mentale

Le evidenze scientifiche dell’uso del reiki a supporto dei percorsi terapeutici per persone con sofferenza mentale sono state analizzate in uno studio del 2021 pubblicato nella rivista brasiliana di assistenza infermieristica REBEn. Da questo è emerso che la pratica del reiki ha portato benefici nella cura di stress, ansia, sintomi depressivi, sollievo dal dolore e miglioramenti della qualità della vita, con la conclusione che lo sviluppo delle competenze degli infermieri e di altri professionisti sanitari nell’uso del reiki possa contribuire ad elevare gli standard di qualità delle cure. Altre analisi sono in corso per validare l’uso di questi metodi in tali contesti.

Reiki e placebo a confronto

Nel 2017 una pubblicazione del Journal of Evidence-Based Complementary & Alternative Medicine ha evidenziato il potenziale di questa disciplina come metodo complementare alle tecniche mediche e terapeutiche tradizionali. Partendo dall’esame degli studi clinici disponibili sul reiki sono state valutate le prove che questo fornisca più di un semplice effetto placebo, dimostrandosi, come affermato nell’articolo, “una terapia complementare sicura e delicata che attiva il sistema nervoso parasimpatico per contribuire alla guarigione di corpo e mente. Ha il potenziale per un uso più ampio nella gestione delle condizioni di salute croniche e possibilmente nel recupero postoperatorio”. Lo studio specifica che sono necessarie ulteriori ricerche per aiutare a ottimizzare l’applicazione del reiki e per esaminare i benefici di trattamenti prolungati.

L’importanza di guardare all’essere umano nella sua interezza

L’obiettivo primario che si prefiggono le discipline olistiche è quello di stimolare le persone a divenire sempre più consapevoli della complessità che ci appartiene. “Sono percorsi che portano a prendere coscienza che siamo un corpo fisico che deve nutrirsi, coprirsi e soddisfare i bisogni di base – continua Paola Malaguti – ma anche una mente pensante che deve coadiuvare questo corpo senza stressarlo e una spiritualità in costante divenire; insomma, esseri umani con uno scopo nella vita: stare bene e vivere in armonia con sé e con gli altri”.

Far dialogare tra loro il piano scientifico e quello olistico può portare a una maggiore consapevolezza dei benefici intrinseci di entrambi. “Il motivo di crisi così acute nella nostra contemporaneità – sostiene Malaguti – è la non ammissibilità e non accettazione di visioni diverse dalle proprie. Evolvere significa mettersi a confronto e crescere entrambi”.

Leggi anche:

Translational Music: una melodia che genera benessere

Epigenetica. Siamo più dei nostri geni

Condividi su:
Giulia Angelon

Giulia Angelon

Mi piace esplorare l’esistenza, osservandone i misteri e sperimentando la forza creatrice che genera l'atto di comunicare quando nasce dall’ascolto e dal dialogo. Per BuoneNotizie.it scrivo di benessere e innovazione in chiave culturale, imparando l’arte di esserci nelle cose con intensa leggerezza.

Riscopri anche tu il piacere di informarti!

Il tuo supporto aiuta a proteggere la nostra indipendenza consentendoci di continuare a fare un giornalismo di qualità aperto a tutti.

Sostienici