Biologicamente, chi siamo? Per lo più la tendenza è quella di credere che siamo il nostro corpo fisico. In realtà c’è molto di più: siamo campi di energia. La maggior parte di noi è cresciuta credendo di non poter sfuggire ai propri geni, a un destino scritto nel nostro DNA. L’epigenetica ci racconta oggi qualcosa di molto diverso.

Cos’è l’epigenetica?

Iniziamo con una distinzione: la genetica studia la struttura del DNA, l’epigenetica indaga il modo in cui i geni si esprimono, potremmo dire quando e quanto sono “accesi” o “spenti” e come poi le nostre cellule leggono effettivamente quei geni. Questa disciplina si riferisce a tutto ciò che cambia l’effetto di un gene senza modificare l’effettiva sequenza del DNA.

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Thomas Jenuwein, scienziato tedesco esperto in materia, ha scritto che “la differenza tra genetica ed epigenetica può essere paragonata alla differenza che passa fra leggere e scrivere un libro”. Una volta scritto, il testo (i geni) sarà identico in tutte le copie, ogni lettore potrà, tuttavia interpretare la trama in base alle proprie percezioni. Analogamente, l’epigenetica permette interpretazioni diverse di un modello fisso (il libro o il codice genetico) e può dare luogo a diverse letture.

“Epi” significa sopra, come epi-dermide, ovvero sopra il derma, epigenetica indica ciò che sta sopra, oltre la genetica. Ma cosa c’è sopra la genetica e perché saperlo è così essenziale per il nostro benessere e per l’evoluzione stessa? Siamo stati portati a credere di essere “vittime” dei nostri geni e di non avere nessuna possibilità di orientare le nostre vite anche da un punto di vista biologico.

Questo è illusorio, tanto quanto la convinzione che esista la materia ad ogni livello fisico. Esiste certo, nella dimensione della fisica macroscopica, ma se scendiamo nel dettaglio e ci inoltriamo nei meandri del mondo atomico e subatomico, praticamente tutto sembra essere energia.

Cosa c’è oltre ai nostri geni?

Oltre ai nostri geni ci sono l’ambiente, gli stili di vita, l’alimentazione, le sostanze con cui veniamo in contatto e che respiriamo, ma anche le nostre relazioni, la nostra mente, i nostri pensieri, e le nostre emozioni. I geni sono profondamente influenzati dall’ambiente nel quale siamo immersi e costituiscono il modello fisso per la costituzione dei mattoncini che formano il nostro corpo. Come affermato dal Professor Steve Cole della UCLA School of Medicine:

Siamo gli architetti della nostra esperienza e la nostra esperienza soggettiva (credenze e convinzioni) ha più potere della nostra situazione oggettiva (realtà).

In termini concreti, quello che sentiamo, come lo percepiamo e come la nostra mente lo interpreta, influenza la nostra biologia: i nostri geni si attivano o restano spenti e questo può favorire l’insorgenza di malattie o la permanenza di uno stato di salute. L’ambiente e tutto ciò che abbiamo visto rientrare in questa definizione costituisce una potenzialità immensa per orientare la nostra risposta epigenetica. Moltissimo quindi è nelle nostre mani.

Gemelli diversi, la percezione conta

Non sono i geni a renderci quello che siamo, ma l’espressione genica e questa varia a seconda della vita che viviamo. Negli anni sono stati fatti diversi studi sui gemelli omozigoti, ossia con lo stesso patrimonio genetico: è stato osservato come, pur crescendo nel medesimo ambiente e ricevendo gli stessi stimoli e informazioni dall’esterno, ma avendone percezioni completamente diverse, questi presentassero poi differenze anche molto profonde nella suscettibilità alle malattie.

Ognuno di noi ha un sentire, un bagaglio di credenze e una mente che legge l’ambiente attraverso le proprie esperienze e interpretazioni: è questa percezione che invia i segnali che controllano la nostra genetica, spostandoci quindi sul piano dell’epigenetica.

Epigenetica: tutto è reversibile e trasformabile

Cambiando stile di vita e lavorando sul proprio sentire, è possibile generare nuovi risultati a livello epigenetico, modificando anche in maniera radicale il proprio stato, in meglio o in peggio. Gran parte della scelta è nelle nostre mani. I cambiamenti epigenetici, tra l’altro, non impattano solo sulle nostre vite.

Il meccanismo di “ereditarietà epigenetica transgenerazionale”, ossia il vedere l’effetto di un cambiamento epigenetico sulle generazioni successive, infatti, ha evidenziato come tali modificazioni si tramandino influenzando la salute della progenie a venire.

Il professor Steve Cole ha spesso sottolineato come nel passato abbiamo considerato i nostri corpi in termini di strutture biologiche stabili che vivono nel mondo ma sono fondamentalmente separate da esso. Quello che gli scienziati stanno imparando dai processi molecolari invece, è che siamo molto più fluidi di quanto pensiamo, e il mondo ci passa attraverso.

Richard Conn Henry, professore di fisica e astronomia presso la John Hopkins University nel suo studio “The mental universe” pubblicato nella prestigiosa rivista Nature nel 2005 scrive che “l’Universo ha una natura mentale. Non abbiamo idea di cosa questo implichi, ma – il bello è che è vero. Al di là dell’acquisizione di questa percezione, la fisica non può più aiutare”. Un’affermazione profondamente rivoluzionaria che avrà fatto sobbalzare molti studiosi legati a una visione materialistica.

Conn Henry sostiene inoltre che “chi ha imparato ad accettare che non esiste nulla se non le osservazioni, è molto più avanti dei colleghi che inciampano nella fisica sperando di scoprire cosa sono le cose. L’universo è immateriale: mentale e spirituale. Vivi e divertiti“. Un invito da cogliere alla lettera, consci che la vita si può costruire consapevolmente, una scelta dopo l’altra.

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Giulia Angelon

Giulia Angelon

Mi piace esplorare l’esistenza, osservandone i misteri e sperimentando la forza creatrice che genera l'atto di comunicare quando nasce dall’ascolto e dal dialogo. Per BuoneNotizie.it scrivo di benessere e innovazione in chiave culturale, imparando l’arte di esserci nelle cose con intensa leggerezza.

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