Oggi chi soffre del morbo di Parkinson, una malattia neurodegenerativa, trova nella pratica della musicoterapia un valido sostegno nell’alleviare il disagio della sua condizione. Non a caso, la musicoterapia è riconosciuta in molti Paesi come professione sanitaria e vanta una vasta gamma di ambiti applicativi.

Che cos’è la musicoterapia

La musicoterapia è una disciplina che prevede l’utilizzo della musica come strumento educativo e riabilitativo, per promuovere il benessere della persona nella sua complessità.

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Questa pratica viene realizzata da un musicoterapeuta qualificato che si rivolge a un singolo paziente o a un piccolo gruppo di persone. In questo modo, il professionista riesce a realizzare attività capaci di sviluppare o consolidare le abilità fisiche, sociali, emozionali, mentali e cognitive dei pazienti. La musica, attraverso il linguaggio non-verbale, dà la possibilità alla persona malata di esternare e percepire le proprie emozioni e di comunicare i propri stati d’animo, favorendo così un processo di apertura verso il mondo esterno.

Esistono fondamentalmente due modalità di approccio alla musicoterapia:

  • musicoterapia attiva: avviene tramite la produzione diretta di suoni da parte del paziente, insieme al terapeuta, utilizzando la voce, gli strumenti musicali oppure oggetti comuni
  • musicoterapia recettiva: si basa sull’ascolto di brani scelti opportunamente dal musicoterapeuta per il paziente. Il loro ascolto è capace di toccare in profondità alcune corde suscitando emozioni intense e ricordi.

Musicoterapia e Parkison: le recenti scoperte scientifiche

Sono ormai moltissimi gli studi condotti sugli effetti della musica sul cervello umano. Ad esempio, da una ricerca condotta su 435 coppie di gemelli è emerso che suonare uno strumento musicale allontana la demenza. Lo spiega in un’intervista dell’ANSA pubblicata lo scorso agosto, Alice Mado Proverbio, docente all’Università di Milano-Bicocca e autrice del libro “Neuroscienze cognitive della musica”. “I risultati dell’indagine hanno dimostrato che, a prescindere dal sesso, dalla salute o dalla forma fisica degli individui, il fatto di suonare uno strumento musicale comporta una riduzione della probabilità di sviluppare una demenza senile” afferma l’esperta. Inoltre “la musica conforta il paziente, ne migliora l’umore e stimola la memoria autobiografica, facendo riaffiorare ricordi personali e rafforzandone l’identità“.

Un’altra ricerca condotta dal gruppo della School of Medicine dell’Università del Colorado dimostra come la musicoterapia sia in grado di lenire gli effetti del morbo di Parkinson sulle capacità motorie. In particolare, consente a chi soffre di questa malattia di ritrovare il senso dell’equilibrio e un passo simmetrico. Accanto alla musicoterapia, gli specialisti consigliano ai malati di Parkinson anche un buon supporto psicologico, lo sport e alcune regole di alimentazione. Questi semplici interventi aiutano i pazienti a mantenersi attivi e soprattutto a ritardare il peggioramento dei sintomi.

Alcuni laboratori di musicoterapia per malati di Parkison

In Italia esistono diverse associazioni che utilizzano la musicoterapia come opportunità di confronto e di aggregazione per le persone con Parkinson, al fine di combattere l’isolamento che spesso consegue alla malattia.

Nel 2014 è stato istituito un laboratorio rivolto alle persone affette dal morbo di Parkinson, in collaborazione con l’Associazione “Gruppo Estense Parkinson” ONLUS. Esso offre, come è spiegato dal relativo sito internet, “un percorso di sostegno alle capacità di utilizzo della voce attraverso strumenti e metodologie piacevoli, efficaci e strutturate in un contesto di gruppo. L’uso della musica ascoltata e la produzione congiunta di quest’ultima consente la riattivazione delle funzioni psicofisiche, il mantenimento delle abilità cognitive e il contenimento dei sintomi depressivi“.

Interessante è anche l’iniziativa dell’associazione Pisa Parkinson, che, oltre a “fare opera di sensibilizzazione e di diffusione della conoscenza della malattia di Parkinson“, si pone una serie di obiettivi altrettanto importanti, con lo scopo di migliorare la vita dei pazienti e, di conseguenza, anche quella dei loro familiari.

“La musica è il più potente farmaco non chimico”

(Oliver Sacks)

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Giulia De Giacinto

Giulia De Giacinto. Appassionata di Motorsport, in particolare di Formula 1; mi piace raccontare le sue connessioni con la sostenibilità e storie di grande ispirazione. Attualmente scrivo per BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista. Aspirante pubblicista, scrivo per BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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